Come un urlo, l’appello di Papa Francesco alla salvaguardia del creato e alla conseguente lotta alla fame.
Con l’ Enciclica Laudato Si’, con le udienze a favore di Campagne come quella organizzata da Caritas Internationalis, con video messaggi, o discorsi alla FAO (ricordiamo quello del 2014 nella sede di Roma dell’Organizzazione) Francesco non fa sconti e richiama potenti del mondo e cittadini comuni, alle proprie responsabilità:
“L’impegno di ciascun Paese ad aumentare il proprio livello di nutrizione, a migliorare l’attività agricola e le condizioni delle popolazioni rurali, si concretizza nel dare impulso al settore agricolo, nell’incremento della produzione e nell’attivare un’efficace distribuzione degli alimenti. Ma questo non basta. Infatti, tali obiettivi richiedono di considerare ogni giorno che il diritto di ogni persona ad essere liberata dalla povertà e dalla fame dipende dal dovere dell’intera famiglia umana di venire concretamente in soccorso di quanti sono nel bisogno”.
I dati sono spaventosi e le ultime statistiche fornite dal WFP – World Food Programme – il Programma Alimentare Mondiale – parlano di 795 milioni di persone che nel mondo non hanno abbastanza da mangiare e di 150 milioni di affamati in meno sulla terra se solo le donne avessero lo stesso accesso degli uomini alle risorse,
Volendo poi “seguire” in senso stretto la cronaca più attuale, basta volgere lo sguardo allo Yemen (da due anni in guerra civile) dove si sta consumando“la più grande crisi umanitaria odierna”, come dichiarato dal direttore generale della Fao, José Graziano da Silva intervenuto lo scorso luglio, in videoconferenza da Ginevra, alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
A questo punto, la domanda che rimane è una sola, per quanto banale: cosa impedisce a La Sfida Fame Zero, l’iniziativa lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e ad altri progetti nati con l’obiettivo di debellare la fame nel mondo, di raggiungere il successo?
Per Gianni Bonini, delegato italiano del Ciheam, Centre international de hautes études agronomiques méditerranéennes, la fame è usata cinicamente come mezzo, o meglio, come arma di ricatto per gestire interessi economici ed equilibri geopollitici.
fonte: radiovaticana
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