PAPA RATZINGER E IL MONDO DELLA MAGIA E DELL’OCCULTO  

Nel discorrere della delicata tematica dei rapporti tra massoneria, satanismo, esoterismo ed occultimo, occorre far riferimento ad alcune dichiarazioni rilasciate diversi anni fa dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger, il futuro Papa Benedetto XVI, che ha spiegato in modo attento il mondo della magia:” La magia rappresenta  l’uso di forze apparentemente misteriose per aver un dominio sulla realtà fisica e anche psicologica. Il tentativo, cioè, di strumentalizza­re le potenze soprannaturali per il proprio uso. Con la magia si esce dal campo della razionalità e dell’utilizzo delle forze fisiche insegnate dalla scienza. Si cerca – e a volte anche si trova – un modo di impadronirsi della realtà con forze sco­nosciute. Può essere in molti casi una truffa, ma può anche darsi che con elementi che si sottrag­gono alla razionalità si possa entrare in un certo dominio della realtà. Vediamo intanto l’origine più profonda delle superstizioni, della magia e dell’occultismo per capire meglio la condanna nei loro confronti. Direi che ci sono due elementi: da una parte nel­l’uomo, creato a immagine di Dio, esiste la sete del divino. L’uomo non può limitarsi al finito, all’empirico: avrà sempre il desiderio di allargare la prospettiva del suo essere e di entrare nella sfera divina, di uscire dalla pura realtà fisica e toccare una realtà più profonda. Questo deside­rio, di per sé innato nell’uomo – immagine di Dio – è smarrito perché sembra troppo difficile anda­re realmente alla ricerca di Dio, elevarsi lasciarsi elevare dall’Amore Divino e arrivare così a un vero incontro con il Dio personale che mi ha creato e mi ama. Allora accade un po’ come nel mondo umano: le avventure passeggere sono più facili di un amore profondo, di una vita. E così come in questa vita umana un amore fedele, un vero amore, che va fino alle profondità del nostro essere, esige un impegno ben diverso dalle facili avventure, così anche le realtà spirituali esigono un impegno profondo, una fedeltà, una disciplina interiore, l’umiltà di impostare la propria vita alla sequela di Dio. Allora l’uomo cerca le cose più facili, un esperimento immediato della profondità dell’es­sere.  Possiamo anche dire che qui si verifica una dot­trina fondamentale della Chiesa, cioè che nel­l’uomo da una parte troviamo la natura creata da Dio, dall’altra anche questa tendenza opposta: lo smarrimento e il peccato originale che lo devia­no dalla sua origine e trasformano in una carica­tura il suo desiderio innato di amare Dio e di entrare nell’unione con Lui. Ecco, questa secon­da tendenza si realizza nel cercare un cammino più facile, un contatto più immediato e soprattut­to un modo per non sottomettersi all’amore e al potere divino. Allora l’uomo comincia a farsi dominatore della realtà sfruttando questa presun­ta possibilità del suo essere. E ciò mi pare una profonda inversione e perversione della relazio­ne più profonda del nostro essere: invece di ado­rare Dio, di sottomettersi a Dio, l’uomo intende farsi dominatore della realtà usando queste potenze occulte, e si sente il vero dominatore. E la tendenza che troviamo nel capitolo 3 della Genesi: io stesso divento Dio e ho il potere divi­no e non mi sottometto alla realtà. ‘Ma il ser­pente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrec­ciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (Genesi 3, 4-7)”.  Io direi che senza il demonio, che provo­ca questa perversione della creazione, non sarebbe possibile tutto questo mondo dell’occul­tismo e della magia. Entra in gioco un elemento che va oltre le realtà della ragione e le realtà riconoscibili con la scienza unita a una ragione sincera. Si offre un elemento apparentemente divino, cioè delle forze che possono prestare dei successi, esperienze che appaiono come sopran­naturali e spesso come divine. Sono invece una parodia del divino. Poteri, ma poteri di caduta, che in realtà sono ironie contro Dio.

