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Discorsi del Papa

Il Papa non possiamo dirci Cristiani se emarginiamo i disabili

La nostra posizione deve essere chiara: le persone con disabilità vanno aiutate, più di altre, a superare ogni ostacolo che la vita propone loro.

Sono essi i membri più deboli della nostra società cristiana e a loro dobbiamo particolare attenzione.

Al Convegno “La catechesi e le persone con disabilità”, lo ribadisce anche Papa Francesco: “Nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento all’incontro con Gesù.”.

“La Chiesa non può essere “afona” o “stonata”, nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi, per mancanza di attenzione e di sostegno. Questo vale ancora di più per la responsabilità che possiede nella generazione e nella formazione alla vita cristiana.”.

E noi cristiani non possiamo proprio correre il rischio di predicare bene e razzolare male, ma, con ogni nostra risorsa, dovremmo cercare di sensibilizzarci all’amore disinteressato verso il prossimo, specialmente se in solitudine o in estrema difficoltà.

Dice ancora il Santo Padre: “Conosciamo il grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità. La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria. Eppure, a livello culturale permangono ancora espressioni che ledono la dignità di queste persone, per il prevalere di una falsa concezione della vita. Una visione spesso narcisistica e utilitaristica porta, purtroppo, non pochi a considerare come marginali le persone con disabilità, senza cogliere in esse la multiforme ricchezza umana e spirituale. E’ ancora troppo forte nella mentalità comune un atteggiamento di rifiuto di questa condizione, come se essa impedisse di essere felici e di realizzare sé stessi. Lo prova la tendenza eugenetica a sopprimere i nascituri che presentano qualche forma di imperfezione.”. 

Il Papa chiama “cultura dello scarto” quella che oggi si sta diffondendo e che fa dell’apparenza, del benessere fisico, della perfetta forma del corpo il suo scopo ultimo e irrinunciabile.

“Tutti conosciamo tante persone che, con le loro fragilità, anche gravi, hanno trovato, pur con fatica, la strada di una vita buona e ricca di significato. Come d’altra parte conosciamo persone apparentemente perfette e disperate! D’altronde, è un pericoloso inganno pensare di essere invulnerabili.”. 

La malattia, quella personale come quella dei nostri cari, può arrivare a minare la vita di tutti, in qualunque momento, perciò ognuno dovrebbe far propria la condizione di vita dell’altro, a cui si deve rispetto e vicinanza: “La risposta è l’amore: non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso. Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura. Questo – lo sappiamo – vale per tutti, ma le persone più fragili ne sono come la prova. La fede è una grande compagna di vita quando ci consente di toccare con mano la presenza di un Padre che non lascia mai sole le sue creature, in nessuna condizione della loro vita. Non possono mancare nella comunità le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità. Specialmente la Liturgia domenicale dovrà saperle includere, perché l’incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita.”.

 

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