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Papa Francesco: custodire l’ambiente è un’opera di misericordia

Ascoltare il grido della Terra, ascoltare il grido dei poveri. E’ quanto afferma Papa Francesco nel Messaggio per l’odierna Giornata mondiale di preghiera, di carattere ecumenico, per la cura del Creato, istituita dal Pontefice il 10 agosto scorso. Il Papa sottolinea che è necessaria una conversione ecologica che parta dal riconoscimento dei nostri peccati contro il Creato, quindi propone una “nuova opera di misericordia”: la “cura della casa comune”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

E’ tempo di “cambiare rotta” e proteggere la Terra, nostra “casa comune”. E’ l’appello lanciato da Papa Francesco che, nel suo messaggio per la Giornata del Creato, sottolinea innanzitutto come tutte le comunità cristiane, insieme ad altre religioni, condividano la preoccupazione per il futuro del nostro pianeta.

Tutte le comunità cristiane impegnate in difesa dell’ambiente

Il Papa cita in particolare l’impegno del Patriarca ecumenico Bartolomeo, quindi, ribadisce lo stretto legame tra “le sofferenze che affliggono i poveri e la devastazione dell’ambente”. Ecco perché, riprende, “dobbiamo essere uniti nel dimostrare misericordia verso la nostra casa comune”. E avverte che “non possiamo arrenderci” al degrado dell’ambiente, spesso provocato dai nostri “comportamenti irresponsabili ed egoistici”. Francesco indica in particolare l’aggravarsi del riscaldamento del globo e rammenta che “i cambiamenti climatici contribuiscono anche alla straziante crisi dei migranti forzati”.

Quando maltrattiamo la terra, maltrattiamo anche i poveri
“Quando maltrattiamo la natura – scrive il Papa – maltrattiamo anche gli esseri umani”. Francesco evidenzia dunque che gli atti di distruzione della nostra casa comune sono dei peccati contro Dio e contro noi stessi. Di qui l’invito del Papa a riconoscere i nostri “peccati contro il Creato” perché solo così potremo “compiere passi concreti sulla strada della conversione ecologica, che richiede una chiara presa di coscienza della nostra responsabilità”. Esame di coscienza e pentimento, dunque, chiede il Papa e rammenta che anche nell’Anno Giubilare del 2000 San Giovanni Paolo II aveva invitato i cattolici a “fare ammenda” per tanti peccati compiuti nella storia. Un invito, afferma Papa Francesco, che fa proprio anche per questo Giubileo della Misericordia. Dobbiamo pentirci, ribadisce, per il male “che stiamo facendo” alla Terra.

Una nuova opera di misericordia: curare la casa comune

Non solo, Francesco propone la “cura della casa comune” come una “nuova opera di misericordia” da aggiungere ai due “tradizionali elenchi di sette opere di misericordia”. Come opera di misericordia spirituale, spiega, la cura della casa comune richiede la “contemplazione riconoscente del mondo”, mentre come “opera di misericordia corporale” richiede i “semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo”. Guardando all’attualità internazionale, il Papa chiede di “cambiare rotta”, di non credere che i nostri “sforzi siano troppo piccoli per migliorare il mondo”.

No a economia dominata dal profitto, impegnarsi per bene comune
Quindi, chiede di cambiare lo stile di vita, nella convinzione che “l’economia e la politica, la società e la cultura non possono essere dominate da una mentalità del breve termine e dalla ricerca di un immediato ritorno finanziario o elettorale”. Esse, ammonisce, devono essere urgentemente riorientate verso il bene comune che “comprende la sostenibilità e la cura del creato”. Un caso concreto, si legge nel Messaggio, è quello del “debito ecologico tra il Nord e il Sud del mondo” che richiede un reale sostegno ai Paesi più poveri per “promuovere lo sviluppo sostenibile”. Il Papa non manca infine di elogiare l’Accordo di Parigi sul clima e l’approvazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. E tuttavia, afferma, non solo i governi dovranno rispettare questi Accordi ma anche i cittadini dovranno “esigere che questo avvenga, anzi che si miri a obiettivi sempre più ambiziosi”.

fonte: radiovaticana

Emanuele

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