Papa Francesco: ricchi che sfruttano lavoratori sono sanguisughe, è peccato mortale

Schermata 2016-05-19 alle 12.04.26

Sfruttare la gente sul lavoro per arricchirsi è come essere delle sanguisughe, è peccato mortale: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti:

Ricchi che succhiano il sangue dei poveri
La prima lettura del giorno, tratta dalla lettera di San  Giacomo, è un forte monito ai ricchi che accumulano denaro sfruttando la gente. “Le ricchezze in se stesse sono buone” – spiega il Papa – ma sono “relative, non sono una cosa assoluta”. Sbagliano, infatti, quelli che seguono la cosiddetta “teologia della prosperità”, secondo la quale “Dio ti fa vedere che tu sei giusto se ti dà tante ricchezze”. Il problema è non attaccare il cuore alle ricchezze, perché – sottolinea il Papa – “non si può servire Dio e le ricchezze”. Queste possono diventare “catene” che tolgono “la libertà di seguire Gesù”. “Ecco – dice San Giacomo – il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre e che voi non avete pagato grida e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente”:

“Quando le ricchezze si fanno con lo sfruttamento della gente, quei ricchi che sfruttano, sfruttano il lavoro della gente e quella povera gente diviene schiava. Ma pensiamo a oggi, pensiamo qui: ma in tutto il mondo accade lo stesso. ‘Voglio lavorare’ – ‘Bene: ti fanno un contratto. Da settembre a giugno’. Senza possibilità di pensione, senza assicurazione sanitaria … A giugno lo sospendono e luglio e agosto deve mangiare aria. E a settembre te lo ridanno. Questi che fanno questo sono vere sanguisughe e vivono dei salassi del sangue della gente che rendono schiavi del lavoro”.

Lo sfruttamento sul lavoro è peccato mortale
Papa Francesco ricorda quanto gli ha detto una ragazza che aveva trovato un lavoro da 11 ore al giorno a 650 euro in nero. E le hanno detto: “Se ti piace, prendilo, se no, vattene. Ce ne sono altri”, dietro di te c’è la coda! Questi ricchi – osserva – “ingrassano in ricchezze” e l’apostolo dice: “Vi siete ingrassati per il giorno della strage”. “Il sangue di tutta questa gente che avete succhiato” e di cui “avete vissuto, è un grido al Signore, è un grido di giustizia. Lo sfruttamento della gente – afferma ancora il Papa – “oggi è una vera schiavitù”. “Noi – dice – pensavamo che gli schiavi non esistessero più: esistono. E’ vero, la gente non va a prenderli in Africa per venderli in America: no. Ma è nelle nostre città. E ci sono questi trafficanti, questi che trattano la gente con il lavoro senza giustizia”:

“Ieri, nell’udienza, abbiamo meditato sul ricco Epulone e Lazzaro. Ma, questo ricco era nel suo mondo, non si accorgeva che dall’altra parte della porta della sua casa c’era qualcuno che aveva fame. Ma questo è peggio. Quel ricco, almeno, non se ne accorgeva e lasciava che l’altro morisse di fame. Ma questo è peggio: questo è affamare la gente con il loro lavoro per il mio profitto! Vivere del sangue della gente. E questo è peccato mortale. E’ peccato mortale. E ci vuole tanta penitenza, tanta restituzione per convertirsi di questo peccato”.

Il funerale dell’avaro
Il Papa ricorda la morte di un uomo avaro con la gente che scherzava: “Il funerale è stato rovinato” – dicevano – “non avevano potuto chiudere la bara”, perché “voleva prendere con sé tutto quello che aveva, e non poteva”. “Nessuno può portare con sé le proprie ricchezze”. Papa Francesco conclude:

“Pensiamo a questo dramma di oggi: lo sfruttamento della gente, il sangue di questa gente che diventa  schiava, i trafficanti di gente e non solo quelli che trafficano le prostitute e i bambini per il lavoro minorile, ma quel traffico più – diciamo – ‘civilizzato’: ‘Io ti pago fino a qua, senza vacanze, senza assicurazione sanitaria, senza … tutto in nero … Ma io divengo ricco!’. Che il Signore ci faccia capire oggi quella semplicità che Gesù ci dice nel Vangelo di oggi: è più importante un bicchiere d’acqua in nome di Cristo che tutte le ricchezze accumulate con lo sfruttamento della gente”.

fonte: radiovaticana