Clamoroso:Papa Francesco sconvolge tutti e Risponde a Socci…..

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Nessuno ha ripreso la notizia, eppure la riteniamo importante. Un segno del grande spessore umano di questo Pontefice, capace di testimoniare l’essenza del cristianesimo con i suoi gesti, le sue azioni. Più che con le parole.

L’ultima grande testimonianza di Papa Francesco è stata rispondere al giornalista di Libero, Antonio Socci, suo noto denigratore. Socci gli ha inviato una copia del suo ultimo libro con lettera allegata e il Papa ha risposto, di suo pugno, con parole d’affetto, benedicendolo, addirittura ringraziandolo per le sue critiche.

Un’iniziativa che riempie di ammirazione se pensiamo che ogni giorno, da due anni a questa parte, Antonio Socci riserva a lui le più demenziali critiche anticlericali. Ecco solo le più recenti: «Bergoglio è un “sinistrino” che vuole trasformare la Chiesa in succursale di “Repubblica” e di Greenpeace e rottamare la dottrina e la tradizione» (Libero, 07/02/16); «Bergoglio rosica di brutto per il successo del Family Day perché detesta questo popolo immenso che si è radunato in difesa della famiglia» (Libero, 31/01/16); «Bergoglio prova ostilità per noi cattolici, fedeli al Magistero di sempre della Chiesa» (Lo Straniero, 31/01/16); «Una forte incidenza dei cattolici nella vita pubblica di fatto sarebbe una sconfessione della linea “argentina” di Bergoglio, che punta a ridurre i cattolici all’insignificanza e a renderli subalterni alle correnti del “politically correct”» (Libero, 29/01/16); «Bergoglio disprezza i cristiani, specie i più eroici» (Libero, 12/11/15); «Bergoglio quando sente parlare di Eucarestia si rabbuia, preferisce sempre altri impegni quando si tratta di star lontani dall’Eucarestia» (Facebook, 12/02/16);

E ancora: «Bergoglio preferisce gli orrori del comunismo al consumismo» (Facebook, 06/02/16); «Bergoglio imperversa dentro e fuori del Sinodo cercando di influenzarlo, condizionarlo e teleguidarlo in tutti i modi, interviene a gamba tesa per bastonare i cattolici e spingere il Sinodo verso i dissolutori. Lo fa dall’esterno con gli aggressivi comizi di santa Marta» (Facebook, 07/10/15); «Da quando è arrivato in Vaticano Bergoglio ha trasformato la Santa Sede: non più la roccia di difesa della fede cattolica ma una macchina di esaltazione e di propaganda del mito planetario Giorgio Mario Bergoglio» (Libero, 10/01/16); «Bergoglio si comporta come il sovrano di uno stato teocratico che non riconosce né il diritto della libera stampa, né le garanzie processuali tipiche del diritto internazionale» (Libero, 26/11/15); «Bergoglio preferisce lo sputtanamento pubblico e generalizzato di tutti perché vuole vendicarsi di essere stato messo in minoranza in ben due Sinodi e non aver potuto imporre – per ora – le sue riforme eterodosse. Così adesso la fa pagare al mondo ecclesiastico» (Lo straniero, 20/11/15).

Ecco, di fronte a tutto questo il Santo Padre cosa fa? Si arrabbia? Lo liquida come un mitomane, un personaggio delirante? Nient’affatto, prende carta e penna e gli scrive: «Ho ricevuto il suo libro e la lettera che lo accompagnava. Grazie tante per questo gesto. Il Signore la ricompensi. Ho cominciato a leggerlo e sono sicuro che tante delle cose riportate mi faranno molto bene. In realtà, anche le critiche ci aiutano a camminare sulla retta via del Signore. La ringrazio davvero tanto per le sue preghiere e quelle della sua famiglia. Le prometto che pregherò per tutti voi chiedendo al Signore di benedirvi e alla Madonna di custodirvi. Suo fratello e servitore nel Signore, Francesco». Una grande testimonianza.

Papa Francesco non è comunque nuovo a queste iniziative, nel novembre 2013 aveva telefonato anche al compianto Mario Palmaro, anche lui critico verso il suo pontificato. Antonio Socci, ai tempi, difendeva Francesco, scrivendo: «mi spiace per Gnocchi e Palmaro, ma un cattolico non può irridere il Papa o accusarlo di eresia con la leggerezza di un articoletto di giornale» (quello che inizierà a fare lui stesso su Libero poco tempo dopo, irridendo come bergoglionate i suoi discorsi). Anche in quel caso, invece, il Papa scelse di chiamare Palmaro, facendogli sentire la sua vicinanza: «aveva compreso che quelle critiche erano state fatte con amore e come fosse importante, per lui, riceverle», spiegò commosso il noto bioeticista, deceduto nel marzo 2014.

E’ un Pontefice che, quando può, va lui incontro a chi è lontano, a chi si sta allontanando, gli tende una mano, anzi lo abbraccia, gli scalda il cuore. Ed è fuori di dubbio che Antonio Socci si trovi oggi in un periodo difficile della sua vita, un lungo momento di crisi personale. Lo scrive lui stesso: «Ho buttato alle ortiche quello che il mondo definisce “prestigio”, costruito in decenni di lavoro, per diventare un reietto nel mondo cattolico, che è la mia casa. Diventato di colpo un “appestato”, in questi due anni ho fatto indigestione di insulti. Quelli più frequenti sono stati i seguenti: “sei un indemoniato” e “sei impazzito”».

