Papa Francesco: quello appena iniziato non è periodo per Cristiani “seduti e “da salotto”

Schermata 2015-03-30 alle 15.38.01

“La Settimana Santa è il tempo che più ci chiama a stare vicino a Gesù: l’amicizia si vede nella prova”. È il messaggio, contenuto in un tweet, che Papa Francesco ha voluto lanciare alla Chiesa all’inizio del periodo che la porterà nel cuore del Triduo pasquale. Nel suo servizio, Alessandro De Carolis ricorda gli appuntamenti principali della Settimana Santa e alcune riflessioni dedicate dal Papa alla Passione di Cristo:

Se siamo amici di Gesù, questi sono i giorni in cui dimostrarglielo. Il modo di intendere la vita cristiana di Francesco è senza fronzoli e lo è anche il suo tweet che apre la Settimana Santa. Quello appena iniziato non è periodo per cristiani “seduti” e da “salotto”. Sono i giorni dell’umiltà e dell’umiliazione, aveva detto ieri il Papa alla Messa delle Palme, e si capiscono solo scendendo con Gesù giù, in fondo, dove vivono quelli che contano zero, perché questo ha scelto per sé l’Uomo Dio, il rango di servo, dalla stalla che lo ha accolto a Betlemme alla Croce che lo ha atteso sul Calvario. È la precisa “eredità” che ci ha lasciato Lui che è Dio, aveva commentato il Papa il Giovedì Santo dello scorso anno: essere “servitori gli uni degli altri”.

L’ora del Servo
E Francesco, fratello affettuoso di esclusi e poveri, sarà ancora il primo dei servi umili, stavolta delle detenute e dei detenuti di Rebibbia alla Messa in “Coena Domini” del 2 aprile, inginocchiato davanti ai loro piedi e con un asciugamano trasformato in “paramento”. Gesù “ha fatto questa strada per amore”, aveva ripetuto lavando i piedi di 12 disabili lo scorso anno, “anche voi dovete amarvi ed essere servitori e nell’amore”.

Male assoluto, Amore assoluto
Poche ore e l’umiltà del Maestro che lava i piedi ai discepoli diventerà l’umiliazione del Dio tradito, spogliato, schernito, malmenato, inchiodato. Il sacrificio che da duemila anni sfida la logica di ogni generazione di credenti, e bussa al loro cuore, sarà per due volte al centro del Venerdì Santo, alle 17 con la celebrazione della Passione in San Pietro e alle 21.15 con la Via Crucis al Colosseo. È la contemplazione della vittoria in un fallimento: “Nella Croce vediamo la mostruosità dell’uomo, quando si lascia guidare dal male; ma vediamo – aveva detto Francesco lo scorso anno al Colosseo – anche l’immensità della misericordia di Dio che non ci tratta secondo i nostri peccati, ma secondo la sua misericordia”.

“L’ha fatto per me”
Poi sarà il silenzio oscuro del sabato, la morte come una cenere sotto la quale cova già la luce della Risurrezione. Il simbolo della nuova luce sarà il fuoco che Francesco benedirà nell’atrio di San Pietro e che idealmente accenderà la Basilica all’inizio della Veglia pasquale, che proseguirà, dalle 20.30 in avanti, con la Liturgia della Parola, quella battesimale e quella eucaristica. Il culmine il giorno dopo, in Piazza San Pietro, alle 10.15 per la Messa solenne e la Benedizione “Urbi et Orbi” dalla loggia centrale della Baslica. Ma prima di arrivarvi, all’udienza generale dell’ultimo Mercoledì Santo, il Papa suggeriva di coltivare un pensiero: “In questa settimana pensiamo tanto al dolore di Gesù e diciamo a noi stessi: ‘E questo è per me. Anche se io fossi stato l’unica persona nel mondo, Lui l’avrebbe fatto. L’ha fatto per me’. E baciamo il Crocifisso e diciamo: ‘Per me. Grazie Gesù. Per me’”.