Papa Francesco: tutti tentati da fastidio per migranti, ma vediamoli “fratelli”

Schermata 2016-06-15 alle 17.39.37

Tutti abbiamo la “tentazione” di provare fastidio nei confronti di profughi e rifugiati. Anche il Papa. Lo ha detto egli stesso in Piazza San Pietro all’udienza generale dedicata al tema: “La misericordia è luce”. L’indifferenza e l’ostilità, ha sottolineato, “rendono ciechi e sordi”: Francesco ha esortato ad avere “la sensibilità e il desiderio” di venire incontro a chi ha bisogno: seguendo Cristo, ha aggiunto, possiamo porre “al centro” della nostra strada “colui che ne era escluso”. Il servizio di Giada Aquilino:

La tentazione del fastidio
Indifferenza, ostilità, fastidio nei confronti di “tante persone che, anche oggi, si trovano emarginate a causa di uno svantaggio fisico o di altro genere”. Papa Francesco osserva le nostre società in cui, nota, possiamo incontrare “uomini che, per diverse cause, sono stati spinti ai margini sociali” e “spesso senza parole” gridano “la salvezza, l’aiuto, un po’ di interesse, di compassione, un gesto di solidarietà e di inclusione nella vita della società”. Da Piazza San Pietro invita quindi ad un esame di coscienza sui nostri atteggiamenti nei confronti dei bisognosi, dei malati, degli affamati, ma anche dei profughi e dei rifugiati. Commentando il brano evangelico di Gesù che ridona la vista al cieco di Gerico, invita a riflettere sulla folla che non provava compassione per lui:

“Quante volte noi, quando vediamo tanta gente nella strada – gente bisognosa, ammalata, che non ha da mangiare – sentiamo fastidio. Quante volte, quando ci troviamo davanti a tanti profughi e rifugiati, sentiamo fastidio. È una tentazione che tutti noi abbiamo. Tutti, anch’io”!

Indifferenza e ostilità diventano aggressione e insulto
Il Papa esorta ad avere “la sensibilità e il desiderio” di venire incontro a chi ha bisogno. La Parola di Dio – prosegue – “ci insegna” a capire che l’indifferenza e l’ostilità “rendono ciechi e sordi”, impediscono “di vedere i fratelli” e di riconoscere “in essi il Signore”.

“A volte questa indifferenza e ostilità diventano anche aggressione e insulto: ‘ma cacciateli via tutti questi!’, ‘metteteli in un’altra parte’! Quest’aggressione è quello che faceva la gente quando il cieco gridava: ‘ma tu vai via, dai, non parlare, non gridare’”.

Gesù dona la salvezza
D’altra parte, quando passa Gesù – come a Gerico – c’è sempre “liberazione” e “salvezza”. Al cieco, che Lo cerca, Lo invoca, che vede “con gli occhi della fede” e così la sua supplica ha una “potente efficacia”, di fatto Cristo annuncia “la sua Pasqua”: si ferma e lo pone al centro dell’attenzione:

“Pensiamo anche noi, quando siamo stati in situazioni brutte, anche situazioni di peccato, com’è stato proprio Gesù a prenderci per mano e a toglierci dal margine della strada e donarci la salvezza”.

L’invito a seguire Cristo
In tal modo, Gesù “obbliga” tutti a prendere coscienza che “il buon annuncio implica porre al centro della propria strada colui che ne era escluso”: il passaggio del Signore – spiega il Papa – è un “incontro di misericordia che tutti unisce intorno a Lui” per permettere di riconoscere chi ha bisogno “di aiuto e di consolazione”:

“Anche nella nostra vita Gesù passa; e quando passa Gesù, e io me ne accorgo, è un invito ad avvicinarmi a Lui, a essere più buono, a essere un cristiano migliore, a seguire Gesù”.

La nostra strada: da mendicanti a discepoli
Al cieco, Cristo chiede cosa desideri: si fa dunque – nota Francesco – “servo dell’uomo peccatore”. E il cieco, che Lo chiama “Signore”, “il titolo che la Chiesa fin dagli inizi applica a Gesù Risorto”, chiede di poter vedere. Il suo desiderio viene esaudito: ha mostrato la sua fede invocando Gesù e volendo assolutamente incontrarlo e questo, aggiunge, “gli ha portato in dono la salvezza”. Così “si sente amato da Gesù” e comincia a seguirlo, “si fa discepolo”:

“Da mendicante a discepolo, anche questa è la nostra strada: tutti noi siamo mendicanti, tutti. Abbiamo bisogno sempre di salvezza. E tutti noi, tutti i giorni, dobbiamo fare questo passo: da mendicanti a discepoli”.

La misericordia su tutti
Ciò che è accaduto al cieco, aggiunge, fa sì che anche la gente finalmente veda, perché Gesù “effonde la sua misericordia su tutti coloro che incontra”: li chiama, li fa venire da sé, li raduna, li guarisce e li illumina”, creando un nuovo popolo che celebra “le meraviglie del suo amore misericordioso”:

“Lasciamoci anche noi chiamare da Gesù, e lasciamoci guarire da Gesù, perdonare da Gesù, e andiamo dietro Gesù lodando Dio”.

I saluti
Al termine dell’udienza, un saluto particolare il Papa lo rivolge tra gli altri ai fedeli provenienti dalla Siria e a una sessantina di ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Airola. Tra i presenti in piazza, anche un centinaio di pellegrini provenienti dalla Cina.

fonte: radiovaticana