Ma è Socci ad essersi isolato, a rimanere incastrato nelle sue profezie apocalittiche, nel suo catastrofismo, nel suo personaggio ideologicamente anti-bergogliano. I suoi articoli sono un continuo ammonimento all’«ombra apocalittica», alla «minaccia atomica planetaria», all’«autodistruzione dell’umanità», all’«esplosione globale», agli «scenari apocalittici» (già detto?). E’ difficile per molti cattolici (definiti da lui “papolatri” perché seguono il Papa senza trovare motivi di critica) accettare di veder strumentalizzati i santi e i beati, dei quali Socci estrapola citazioni per contrapporli a Francesco. Una grave ingiustizia verso la loro memoria e di certo non sono contenti nel vedersi usati come bastone contro il successore di Pietro e come strumento per scandalizzare la fede dei lettori. Sul Foglio Maurizio Crippa, dopo aver definito “fantasy allucinogeno” e “panzana sedevacantista” il suo libro sul Papa, ha criticato Socci proprio per l’uso strumentale perfino di don Luigi Giussani, che dice essere suo padre spirituale, «soprattutto per scagliarlo come un’arma contro il Papa. Giussani non l’avrebbe mai fatto né permesso, e questa è una porcata inaccettabile». Lo stesso comportamento il giornalista di Libero lo attua con i predecessori del Papa, soprattutto Benedetto XVI, senza mai aver avuto il coraggio di pubblicare le parole di pieno e spontaneo sostegno che più volte il Papa emerito ha rivolto a Francesco.

Anzi, prima di entrare in crisi, fu lo stesso Socci a scrivere: «Questi sedicenti ratzingeriani dimenticano che papa Benedetto ha proclamato fin dall’inizio la sua affettuosa sequela al nuovo papa. Se non si crede questo, come ci si può dire cattolici?». Era lui stesso, quindi, a voler isolare i “sedicenti ratzingeriani” che contrapponevano Francesco al suo predecessore, dubitando addirittura della loro fede cattolica. Lo stesso che è capitato anche a lui quando, poco tempo dopo, ha iniziato a comportarsi nello stesso modo che prima veementemente criticava. Addirittura definì “fondamentalisti” coloro che denigravano il Pontefice credendo alle parole che Eugenio Scalfari gli ha attribuito nei suoi articoli su Repubblica: «Il fondamentalista non riflette su come quella frase sia stata veramente detta dal Papa e magari su com’è stata capita e riportata da Scalfari, non coglie la circostanza colloquiale, né il fatto che Bergoglio parla in una lingua che non è la sua e che non padroneggia alla perfezione. Infine tutto andrebbe valutato alla luce del vero e costante magistero ufficiale di papa Francesco». Oggi il suo cavallo di battaglia sono proprio le parole che Scalfari ha messo in bocca a Francesco, quindi nel 2013 si è dato del “fondamentalista” da solo.

Tornando alla lettera ricevuta, purtroppo è stata già usata dal giornalista di Libero come vanto personale: «Oggi però le parole che Francesco mi ha scritto fanno giustizia di mesi e mesi di insulti». Il Papa ha ringraziato Socci, così come l’amato Papa emerito, Benedetto XVI, ringraziò Piergiorgio Odifreddi nella lettera che inviò di suo pugno al matematico ateo. Queste lettere non fanno giustizia né a Socci, né a Odifreddi, i due Pontefici non riconoscono come vere le accuse che vengono loro rivolte. Al contrario, fanno giustizia alla grande umanità cristiana di questi due Papi, che dimostrano la loro libertà e non hanno remore nel porgere l’altra guancia ai loro frenetici accusatori. Un grande esempio «di umiltà e di paternità», come infatti scrive giustamente Socci.

Una lezione a tanti cattolici, noi compresi, che guardano ormai indifferenti verso Antonio Socci, relegandolo ad una “scheggia impazzita”. Invece no, sbagliano e sbagliamo! Papa Francesco ci ha insegnato che un fratello ferito, in difficoltà, confuso, va comunque abbracciato, va rincuorato e da lui bisogna trarre anche quel poco di utile che certamente c’è, ringraziandolo per questo. Una lezione di umiltà. La stessa che servirà tanto anche a Socci, quelle del Papa «sono parole che non lasciano indifferenti», ha infatti scritto. Speriamo davvero che servano a frenare il suo imponente orgoglio che lo ha portato a convincersi davvero di essere il custode della Santa dottrina contro il “partito di Bergoglio”, quello che vorrebbe far affondare la Chiesa. Combattendo il suo stesso popolo pur di affermare se stesso stesso, i suoi libri e le sue idee su come dovrebbero comportarsi vescovi, cardinali, il Vaticano e il Santo Padre. Ed invece, come ci ha detto il card. Camillo Ruini, «bisogna essere ciechi per non vedere l’enorme bene che papa Francesco sta facendo alla Chiesa».

Questa lettera, inviata a Socci, è uno dei tanti esempi.

Il Papa scrive ad Antonio Socci: l’abbraccio di Francesco ad un fratello in difficoltà