Monsignor Damiani era giunto a San Giovanni Rotondo, dall’Uruguay, per conoscere e per confessarsi con Padre Pio.
Una notte si sentì molto male, tanto che temettero per la sua vita e, dunque, nell’impartirgli l’estrema unzione, chiamarono Pare Pio ad assisterlo.
Lui non si scompose minimamente e, quando arrivò nella stanza di Monsignor Damiani, disse: “Sapevo già che non saresti morto. Ritornerai nella tua Diocesi e lavorerai ancora per la gloria di Dio e il bene delle anime”.
“Bene, me ne andrò, ma se prometti che mi assisterai al momento della mia morte”, gli chiese il Vescovo.
Padre Pio lo promise. Passarono 4 anni da quel giorno e Monsignor Damiani riprese ad operare in Uruguay, anche se provato da un problema di angina pectoris.
Una notte, mentre alloggiava con altri prelati nel palazzo episcopale di Salto (Uruguay), accadde che l’Arcivescovo di Montevideo, Monsignor Antonio María Barbier (che poi sarebbe diventato Cardinale), fu svegliato, all’improvviso, da un Frate Cappuccino. Questi apparve nella sua stanza e disse: “Vai subito a vedere Monsignor Damiani. Sta morendo!”.
Era proprio cosi: Monsignor Damiani fece in tempo a ricevere l’estrema unzione e Monsignor Antonio María Barbier lo trovò che stava scrivendo qualcosa. Non fece in tempo, però, a finire la frase; aveva scritto solo: “Padre Pio”. Quella notte, molti testimoniarono che un Frate Cappuccino si aggirava nei corridoi del palazzo episcopale.
Si dice che una parte del guanto di Padre Pio fu ritrovato in quel luogo e, in seguito, servì per molte guarigioni.
Antonella Sanicanti
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