Il Papa e Daniel si abbracciano e piangono insieme, scopriamo perchè

 

Daniel Pittet, 57 anni, nato a Friburgo (Germania), è uno dei tanti che da bambino ha dovuto subire gli abusi fisici e sessuali da un parroco. La sua storia è agghiacciante, racconta di un bambino che si rivolge ad un uomo saggio ed apparentemente gentile per superare i problemi che la sua complicata situazione familiare gli ha lasciato in dote e che viene tradito, abusato, relegato ad un inferno mentale da cui è difficile se non impossibile fuggire.

 

Le parole di Daniel riguardo a quei quattro anni sono dolorose come un lame che trafiggono il cuore, sopratutto perché mostrano un sistema che, sebbene combattuto, è ancora saldo e difeso dalle  alte gerarchie della Curia: “Avevo solo otto anni. Ero un bambino timido, fragile. Lui era il prete: simpatico, premuroso con me, un ragazzino senza famiglia, mamma depressa, padre che l’ aveva accoltellata quando mi aspettava. Avrebbe dovuto proteggermi, invece ha percepito la mia debolezza, il vuoto e ne ha approfittato. Mi ha stuprato per quattro anni, ha abusato di me senza sensi di colpa né rimorsi. Ha fatto lo stesso impunemente con altri cento ragazzi”.

 

In quel periodo Daniel si chiudeva in se stesso, si chiedeva come mai nessuno arrivasse a comprendere la profondità del suo dolore, come tutti potessero ignorare il male che quest’uomo faceva a lui e ad altri bambini, erano forse tutti collusi? C’era una specie d’accordo che non riusciva a comprendere? Quando aveva 12 anni sua zia comprese che alla base del suo comportamento c’era un maltrattamento e cercò di aiutarlo mandandolo in cura da un medico, ma lui, atterrito e spaventato da quello che stava vivendo, non è riuscito a confessare il suo dolore.

 

Sono passati altri 18 anni prima che Daniel riuscisse a confessare il torto subito e si facesse coraggio per denunciare l’accaduto. Era il 1990, da quel momento in poi, quest’uomo ha trovato la sua ragione di vita nell’aiutare chi come lui è stato vittima di un abuso sessuale da parte di un parroco: “Li riconosco, vedo in loro la stessa fragilità, la fatica di vivere che mi porto dietro quotidianamente e mi spinge a fare per dare un senso alla mia esistenza. Perché chi viene abusato resta segnato per sempre, rischia il suicidio, la pazzia, spesso viene rifiutato dalla famiglia, visto che il 90 per cento degli abusi lì avviene, e dal gruppo sociale. Escluso, trattato come una paria perché ha detto la verità. Senza contare che, se non aiutato, rischia di ripetere su altri le violenze subite: l’ 80 per cento dei pedofili è stato un bambino stuprato”.

 

La sua lotta è continua, non c’è un istante della sua vita in cui pensa di aver fatto abbastanza, anche perché quando ha denunciato il prete alla Chiesa, questo, invece di essere punito e privato del suo ruolo, è stato semplicemente spostato in un altro paese dove ha potuto continuare le sue orrende pratiche. La denuncia della pedofilia, ma anche e sopratutto di chi la copre nella Chiesa sono l’obbiettivo del suo lavoro quotidiano e del libro biografico recentemente pubblicato.

 

Per questo il suo avvicinamento alla Chiesa si è concretizzato all’arrivo di Papa Francesco, la sua denuncia della corruzione della Curia è quello che serve per smantellare un sistema che da troppo tempo vige e che esiste solo grazie alle influenze maligne ed alla corruzione che il Pontefice vuole combattere. Un paio di anni fa Daniel ed il Papa si sono incontrati, Bergoglio gli chiedeva dove trovasse la forza per la sua lotta e lui dopo qualche giro di parole gli ha detto: “Padre sono stato violentato da un sacerdote”. Dopo questa affermazione il Papa lo ha guardato con le lacrime agli occhi e lo ha abbracciato.