Pope Benedict XVI (C) holds the cross as he leads the Way of the Cross on Good Friday on April 2, 2010 at Rome's Colosseum.   AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Pope Benedict XVI (C) holds the cross as he leads the Way of the Cross on Good Friday on April 2, 2010 at Rome’s Colosseum. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Il nome del diavolo nella sacra Scrittura, «padre della menzogna», diventa comprensibile in modo nuovo se consideriamo tutti questi feno­meni, perché qui troviamo realmente la menzo­gna nella sua purezza totale.  L’uomo si fa dominatore del mondo sfruttan­do ciò che appare come Dio e quindi usa il pote­re per dominare il mondo in se stesso, entrando così in una menzogna radicale. Questa menzo­gna appare in un primo momento come un allar­gamento del potere, delle esperienze, come una cosa bellissima: io divento Dio. Ma alla fine la menzogna è sempre una realtà che distrugge. Vivere nella menzogna vuol dire vivere contro la realtà e quindi vivere nell’autodistruzione. In questo senso possiamo vedere due aspetti di questa proibizione. Da una parte, semplicemen­te, le pratiche occulte e magiche sono da esclu­dere perché pervertono la realtà, sono menzogne nel senso più profondo. Il secondo aspetto, quel­lo morale dopo quello ontologico, è che, oppo­ste alla verità, esse sono distruttive e distruggono l’essere umano cominciando dal suo nucleo. Il tranello viene teso con cose promettenti, con un’esperienza di potere, di gioia, di soddisfazio­ne. Ma poi una persona entra in una rete demo­niaca che diventa poco tempo dopo molto più forte di lui. Non è più l’uomo il padrone di casa. Poniamo che una persona entri a fare parte di una setta o di un gruppo magico. Diventerà schiavo non solo del gruppo, il che sarebbe già gravissimo, dato che queste sette possono aliena­re totalmente una persona. Ma sarà schiavo della realtà che sta dietro il gruppo, cioè una realtà realmente diabolica. E così va verso una autodistruzione sempre più profonda, peggiore di quella della droga. Il mago, nel suo orien­tamento personale, è arrivato alla menzogna. Poi, diventa naturale usare tutti i modi concreti per esprimere e fare agire la menzogna. Naturalmente il sincretismo (spiegazione: Sincretismo può essere considerata qualsiasi tendenza a conciliare elementi culturali, filosofici, o religiosi eterogenei appartenenti a due o più culture o dottrine diverse.) è uno degli elemen­ti fondamentali del mondo magico e occultista, che si serve delle religioni, e soprattutto degli elementi cristiani, pervertendoli sia allo scopo di attirare la gente e rendersi credibile, sia anche nella speranza di usare la forza nascosta della realtà cristiana. Lo vediamo negli Atti degli Apostoli con Simone mago, che vorrebbe com­prare la forza degli apostoli. «Simone, vedendo che lo spirito veniva conferito con l’imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: ‘Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo’. Ma Pietro gli rispose: ‘ll tuo dena­ro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio. Non v’è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Pentiti dunque di questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero. Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci di ini­quità’» (Atti 8, 18-23). Se ascolto la Parola del Signore, con la mano nella mano del Signore, mi lascio guidare dall’amore di Cristo, mi inserisco nella grande comunione della Chiesa, andando insie­me con la Chiesa sulla strada di Cristo. Ben diverso è se io comincio a entrare nella realtà grave dell’occultismo. I due atteggiamenti sono dall’inizio profondamente diversi. Capire questa distinzione è una decisione fondamentale del­l’uomo, è il passo iniziale del cammino della fede. Pensiamo al rito del Battesimo, dove abbia­mo da una parte il “sì” al Signore e alla sua legge, e dall’altra il “no” a Satana. In tempi passati ci si voltava verso l’oriente per dire “sì” al Signore e alla sua legge, e verso l’occidente per dire “no” alle seduzioni del diavolo. Con questo rito, nato in tempi in cui, come acca­de oggi, la Chiesa era circondata e attaccata dalle pratiche occulte, si capisce la diversità inconciliabile di questi due comportamenti. Io dico “sì” al cammino del Signore e questo impli­ca che dica il mio “no” alle pratiche magiche. Dobbiamo rinnovare in senso molto concreto e realistico questa duplice decisione. Dire “sì” a Cristo implica che non posso “servire due padroni”, come dice il Signore stesso, e se dico “sì” al Signore non posso nello stesso momento dire “sì” a questi poteri nascosti, ma devo dire: “No, non accetto la seduzione del dia­volo”. E forse, in occasione del rinnovamento dei voti bat­tesimali che facciamo prima della Pasqua, si dovrebbe spiegare che ciò che pronunciamo non è un antico rituale, ma una decisione importante per la nostra vita oggi, un atto concreto e realistico. Se uno è entrato in ciò che il Signore chiama “peccato contro lo Spirito Santo”, corre avversione a Dio e maledizione dello Spirito di Dio, pervertendo il suo spirito, aprendolo all’azione del demonio, qui si realizza forse quello che il Signore indica come il punto del non-ritomo. Ma da parte nostra non possiamo giudicare que­sto. Noi dobbiamo dire sempre: c’è la speranza di conversione. Naturalmente, se uno è entrato in questo mondo, una conversione radicale diventa necessaria, ed è una conversione che si fa sempre più difficile, realizzabile solo con l’aiuto forte dello Spirito Santo implorato dalla Comunità della Chiesa che intende aiutare que­ste persone a tornare a Dio. Quindi dobbiamo sempre avere la speranza, e fare il possibile per implorare il perdono di Dio e per illuminare queste persone e renderle aperte a una conversione profonda. Occorre poi la espulsione del demonio. Un rito la cui importanza, per un certo tempo, non è stata più capita dai cristiani, ma che ora riceve di nuovo un senso e un significato molto concreto. Perché si tratta di liberare le persone dal demo­nio che, a causa del contatto con la magia e l’oc­cultismo, si è realmente impossessato di loro. Sono quindi necessari gli esorcismi”.

di Gianluca Martone