Un anno in missione: la richiesta del Papa per i Diplomatici della Santa Sede

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:30

Fare il diplomatico della Santa sede non è facile: per questo, Papa Francesco ha chiesto un sacrificio a coloro che si affacciano a questo delicato compito.

papa francesco amore
photo Getty Images

“Chiedo un anno di missione per i futuri diplomatici”: la novità introdotta e spiegata direttamente da Papa Francesco.

Papa Francesco: un cambiamento per i futuri diplomatici

Ancora cambiamenti vengono introdotti dal Santo Padre per i futuri membri del corpo Diplomatico della Santa Sede. Papa Francesco lo aveva anche annunciato al termine del Sinodo sull’Amazzonia e, adesso, ciò sta per concretizzarsi.

Esprimo il desiderio che i sacerdoti che si preparano al Servizio diplomatico della Santa Sede dedichino un anno della loro formazione all’impegno missionario presso una Diocesi” – così Francesco ha scritto in una lettera, nella quale spiega anche il motivo di ciò, indirizzata alla Pontificia Accademia Ecclesiastica.

“Un anno di impegno missionario”

Sono convinto che una tale esperienza potrà essere utile a tutti i giovani che si preparano o iniziano il servizio sacerdotale. In modo particolare a coloro che in futuro saranno chiamati a collaborare con i Rappresentanti pontifici. Chiedo al Presidente di questa Pontificia Accademia di attuare questo mio desiderio” – ha scritto il Papa.

In un mondo assetato di evangelizzazione, desideroso di scoprire e riscoprire la Parola di Dio, ogni sacerdote e, in particolare, ogni diplomatico, prima di diventar tale, ha bisogno di affacciarsi e guardare il mondo della Chiesa in ogni sua sfaccettatura. Specie verso le zone più povere del pianeta.

Papa Francesco: “Annunciate il regno di Dio a tutte le genti”

Vi mando ad annunciare il regno di Dio” disse Gesù agli Apostoli, poco prima della discesa dello Spirito Santo (LC 9, 1). A tutte le genti, disse. Quindi la richiesta del Santo Padre si presenta in piena sintonia con le parole di Gesù: “Sono certo che, superate le iniziali preoccupazioni, l’esperienza missionaria che si vuole promuovere tornerà utile non soltanto ai giovani accademici, ma anche alle singole Chiese con cui questi collaboreranno”.

Preghiamo anche noi affinchè la missione affidata a questi giovani sia davvero costruttiva, non solo per i loro studi, ma anche forza che fortifica e tempra la loro anima ed il loro cuore, per svolgere al meglio un servizio a Dio ed alla sua Chiesa.

ROSALIA GIGLIANO

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