Papa Francesco: i confessori non siano di ostacolo alla misericordia di Dio

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I confessori sono strumenti della misericordia di Dio, non pongano ostacoli a questo dono di salvezza: è quanto ha detto Papa Francesco ai partecipanti al Corso promosso dalla Penitenzieria Apostolica a Roma per aiutare i nuovi sacerdoti ad amministrare bene il Sacramento della Riconciliazione. Il servizio di Sergio Centofanti:

La misericordia – ha affermato Papa Francesco – “è la scelta definitiva di Dio a favore di ogni essere umano per la sua eterna salvezza” e “può gratuitamente raggiungere tutti quelli che la invocano”:

“Infatti la possibilità del perdono è davvero aperta a tutti, anzi è spalancata, come la più grande delle ‘porte sante’, perché coincide con il cuore stesso del Padre, che ama e attende tutti i suoi figli, in modo particolare quelli che hanno sbagliato di più e che sono lontani”.

La misericordia del Padre – ha proseguito – “può raggiungere ogni persona in molti modi: attraverso l’apertura di una coscienza sincera; per mezzo della lettura della Parola di Dio che converte il cuore; mediante un incontro con una sorella o un fratello misericordiosi; nelle esperienze della vita che ci parlano di ferite, di peccato, di perdono e di misericordia”. Ma la “via certa” della misericordia, “percorrendo la quale si passa dalla possibilità alla realtà, dalla speranza alla certezza” è “Gesù, il quale ha «il potere sulla terra di perdonare i peccati» (Lc 5,24) e ha trasmesso questa missione alla Chiesa (cfr Gv 20,21-23). Il Sacramento della Riconciliazione è dunque il luogo privilegiato per fare esperienza della misericordia di Dio e celebrare la festa dell’incontro con il Padre”. Quindi ha aggiunto a braccio:

“Noi dimentichiamo quest’ultimo, con tanta facilità: io vado, chiedo perdono, sento l’abbraccio del perdono e mi dimentico di fare festa. Ma, questa non è dottrina teologica – non c’entra – ma io direi, forzando un po’, che la festa è parte del Sacramento: è come se della penitenza è parte anche la festa che devo fare con il Padre che mi ha perdonato”.

Il Papa ha poi aggiunto:

“Quando, come confessori, ci rechiamo al confessionale per accogliere i fratelli e le sorelle, dobbiamo sempre ricordarci che siamo strumenti della misericordia di Dio per loro; dunque stiamo attenti a non porre ostacolo a questo dono di salvezza! Il confessore è, egli stesso, un peccatore, un uomo sempre bisognoso di perdono; egli per primo non può fare a meno della misericordia di Dio, che lo ha “scelto” e lo ha “costituito” (cfr Gv 15,16) per questo grande compito”.

“Ogni fedele pentito, dopo l’assoluzione del sacerdote – ha osservato – ha la certezza, per fede” che i suoi peccati sono stati cancellati:

“Ha la certezza che i suoi peccati non esistono più! Dio è onnipotente. A me piace pensare che ha una debolezza: una cattiva memoria. Una volta che Lui ti perdona, si dimentica. E questo è grande! I peccati non esistono più, sono stati cancellati dalla divina misericordia. Ogni assoluzione è, in un certo modo, un giubileo del cuore, che rallegra non solo il fedele e la Chiesa, ma soprattutto Dio stesso”.

Il Papa ha sottolineato l’importanza “che il fedele, dopo aver ricevuto il perdono, non si senta più oppresso dalle colpe, ma possa gustare l’opera di Dio che lo ha liberato, vivere in rendimento di grazie, pronto a riparare il male commesso e ad andare incontro ai fratelli con cuore buono e disponibile”.

In questo tempo “segnato dall’individualismo, da tante ferite e dalla tentazione di chiudersi – ha rilevato il Pontefice – è un vero e proprio dono vedere e accompagnare persone che si accostano alla misericordia. Ciò comporta anche, per noi tutti, un obbligo ancora maggiore di coerenza evangelica e di benevolenza paterna; siamo custodi, e mai padroni, sia delle pecore, sia della grazia”.

Papa Francesco, parlando a braccio, si è chiesto: “Cosa faccio se mi trovo in difficoltà e non posso dare l’assoluzione?”:

“Cosa si deve fare? Ma prima di tutto cercare se c’è una strada: tante volte si trova. Secondo: non legarsi soltanto al linguaggio parlato, ma anche al linguaggio dei gesti. C’è gente che non può parlare e con il gesto dice il pentimento, il dolore. E terzo: se non può dare l’assoluzione, parlare come padre: ‘Ma senti, tu, per questo io non posso, ma posso assicurarti che Dio ti ama, che Dio ti aspetta! Preghiamo insieme alla Madonna, perché ti custodisca, e vieni, torna, perché io ti aspetterò come ti aspetta Dio’, e dare la benedizione. Così questa persona esce dal confessionale: ‘Ho trovato un padre e non mi ha bastonato’ … Ma quante volte avete sentito le gente che dice: ‘Io mai mi confesso, perché una volta sono andato e mi ha sgridato’”.

E ha concluso:

“Anche nel caso limite, in cui io non posso assolvere, ma che senta il calore di un padre, eh? Che lo benedici. E semmai torni, torni… Anche che preghi un po’ con lui o con lei. Sempre questo: è il padre lì. E questa è festa pure e Dio sa come perdonare le cose meglio di noi, no? Ma, almeno noi, siamo l’icona del Padre”.

fonte:radiovaticana