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Padre Maccalli: il Rosario mi ha salvato durante la prigionia

Il Rosario è stato fondamentale per padre Maccalli, nel corso della dura prigionia di due lunghi anni, nelle mani di fondamentalisti islamici.  

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Durante la prigionia padre Maccalli ha rifiutato la conversione all’islam e si è fabbricato da solo una corona del Rosario che recitava tre volte al giorno.
Secondo il racconto reso da padre Maccalli a padre Porcellato, superiore generale della Sma (Società delle missioni africane), i suoi carcerieri volevano convertirlo all’Islam.

Il missionario Maccalli racconta di essere rimasto particolarmente colpito da una particolare coincidenza. Cioè  che la sua liberazione è avvenuta all’indomani  della festa della Madonna del Rosario. E il Rosario era stato appunto la sua ancora di salvezza. Il suo rifugio sicuro durante la terribile e lunga prigionia. Padre Maccalli è atterrato il 9 ottobre scorso a Ciampino. Insieme a lui, l’altro ostaggio italiano, Nicola Chiacchio. Ad accoglierli c’erano il capo del governo, Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Padre Maccalli: il rapimento

L’incubo era cominciato la sera del 17 settembre 2018. Padre Pierluigi Maccalli, originario di Madignano, in provincia di Cremona,  era stato rapito mente si trovava nella parrocchia di Bomoangada in Niger. Il commando di terroristi composto da otto uomini, pastori islamisti, appartenenti alla tribù che da anni sta insanguinando Paesi come Mali, Niger, Nigeria, Camerun e Burkina Faso, aveva fatto irruzione con le armi in pugno e aveva portato via il missionario italiano su una moto.

Una versione che confermerebbe le prime testimonianze rese dalle suore residenti nella casa attigua a quella di padre Maccalli che avevano raccontato di aver ascoltato i terroristi pronunciare parole in lingua fulani durante l’irruzione. Il suo calvario lungo più di due anni è finito giovedì 8 ottobre 2020 con il rilascio avvenuto in Mali e condiviso insieme al connazionale Nicola Chiacchio e ad altri due ostaggi, la cooperante francese Petronin e l’ex ministro maliano Cissé.  I due ex ostaggi italiani, rapiti in luoghi diversi dell’area del Sahel, condividevano la prigionia dal marzo del 2019.

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Un anno più tardi, il 24 marzo 2020, i rapitori avevano registrato un breve video che li ritraeva insieme e che una fonte anonima aveva girato al quotidiano “Avvenire”. Quel fotogramma della durata di 24 secondi aveva dato forza alle speranze mai venute meno di familiari e confratelli di padre Maccalli. La notizia della liberazione gli è stata comunicata lo scorso 5 ottobre nell’estremo nord del Mali dove probabilmente sono stati detenuti e ha avuto una successiva conferma dopo una telefonata con alcuni funzionari dell’intelligence italiana ai quali sono sembrati “emozionati ed increduli”. Ed emozionante è stato anche l’abbraccio di padre Maccalli con i suoi confratelli ritrovati a Roma ieri sera dopo più di due anni.

La lunga prigionia e il Rosario

Padre Antonio Porcellato, ha raccontato alla “Nuova Bussola Quotidiana” la commozione della prima cena di padre Maccalli dopo il suo ritorno in Italia. E’ iniziata con preghiere e canti di ringraziamento. Con i suoi confratelli, il missionario di Madignano ha ripercorso il calvario di cui è stato protagonista. E l’aspetto spirituale è stato fondamentale nei due anni passati nelle mani dei terroristi. “Ci ha detto che il suo unico sostegno era la preghiera e che per trovare conforto si era fabbricato da solo una coroncina del Rosario che recitava tre volte al giorno”.

photo web source: il faroonline.it

A tal proposito, padre Maccalli è rimasto particolarmente colpito dagli eventi. Infatti la sua liberazione è avvenuta proprio all’indomani del giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Beata vergine Maria del Rosario. 

Simona Amabene

 

 

 

Simona Amabene

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Simona Amabene

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