Padre Truqui spiega perché si chiede il nome al demonio negli esorcismi

L’esorcismo è una materia delicata poiché al giorno d’oggi viene visto più come un relitto della tradizione cattolica e viene ritenuto alla stregua di una pratica esoterica. In realtà l’esorcismo è una pratica gestita dalla chiesa cattolica ed eseguita con il rituale De exorcismis et supplicationibus quibusdam (Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari). Per capire in cosa consista realmente ed in quali casi ci si debba ricorrere ‘Aleteia‘ ha intervistato padre Cesare Truqui, esorcista della diocesi di Coira (Svizzera).

La prima domanda che viene posta all’esorcista è quale tipo di male si combatte con l’esorcismo, una domanda a cui padre Truqui risponde: “Un male personificato. Paolo VI ha parlato di ‘fumo di Satana’. Non la semplice ‘privatio bonis’, privazione di un bene, che descrive la filosofia, ma un male efficace, operante. Parliamo della presenza di un essere cattivo. Cosa sia questo essere cattivo può dirlo solo la fede, non la scienza. La fede ci parla dell’esistenza di esseri spirituali: quelli buoni sono gli angeli, quelli cattivi sono i demoni”.

In seguito il sacerdote sottolinea che per molti è difficile credere all’esistenza di un male talmente potente da impossessarsi delle persone poiché di solito non si ha a che fare con simili esperienze, ma che per chi come lui ne ha vissute molte è più difficile non crederci, quindi spiega come ha cominciato a fare l’esorcista: “ Quando sono stato ordinato sacerdote, 12 anni fa, ho partecipato a un corso con sacerdoti esorcisti come padre Bamonte e padre Amorth. E’ accaduto che si presentasse il caso di un signore francese di 40 anni che era posseduto da Satana e aveva bisogno dell’esorcista, ma padre Bamonte non parlava inglese o francese. Così hanno chiesto a me di aiutarli per il dialogo preliminare”.

L’intervistatore, incuriosito dalle rivelazioni del sacerdote, chiede per quale motivo ad inizio esorcismo si chiede il nome del demone che possiede la persona, la risposta è molto più semplice di quanto non possa sembrare: “Lo richiede il Rituale per un obiettivo preciso. Dare il nome a una cosa o avere il nome significa avere potere sulla cosa. Infatti Dio dà ad Adamo il potere di dare un nome alle cose. Nel momento in cui il demonio rivela il suo nome, dimostra che è indebolito. Se non lo dice, è ancora forte”. Truqui spiega quindi quali sono i segni che permetto di individuare una possessione: “Sono quattro: l’avversione al sacro, parlare lingue sconosciute o morte; avere una forza straordinaria che va oltre la natura della persona; la conoscenza di cose occulte o nascoste”.

A conclusione dell’intervista viene chiesto all’esorcista se i soggetti posseduti abbiano in qualche modo cagionato la possessione e questo risponde che è possibile ma non in tutti i casi: “Sì. Avvicinandosi a tutto ciò che riguarda magia, occultismo, stregoneria, cartomanzia. Se per diventare santi aiuta andare a Messa, pregare, confessarsi, avvicinarsi a Dio; allo stesso modo Messe nere, riti satanici, film e musica di questo tipo, hanno l’effetto di avvicinare al demonio. Ho avuto il caso di una signora che aveva cominciato a leggere le carte, come fanno tanti per scherzo. Solo che a lei accadeva di indovinare davvero il passato e il presente delle persone, in alcuni casi il futuro. E naturalmente aveva un grande successo. A un certo punto ha capito da chi dipendeva il suo successo e ha smesso, ma era troppo tardi: era posseduta”.