Papa Paolo VI: “Dobbiamo avere il desiderio di Dio”

Pochi giorni fa, il 6 agosto, è ricorso l’anniversario della morte di Papa Paolo VI. Per l’occasione il quotidiano d’informazione cristiano ‘Avvenire’ ha voluto condividere uno scritto inedito del Santo Padre in cui Paolo VI parla di Dio in rapporto con la concezione umana. Si tratta di un testo breve, ma efficace in cui si possono notare concetti tipici della religione e della fede concentrati in poche parole.

Il testo, conservato in una cartella di testi vari, è senza data, non autografato, ed è intitolato semplicemente ‘Dio’. Per la forma che assume il testo sin dalle prime righe però è chiaro che il soggetto della speculazione teologica non è il Signore, bensì l’uomo, la cui vita assume significato solo dopo che è entrato in contatto con lui. Ecco, dunque, che nelle prime righe si legge: “Dio Desiderio comune delle nostre povere anime, tormentate dai problemi religiosi propri della mentalità moderna, sarebbe duplice: 1) avere di Dio qualche esperienza diretta; se non vederlo, capirlo; se non capirlo, sentirlo: sitivit in Te anima mea…in terra deserta et inaquosa…; 2) avere di Dio qualche segno miracoloso, qualche indizio prodigioso della sua azione onnipotente o della sua amorosa assistenza”.

Papa Montini si sofferma dunque sul “Desiderio umano” di matrice Agostiniana che caratterizza ognuno di noi. Quel desiderio di Dio, dice Paolo VI, può essere soddisfatto in due modi: il primo avendo un esperienza diretta, il secondo avendo un’esperienza indiretta (segni, indizi). Questa prima parte di testo, dunque, fa gola a chi accusava il Papa di modernismo (la ricerca del Dio interiore) e di estrinsecismo (ovvero la ricerca di correlazioni e prove). Eppure il prosieguo del testo smentisce chi voleva il pontefice lontano dall’idea cristiana di Dio.

Lo scritto, infatti, vuole essere una guida a chi non ha ancora percepito la presenza di Dio in maniera corretta. La risposta che il Papa da ai due desideri è puramente teologica e profondamente cattolica: “L’amore del prossimo e poi l’amore di Dio possono dare qualche felice e sufficiente risposta al primo desiderio: chi ama sente, chi ama sa, chi ama gode di Dio; per via di amore si può avere quella certezza nuova che rende sicura e fidente l’anima, lieta di camminare nell’ombra della notte presente verso la luce futura. La parola di Cristo placa il secondo desiderio, chiedendo un atto profondo di fede: beati coloro che avranno creduto senza aver visto”.

La lettera si conclude con una frase che rimanda alle verità del Vangelo e che mostra la fede nelle parole e nelle azioni di Cristo come l’unica via per incontrarsi con quel Dio che ci viene sempre incontro: “E questa adesione alla parola di Cristo conforta il pensiero a guardare con occhio ammirato le cose note per esperienza naturale e per conoscenza normale; e a trovarle tutte immensamente eloquenti e indicative, probative anzi, del Dio vivo, nascosto e presente”.