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Discorsi del Papa

Papa Francesco: il perdono in famiglia anzitutto

Papa Francesco parla del perdono, soprattutto in famiglia, come di un dono da custodire, perché nessun membro perda il senso dell’unione e dell’amore vicendevole.
Mentre attendiamo che i vari incontri sulla famiglia diano buon esito e suscitino il naturale sentimento di unione e di rispetto, che dovrebbe caratterizzare ogni genitore, ogni figlio, benedetti da Cristo, ricordiamo le splendide parole che Papa Francesco usò per parlare proprio della primaria e basilare cellula della società:

“Non esiste una famiglia perfetta. Non abbiamo genitori perfetti, non siamo perfetti, non sposiamo una persona perfetta, non abbiamo figli perfetti. Abbiamo lamentele da parte di altri. Ci siamo delusi l’un l’altro. Pertanto, non esiste un matrimonio sano o una famiglia sana, senza l’esercizio del perdono. Il perdono è vitale per la nostra salute emotiva e per la nostra sopravvivenza spirituale. Senza perdono la famiglia diventa un’arena di conflitto e una ridotta di punizioni”.

Papa Francesco incita al perdono vicendevole

Il perdono, importante per ogni persona che voglia superare il proprio limite umano, oltrepassando rancori e inimicizie, puntando a ripulirsi delle angosce quotidiane, per rendersi sempre più simile al Cristo misericordioso, è fondamentale anche in famiglia, dove non mancano certo le occasioni e i pretesti per offendersi, anche involontariamente.

A volte, infatti, -succede ai figli, succede ai genitori- il sentimento d’amore che ci lega agli altri diventa difficile da gestire e sfocia in imposizioni, pretese, orgoglio, per la paura di perdere l’altro, di perderne l’affetto.

Dice il Papa: “Senza perdono, la famiglia si ammala. Il perdono è l’asepsi dell’anima, la pulizia della mente e l’alforria del cuore. Colui che non perdona non ha pace nell’anima o comunione con Dio. Il dolore è un veleno che intossica e uccide. Mantenere il dolore nel cuore è un gesto autodistruttivo. È l’autofagia. Colui che non perdona diventa fisicamente, emotivamente e spiritualmente malato”.

E questo lo sperimentiamo ogni giorno. Sappiamo bene, infatti, che lasciare in sospeso le questioni di “diatriba familiare” non fa altro che alimentare un sentimento di inadeguatezza, di sofferenza che ci fa sentire incompresi proprio dalle persone care, che vorremmo più vicine a noi.

“Ed è per questo che la famiglia ha bisogno di essere un luogo di vita e non di morte; il territorio della cura e non della malattia; lo scenario del perdono e non la colpa. Il perdono porta gioia dove il dolore produce tristezza, in cui il dolore ha causato la malattia”.

Antonella Sanicanti

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