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Papa Francesco: è Gesù e non la ricchezza che dà la vera gioia

Non può esistere un cristiano senza gioia. E’ quanto affermato da Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che, anche nelle sofferenze della vita, il cristiano sa affidarsi a Gesù e vivere con speranza. Dal Pontefice, poi, un nuovo richiamo a non lasciarsi dominare dalla ricchezza che alla fine porta solo tristezza. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Il cristiano vive nella gioia e nello stupore grazie alla Risurrezione di Gesù Cristo. Commentando la Prima Lettera di San Pietro Apostolo, Francesco ha sottolineato che, anche se siamo afflitti dalle prove, non ci sarà mai tolta la gioia “di quello che Dio ha fatto in noi”, “ci ha rigenerati in Cristo e ci ha dato una speranza”.

La carta d’identità del cristiano è la gioia del Vangelo
Noi, ha osservato, “possiamo andare” verso “quella speranza”, che “i primi cristiani dipingevano come un’ancora in cielo”. Noi, ha detto ancora, “prendiamo la corda e andiamo lì”, verso “quella speranza” che ci dona gioia:

“Un cristiano è un uomo e una donna di gioia, un uomo e una donna con gioia nel cuore. Non esiste un cristiano senza gioia! ‘Ma, Padre, io ne ho visti tanti!’ – ‘Non sono cristiani! Dicono di esserlo, ma non lo sono! Gli manca qualcosa’. La carta di identità del cristiano è la gioia, la gioia del Vangelo, la gioia di essere stati eletti da Gesù, salvati da Gesù, rigenerati da Gesù; la gioia di quella speranza che Gesù ci aspetta, la gioia che – anche nelle croci e nelle sofferenze di questa vita – si esprime in un altro modo, che è la pace nella sicurezza che Gesù ci accompagna, è con noi”.

“Il cristiano – ha soggiunto – fa crescere questa gioia con la fiducia in Dio. Dio si ricorda sempre della sua alleanza”. E a sua volta, “il cristiano sa che Dio lo ricorda, che Dio lo ama, che Dio lo accompagna, che Dio lo aspetta. E questa è la gioia”.

E’ un male servire la ricchezza, alla fine ci rende tristi
Francesco ha così rivolto l’attenzione al passo del Vangelo odierno che narra l’incontro tra Gesù e il giovane ricco. Un uomo, ha detto, che “non è stato capace di aprire il cuore alla gioia e ha scelto la tristezza”, “perché possedeva molti beni”:

“Era attaccato ai beni! Gesù ci aveva detto che non si può servire due padroni: o servi il Signore o servi le ricchezze. Le ricchezze non sono cattive in se stesse: ma servire la ricchezza è quella la cattiveria. Il poveretto se ne è andato triste… ‘Egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato’. Quando nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità, nelle nostre istituzioni troviamo gente che si dice cristiana e vuole essere cristiana ma è triste, qualcosa succede lì che non va. E dobbiamo aiutarli a trovare Gesù, a togliere quella tristezza, perché possa gioire del Vangelo, possa avere questa gioia che è propria del Vangelo”.

Si è così soffermato sulla “gioia e lo stupore”. “Lo stupore buono – ha detto il Papa – davanti alla rivelazione, davanti all’amore di Dio, davanti alle emozioni dello Spirito Santo”. Il cristiano “è un uomo, una donna di stupore”. Una parola, ha rilevato, che torna oggi alla fine, “quando Gesù spiega agli Apostoli che quel ragazzo tanto bravo non è riuscito a seguirlo, perché era attaccato alle ricchezze”. Chi può essere salvato, si chiedono dunque gli Apostoli? A loro il Signore risponde: “Impossibile agli uomini”, “ma non a Dio!”.

Non cercare la felicità in cose che alla fine rattristano
La gioia cristiana, dunque, “lo stupore della gioia, l’essere salvati dal vivere attaccati ad altre cose, alle mondanità – le tante mondanità che ci staccano da Gesù – soltanto si può con la forza di Dio, con la forza dello Spirito Santo”:

“Chiediamo oggi al Signore che ci dia lo stupore davanti a Lui, davanti a tante ricchezze spirituali che ci ha dato; e con questo stupore ci dia la gioia, la gioia della nostra vita e di vivere in pace nel cuore le tante difficoltà; e ci protegga dal cercare la felicità in tante cose che alla fine ci rattristano: promettono tanto, ma non ci daranno niente! Ricordatevi bene: un cristiano è un uomo e una donna di gioia, di gioia nel Signore; un uomo e una donna di stupore”.

fonte: radiovaticana

Emanuele

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