Papa Francesco visita la comunità di Sant’Egidio: “Partiamo dalle periferie per unire il mondo”

Papa Francesco visita la comunità di Sant'Egidio: "Partiamo dalle periferie per unire il mondo"
(Websource/Archivio)

La visita di papa Francesco alla comunità di Sant’Egidio era stato salutata da monsignor Gnavi con grande emozione. Questo, infatti, aveva dichiarato: “Ricevere Papa Francesco a Santa Maria in Trastevere vuol dire far brillare la Parola di Dio che ci ha guidati. Siamo accompagnati dalla sua sollecitudine pastorale e di chi l’ha preceduto come vescovo di Roma”. Aggiungendo in seguito come la visita avrebbe tracciato le linee guida per un futuro all’insegna della divulgazione del Vangelo dal basso, esattamente come la comunità di Sant’Egidio è riuscita a fare prima con le periferie di Roma e poi nel resto d’Italia.

Le aspettative e le speranze di monsignor Gnavi non sono state tradire, il pontefice ha detto di volere costruire un ponte tra le comunità di tutto il mondo, un ponte che è possibile solo attraverso la luce portata dal Vangelo. Papa Francesco ha aggiunto che tale obbiettivo può essere raggiunto solo partendo dal basso, sebbene il mondo odierno sia globalizzato ed interconnesso. Proprio la globalizzazione è il punto dal quale è cominciata la disamina del Santo Padre: “Il nostro tempo conosce grandi paure di fronte alle vaste dimensioni della globalizzazione. E le paure si concentrano spesso su chi è straniero, diverso da noi, povero, come se fosse un nemico. E allora ci si difende da queste persone, credendo di preservare quello che abbiamo o quello che siamo. L’atmosfera di paura può contagiare anche i cristiani”.

Secondo il Santo Padre, sarebbe proprio la globalizzazione ad aver fatto riaffiorare i sentimenti di paura e odio nei confronti del diverso. Proprio in questo contesto deve subentrare l’operato della Chiesa, poiché, ribadisce papa Francesco, sebbene ci sia formalmente un’unità globale questa non viene percepita da tutta la popolazione: “Per tanta gente, specialmente poveri, si sono alzati nuovi muri. Il futuro del mondo globale è vivere insieme: questo ideale richiede l’impegno di costruire ponti, tenere aperto il dialogo, continuare a incontrarsi”. Il compito della Chiesa in questo contesto di paura è quello di costruire ponti, favorire il dialogo e rendere possibile quell’unità globale che per il momento è solo teorizzata: “L’audacia non è il coraggio di un giorno, ma la pazienza di una missione quotidiana nella città e nel mondo. È la missione di ritessere pazientemente il tessuto umano delle periferie, che la violenza e l’impoverimento hanno lacerato; di comunicare il Vangelo attraverso l’amicizia personale”.

Luca Scapatello