Papa Francesco ammonisce: “I nostri desideri hanno a che fare con il Cielo?”

La domanda coinvolge tutta l’esistenza umana, in particolare al momento della morte: quand’è che abbiamo soccorso o accolto Gesù? 

Nelle Letture odierne, suscitano attenzione due parole in particolare: “attesa” e “sorpresa”. Tutta la vita è, in definitiva, l’attesa di un incontro: quello con il Signore.

I nostri desideri hanno a che fare con il Cielo?

In occasione della messa per i cardinali e vescovi defunti nell’ultimo anno, papa Francesco ha ribadito: “Siamo nella sala d’attesa del mondo per entrare in paradiso, per prendere parte a quel “banchetto per tutti i popoli” di cui ci ha parlato il profeta Isaia (cfr 25,6)”.

Siamo quindi in attesa di ricevere “beni così grandi e belli che nemmeno riusciamo a immaginarli”. In questa “attesa del Cielo”, va esercitato il “desiderio del paradiso”.

È importante, ha aggiunto il Santo Padre, domandarsi “se i nostri desideri hanno a che fare con il Cielo”. Il rischio è quello “di aspirare continuamente a cose che passano, di confondere i desideri con i bisogni, di anteporre le aspettative del mondo all’attesa di Dio”.

Allora, “perdere di vista ciò che conta per inseguire il vento sarebbe lo sbaglio più grande della vita”. Le “cose di quaggiù non andranno lassù: le migliori carriere, i più grandi successi, i titoli e i riconoscimenti più prestigiosi, le ricchezze accumulate e i guadagni terreni, tutto svanirà in un attimo”.

Davvero crediamo nella “resurrezione dei morti” e nella “vita del mondo che verrà”? Andiamo “all’essenziale” o siamo distratti da “tante cose superflue”? Coltiviamo la speranza o diamo “troppo valore a tante cose che non contano”? Sono soltanto alcuni degli interrogativi che la liturgia odierna dovrebbe trasmetterci.

Nell’ottica di Dio, c’è un unico metro di giudizio

La seconda parola chiave delle letture odierne, “sorpresa”, emerge dalla domanda dei discepoli a Gesù: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?” (Mt 37-39). Interrogativi che esprimono “lo stupore dei giusti e lo sgomento degli ingiusti”.

Di fronte al “tribunale divino”, sarebbe naturale aspettarsi un verdetto che faccia “chiarezza per sempre sulle situazioni e sulle intenzioni”. Invece, “l’unico capo di merito e di accusa è la misericordia verso i poveri e gli scartati”. Gesù dice semplicemente: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 40).

L’Altissimo sta nei più piccoli, Chi abita i cieli dimora tra i più insignificanti per il mondo. Che sorpresa!”, ha commentato il Pontefice. La misura di Gesù è “un amore che va oltre le nostre misure e il suo metro di giudizio è la gratuità”. Proprio per questo è necessario “amare gratuitamente e a fondo perduto, senza attendere contraccambio, chi rientra nella sua lista di preferenze, chi non può restituirci nulla, chi non ci attira”.

A riguardo, il Santo Padre ha confidato di aver ricevuto la lettera del cappellano protestante di un orfanotrofio in Ucraina. “Quest’uomo fa quello che Gesù gli chiede – ha commentato –. Quando ho letto quella lettera mi sono commosso. Signore, tu continui ad ispirare i veri valori del Regno”.

Cerchiamo risposte davanti al Crocefisso o davanti al computer?

Di seguito, il Papa ha ammonito: spesso, “per convenienza o per comoditàtendiamo ad “attenuare il messaggio di Gesù, ad annacquare le sue parole, a “fare compromessi con il Vangelo”: ad esempio, pensando che “la questione della fame è complessa e non posso certo risolverla io” oppure che “ci sono altri problemi più urgenti e dunque perché proprio io devo interessarmi” ai malati o ai carcerati?

Da semplici discepoli del Maestro diventiamo maestri di complessità, che argomentano molto e fanno poco, che cercano risposte più davanti al computer che davanti al Crocifisso, in internet anziché negli occhi dei fratelli e delle sorelle”, ha affermato Francesco, criticando i “cristiani che commentano, dibattono ed espongono teorie, ma non conoscono per nome neanche un povero, non visitano un malato da mesi, non hanno mai sfamato o vestito qualcuno, non hanno mai stretto amicizia con un bisognoso”.

Quando mai? Si chiedono sorpresi sia i giusti che gli ingiusti. La risposta è una sola: il quando è adesso. Sta nelle nostre mani, nelle nostre opere di misericordia: non nelle puntualizzazioni e nelle analisi raffinate, non nelle giustificazioni individuali o sociali”.

Nel giorno del nostro congedo, la sorpresa sarà lieta se adesso ci lasciamo sorprendere dalla presenza di Dio, che ci aspetta tra i poveri e i feriti del mondo”, ha quindi concluso Bergoglio.

 

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