Papa Francesco, all’Angelus domenicale, invita tutti noi ad aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo, per permettere allo Spirito Santo di gettare le sue reti.
“Annunciamo il Vangelo a tutte le genti, perché questo è ciò che viene prima di tutto” – ha detto Papa Francesco, esortandoci ad entrare nelle acque paludose delle ideologie.
Papa Francesco, con la recita dell’Angelus, ha chiuso ufficialmente i lavori del Sinodo sull’Amazzonia, e lo fa usando le parole che San Paolo disse poco prima di essere giustiziato: “Annunciare il Vangelo a tutte le genti, perché questo è ciò che viene prima di tutto”.
Nella sua catechesi domenicale, il Pontefice pone una domanda a tutti i fedeli presenti in Piazza San Pietro: “Io cosa posso fare di buono per annunciare il Vangelo? Al Sinodo ce lo siamo chiesti tante volte e, per questo motivo, ci siamo sentiti in dovere di prendere il largo, di uscire da noi stessi, di lasciare i lidi confortevoli e i nostri porti sicuri e di addentrarci in acque profonde. In quel mare aperto dove lo Spirito ci dice di gettare le reti”.
“Dal Sinodo ci è giunto il grido dei poveri e il grido della terra: non possiamo più tacere o girare lo sguardo altrove. Dio, infatti, ascolta la preghiera dell’oppresso. Troppo spesso abbiamo sentito la frase: E’ troppo tardi! Se lo è davvero, ora dobbiamo fare qualcosa” – ha detto Francesco.
Papa Francesco rivolge una preghiera alla Vergine Maria, venerata come Regina dell’Amazzonia: “Lei è diventata, col suo coraggio umile, la madre e la protettrice dei suoi piccoli, la difesa di chi è oppresso. Bisogna sempre acculturarsi, addentrarsi dentro ciò che non si conosce. Non c’è una cultura standard. C’è il Vangelo puro. Rivolgiamoci a Maria che, nella povera casa di Nazareth, si prese cura di Gesù e affidiamo a lei i figli più poveri della nostra casa comune”.
ROSALIA GIGLIANO
Fonte: vaticannews.va
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