Papa Francesco: convivenza tra ricchezza e miseria è scandalo e vergogna

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La convivenza tra ricchezza e miseria, in Africa e non solo, è “uno scandalo”. Questa la riflessione di Papa Francesco all’udienza generale in Piazza San Pietro, a pochi giorni dalla conclusione del suo viaggio apostolico in Kenia, Uganda e Repubblica Centrafricana. A colpire il Pontefice, tra l’altro, la testimonianza offerta dai missionari e dai giovani africani. Il servizio di Giada Aquilino:

Convivenza ricchezza-miseria: uno scandalo
Nel “cuore dell’Africa” la convivenza tra ricchezza e miseria è tangibile. Lo ha sperimentato in prima persona Papa Francesco, nel viaggio appena conclusosi che lo ha portato in Kenia, Uganda e Repubblica Centrafricana:

“Questo è uno scandalo! Non solo in Africa: anche qui. Dappertutto. La convivenza tra ricchezza e miseria è uno scandalo, è una vergogna per l’umanità”.

Missionari: una esistenza per il Signore e per la vita
Ripercorrendo il proprio pellegrinaggio, all’udienza generale il Pontefice sceglie di soffermarsi in particolare su missionari e giovani. A proposito del Centrafrica, ultima tappa, ma – precisa – “in realtà la prima” nelle sue intenzioni, parla di “uomini e donne” che hanno lasciato “la patria da giovani” e se ne sono andati in quelle terre, scegliendo una vita di “tanto lavoro”, alle volte dormendo addirittura “sulla terra”. Francesco ricorda di aver conosciuto a Bangui una di quei “missionari coraggiosi”, un’anziana suora italiana, di 81 anni: due più di lui, osserva. Dal Papa in Centrafrica è arrivata “in canoa” dal Congo, in compagnia di una bimba che la chiama “nonna”! Si tratta di un’infermiera e un’ostetrica, che ha fatto nascere più di 3.200 bambini:

“Tutta una vita per la vita, per la vita degli altri. E come questa suora, ce ne sono tante, tante: tante suore, tanti preti, tanti religiosi che bruciano la vita per annunciare Gesù Cristo. E’ bello, vedere questo. E’ bello”.

In Europa la natalità sembra un lusso
Quindi una riflessione sui giovani:

“Ce ne sono pochi, perché la natalità è un lusso, sembra, in Europa: natalità 0, natalità 1% … Ma mi rivolgo ai giovani: pensate cosa fate della vostra vita”.

Missionarietà non è fare proselitismo
L’invito del Papa è a prendere esempio da questa suora e da “tante come lei, che hanno dato la vita” per la missione, a volte anche perdendola:

“La missionarietà non è fare proselitismo, perché mi diceva questa suora che le donne musulmane vanno da loro perché sanno che le suore sono infermiere brave che le curano bene e non fanno la catechesi per convertirle! Testimonianza. Poi, a chi vuole, fanno la catechesi. Ma ‘testimonianza’: questa è la grande missionarietà eroica della Chiesa”.

Appello ai giovani: non escludete possibilità di diventare missionari
Quindi annunciare “Gesù Cristo con la propria vita”: questa l’esortazione ad ogni ragazzo:

“E’ il momento di pensare e chiedere al Signore che ti faccia sentire la sua volontà. Ma non escludere, per favore, questa possibilità di diventare missionario, per portare l’amore, l’umanità, la fede in altri Paesi. Non per fare proselitismo: no. Quello lo fanno quelli che cercano un’altra cosa. La fede si predica prima con la testimonianza e poi con la parola. Lentamente”.

Speranze per il futuro del Centrafrica
Le speranze del Papa sono per il futuro del Centrafrica, un “Paese che soffre tanto”, che sta cercando di “uscire da un periodo molto difficile, di conflitti violenti e tanta sofferenza nella popolazione”. Francesco ha voluto aprire proprio là, a Bangui, la prima Porta Santa del Giubileo della Misericordia, come segno – sottolinea – “di fede e di speranza per quel popolo e simbolicamente per tutte le popolazioni africane le più bisognose di riscatto e di conforto”.

“Lasciare alle spalle la guerra, le divisioni, la miseria, e scegliere la pace, la riconciliazione, lo sviluppo. Ma questo presuppone un ‘passaggio’ che avviene nelle coscienze, negli atteggiamenti e nelle intenzioni delle persone”.

A questo livello, ha osservato, è “decisivo” l’apporto delle comunità religiose. Per questo, prosegue, ha incontrato le comunità evangeliche e quella musulmana locali per condividere “la preghiera e l’impegno per la pace”. Ma ha visto anche i sacerdoti e i consacrati, oltre che i giovani, soprattutto alla “meravigliosa” Messa allo stadio di Bangui: più della metà della popolazione della Repubblica Centrafricana – fa notare – ha meno di 18 anni” e ciò costituisce “una promessa per andare avanti”.

Kenia: tutelare il creato
Il pensiero di Francesco va pure al Kenia, simbolo – osserva – della “sfida globale della nostra epoca”, riscontrabile in particolare a Nairobi, quella di “tutelare il creato” riformando il modello di sviluppo “perché sia equo, inclusivo e sostenibile”. Per questo, spiega, ha “incoraggiato a fare tesoro della “ricchezza naturale e spirituale” del Paese, costituita “dalle risorse della terra, dalle nuove generazioni e dai valori che formano la saggezza del popolo”, portando “la parola di speranza di Gesù”, che invita ad essere “saldi nella fede”, senza avere “paura”:

“Una parola che viene vissuta ogni giorno da tante persone umili e semplici, con nobile dignità; una parola testimoniata in modo tragico ed eroico dai giovani dell’Università di Garissa, uccisi il 2 aprile scorso perché cristiani. Il loro sangue è seme di pace e di fraternità per il Kenia, per l’Africa e per il mondo intero”.

Uganda: testimonianza è lievito per società
Quindi la visita in Uganda, a 50 anni dalla canonizzazione dei Martiri di quel Paese, svoltasi nel “fervore della testimonianza animata dallo Spirito Santo”, come nel caso dei catechisti e delle loro famiglie; come per gli esempi di carità, che il Papa racconta di aver “toccato con mano” nella Casa di Nalukolongo; come per i giovani che, “malgrado le difficoltà”, cercano di vivere secondo il Vangelo e non – sottolinea – “secondo il mondo, andando contro-corrente”; come i sacerdoti, i consacrati e le consacrate “che rinnovano giorno per giorno il loro “sì” totale a Cristo e al popolo di Dio:

“Tutta questa multiforme testimonianza, animata dal medesimo Spirito Santo, è lievito per l’intera società, come dimostra l’opera efficace compiuta in Uganda nella lotta all’AIDS e nell’accoglienza dei rifugiati”.

Una varietà di aspetti, dunque, che spinge il Papa a concludere: “Bella l’Africa!”.

In Avvento, più attenzione per chi ha bisogno
Nei saluti finali un pensiero per il Tempo di Avvento, iniziato domenica scorsa:

“Esorto tutti a vivere questo tempo di preparazione alla nascita di Gesù, Volto del Padre misericordioso, nel contesto straordinario del Giubileo, con spirito di carità, maggiore attenzione a chi è nel bisogno, e con momenti di preghiera personale e comunitaria”.

 

 

fonte: radiovaticana