Papa Benedetto XVI: E’ il suo discorso profetico sulle difficoltà della chiesa

 

Per celebrare l’eccezionale ricorrenza della Pasqua 2017 che per quest’anno corrisponde a quella ortodossa ed al novantesimo compleanno del Papa Emerito Benedetto XVI sarà pubblicata una copia dell’Opera Omnia XI, scritta da Ratzinger, in russo come segno della comunione d’intenti che la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa hanno raggiunto in questo periodo così difficile per la fede.

Nel testo in questione Benedetto XVI mette in primo piano la liturgia rispetto alle altre attività monastiche, potrebbe sembrare un concetto logico, eppure negli ultimi secoli il primato di Dio nella vita monastica non è così scontato: per i monaci molte volte la dedizione all’agricoltura ed all’artigianato comportava un cambio di priorità, dovuto ad esigenze temporali. Ebbene con questo scritto Benedetto XVI ridà priorità alla liturgia, rimettendo Dio al centro della nostra vita prima di qualsiasi altra attività: “All’ora dell’Ufficio divino, appena si sente il segnale, lasciato tutto quello che si ha tra le mani, si accorra con la massima sollecitudine”.

Il Papa Emerito evidenzia come al giorno d’oggi “La cosa di Dio” venga spesso postposta ad ogni genere d’impegno, come se ci fosse sempre tempo per dedicarsi alla liturgia in un secondo momento. Ma questo modo di pensare è quello che ci ha allontanato dalla fede riducendola da aspetto primario della vita a semplice elemento di contorno. Per questo motivo, anche se l’invito è rivolto primariamente ai sacerdoti si allarga inevitabilmente alla vita di tutti gli uomini.

Benedetto XVI spiega come dopo il Concilio Vaticano II si sia creato un malinteso, condiviso da molti, che ha fatto pensare ad una riduzione dell’importanza della liturgia, per questo motivo il Papa Emerito si è convinto della necessità di ribadirne l’importanza e nel capito XI dell’Opera Omnia dove ha raccolto studi e dati che confermano la perdita della centralità di Dio nella Chiesa sia d’occidente che d’oriente.

Molto significativa la metafora utilizzata dal Papa nella prefazione del testo, nella quale cita un racconto di Kirkegard in cui un clown cerca aiuto in un villaggio per scongiurare la morte dei colleghi circensi in un incendio divampato da poco. Per tutta risposta i villici non prestano attenzione alle sue parole ma solo al suo aspetto, ridendogli in faccia ad ogni parola proferita e lasciando morire i poveri circensi. Il clown è chiaramente la Chiesa che prova a condividere un messaggio di salvezza, i villici sono gli esseri umani del XX secolo che, distratti dal secolarismo, non badano più alla salvezza dell’anima e si lasciano trasportare alla dannazione eterna.