Padre Ivan torna dal Padre lasciando un Vuoto Grande come il Cielo!

Da noi suoi figli si faceva chiamare padre Ivan… Grazie Signore per avermelo dato per padre spirituale! Lode a Te mio Dio!
È morto in questa terra e nato in Cielo, padre Ivan, che tutti ben conoscevano come il Cardinale Ivan Dias, nunzio apostolico, consigliere ed amico di Papa Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto XVI, prefetto di Propaganda Fide per molti anni. Già… purtroppo ho saputo della sua scomparsa solo pochi giorni fa, tornando da Medjugorje. Avrei voluto scrivere subito, per rendere onore a lui e a Gesù, che ha dato al mondo un così grande ministro, fedele e amantissimo, ma avevo bisogno di un po’ di tempo per metabolizzare la perdita.

Sì, ho avuto la grazia di essere annoverata tra i suoi figli spirituali per circa un anno. Ed è stata davvero una grazia, una di quelle cose che fa il Signore in silenzio senza che lì per lì capiamo cosa stia facendo. Non l’avevo cercato. Qualcuno mi mandò da lui e lui accettò. Ricordo ancora quando mi ricevette la prima volta, nel salone grande di casa sua, su nel comprensorio dell’Urbaniana. Vidi questo ministro semplice, vestito semplicemente, con il suo colletto bianco, che mi fece accomodare. Aveva un sorriso che ti scioglieva, come quelli dei bambini. I suoi occhi erano vispi come segugi, capaci di leggere quanto avevo scritto nel cuore… persino ciò che misconoscevo o non riconoscevo di me. Era paterno. Un vero padre! Dolce per l’amore che sentivi, ma mai melenso! Anzi, era severo, molto severo.

Aveva una devozione fortissima per santa Teresina, che rafforzò la mia a questa santa, piccola e grandissima, che detta a tutti l’amore immenso di Dio da incontrare passando per la piccola via. Padre Ivan ne conservava gelosamente una reliquia, che venerava sempre prima e dopo celebrare la santa messa e conservava vicino a Gesù. Tuttavia, l’amore più grande, oltre che a Gesù, lo portava a Maria, la Madre di Dio. Sì, era davvero sconfinato il suo amore per Maria. Maria era sempre presente nella sua vita. Avevo l’impressione che lei fosse sempre lì con noi quando ero con lui… Il Trattato sulla vera devozione a Maria di San Luigi Maria Grignion de Monfort era il suo secondo Vangelo. Recitare il rosario spesso lo metteva in uno stato di “appisolamento” che a me pareva un’estasi. Mi insegnò ad amare ancor più la recita del rosario e la preghiera a Maria. Mi diceva: “Ricordati sempre di lodare Dio, per siffatta creatura, e di venerare Maria come l’Angelo seppe venerarla all’annuncio che sarebbe diventata la madre di Dio.”.

 

Come Papa Giovanni Paolo II, credeva alle apparizioni di Medjugorje. Era molto amico di Vizca e di Suor Kornelia, che sentiva per telefono con regolarità. Sicuramente gli sarebbe piaciuto andare… Mi ripeteva sempre: “Non dimenticare che ogni volta che tornerai da Medjugorje, se avrai saputo ricevere le grazie che la mamma ti vuol dare, sarai attaccata dal maligno, ma tu non dovrai spaventarti né scoraggiarti.” E aggiungeva sempre che il serpente è già stato schiacciato con la testa sotto il piede di Maria e che ora con la coda

sbatte da tutte le parti, nell’ultimo disperato e inutile tentativo di liberarsi. “Sono tempi duri”, diceva, “perché il demonio è scatenato, noi dobbiamo rimanere uniti con Maria.”. M’insegnò e mi fece comprendere profondamente il rispetto per il corpo, la grandezza del dono di fratel asino, come diceva San Francesco. L’onestà, la sincerità, la famiglia, l’umiltà erano per lui fondamentali e sapeva consegnare tutto ciò ai suoi figli, con una comprensione biblica che mi faceva sentire dentro la Parola e, allo stesso tempo sentivo, che la Parola viveva in me. L’ubbidienza però era per lui importantissima. Te la insegnava e ti metteva alla prova… anche con durezza a volte, con fermezza amorosa di vero padre. Un giorno, alla fine del colloquio gli chiesi cosa dovevo quindi fare fino al prossimo incontro. Serissimo e senza enfasi mi disse: “Smetti di fumare.” Gli risposi con un sì di circostanza, come fanno tutti coloro che sono schiavi, e aggiunsi che prima o poi lo avrei fatto, insistendo: “Padre, cosa devo fare? Cosa mi dà da fare?”. Lui, imperterrito e con maggior determinazione ripeté: “Smetti di fumare!”. Me ne andai quasi delusa, gli occhi bassi e senza capire. Scesi dal colle della Urbaniana. Appena varcato il cancello, accesi una sigaretta e fumando ripetevo dentro di me, con un certo sarcasmo: “Già, smettere di fumare!”. Arrivai a casa, cenai e accesi una sigaretta, che fumai fuori dalla finestra, lo sguardo rivolto verso la casa di padre Ivan e non smettevo di dire al mio Signore: “Gesù, guarda la mia miseria! Guarda la mia incapacità ad obbedire! Signore, io da sola non ce la farò mai a smettere di fumare! Signore, sono solo una misera schiava! Signore, chi mi può aiutare se non Te?”. Gettai il mozzicone e andai a dormire. Il giorno dopo non fumai più… fino ad oggi… anni ormai. Dopo un mese arrivai trionfante da padre Ivan: “Non ho più fumato!”, dissi con aria di chi ha vinto. E per tutta risposta ricevetti un: “Tanto non ce la farai a smettere…”. La lezione non la capii subito, ma fu grande. So bene ora che smisi per le sue preghiere e anche, forse, per aver riconosciuto la mia incapacità davanti a Dio… Non avrei dovuto sentirmi trionfante. Ero stata ubbidiente per la grazia di Dio e l’amore del padre spirituale. Serva inutile… Quando lo compresi, capii anche bene che la vita doveva essere fatta di tanti, tantissimi atti di umiltà per la mia pochezza e di semplici umili richieste di aiuto al padre spirituale e a Gesù, facendo comunque tutto il possibile per compiere con l’obbedienza a Dio e al padre spirituale.

Ho voluto raccontare questo fatto perché è comprensibile a tutti ed è un bel esempio semplice degli insegnamenti ricevuti da padre Ivan. Tantissime sono le cose che mi ha lasciato, anche il coraggio di camminare da sola per mano di Maria, e, nell’umiltà, di stare davanti a Gesù, unico Giusto e unico Dio, e di adorarLo con tutto il cuore e con tutta l’anima ad ogni istante della mia vita, ma sopratutto Gesù Eucaristia, presenza viva! L’amore di padre Ivan per Gesù Eucaristia era indescrivibile. Anche ammalato si prostrava con il corpo e con l’anima per quanto potesse. A lui il Signore concesse un miracolo eucaristico che conservava gelosamente nel tabernacolo di casa. E di sicuro non era per i suoi dubbi, ma per il suo sconfinato amore, per il suo sapersi annullare…

Un’altra cosa era parte fondamentale della vita vissuta in offerta totale a Dio – e questo lo accomunava a Papa Giovanni Paolo II – la sofferenza, le piccole e grandi sofferenze per percorrere la piccola via in unione con Maria sotto la croce e poi salendo sulla croce con Gesù. Offriva i suoi terribili dolori, dal più piccolo al più grande, in silenzio, spossato, ma

onorato di poter offrire così atroci dolori, come erano in certi momenti. Imparai che la più grande unione con Gesù e Maria passava proprio per questa tremenda sofferenza, che dava pace e gioia nel cuore, capacità di accettare l’umiliazione di un corpo sfinito, malconcio, incredibilmente dolorante e alla mercé di medici, assistenti e di chiunque si occupasse di lui.

Padre Ivan fu per tutti i suoi figli spirituali – credo di poterlo dire – un vero autentico padre. Un padre che sapeva mostrarti il cammino spirituale da percorrere e che ti dava gli strumenti per farlo e per non andare fuori strada. Non ti compiaceva. Non ti assecondava, se non era strettamente necessario. Doveva e voleva salvare le anime che Gesù gli affidava. Questo voleva fare e lo faceva con infinita compassione, nel senso che partecipava ai problemi dei suoi figli, li prendeva su di sé, li viveva e li offriva e chiedeva per ciascuno di noi la salvezza. Ed era proprio questa compassione che in noi produceva frutti…!

Dio sia benedetto per aver dato al mondo un così grande Suo ministro, che ha saputo somigliarGli così tanto, da permettere che in noi, suoi figli spirituali, si imprimesse l’immagine di Gesù e fossimo così felici di riconoscere Maria come Madre nostra, da non avere più dubbi e da accettare ogni gioia e ogni sofferenza sullo stesso piano, pronti a dare in offerta ciò che abbiamo, per grazia, ricevuto.

Sandra Fei