Pare che, adesso, sia un handicap avere un’identità religiosa, laddove averne una sessuale o trans-sessuale -meglio ancora- sia un pregio.
Il proclamarsi un ragazzo/a di fede implica il rispettare delle regole che cozzano alquanto con quegli atteggiamenti un po’ ambigui e libertini, sul sesso o il rispetto della vita (si vedano le statistiche sull’aborto o sulle richieste di eutanasia), che, invece, trovano terreno fertile in altri.
Molti, anche in Italia, ignorano quali siano i principi irrinunciabili e gli scopi dell’abbracciare la fede in Cristo, come la sua croce e la sua vittoria sul male e sulla morte eterna.
Infatti, anche in Tv di tutto prestigio, si sente parlare noti presentatori che confondendo il ruolo e il concetto di “Spirito Santo” (prettamente cristiano) con quello di “energia”, che presuppone una filosofia affatto cattolica e piuttosto orientaleggiante.
Ad Oxford, invece, nella prestigiosa Università inglese, le cose sono molto chiare, anche se non in nostro favore, e le etichette per i credenti sono palesemente discriminanti.
Il Comitato Universitario Balliol del College, infatti, ha proibito l’ingresso dell’Unione Cristiana (UC), un’organizzazione studentesca come tante altre, alla fiera delle matricole, una festa annuale a cui tutti gli iscritti avrebbero diritto.
Ed è stato anche esplicitato il motivo della discriminazione, scritto nero su bianco in una mail (ora sotto processo mediatico), che imputa alla fede in Cristo un problema grave: “procura danno”, “una scusante per l’omofobia e certe forme di neocolonialismo”; “potrebbe essere un modo per aiutare ad evitare che uno studente possa sentirsi da subito non gradito al Balliol”, quello di escludere l’UC, in quanto la fiera dovrebbe ritenersi uno spazio laico!
Ecco le giustificazioni del Comitato di Oxford, che specifica di non avere abbastanza spazio, inoltre, per ospitare gli stands di tutte le altre religioni presenti nella loro comunità, quindi, meglio evitare che i cristiani ne abbiano uno.
Ma si sa che l’Università inglese troppo spesso è stata definita razzista, per cui, questa ennesima discriminazione, risuona, più che altro, come una scusa per evitare confronti.
Questo pare essere, al momento, la modalità con cui il mondo, celandosi dietro il falso pretesto della globalizzazione, anziché invitare alla conoscenza delle diversità, perché tutti se ne arricchiscano, dirige i propri intenti verso una divisione assurda, che punta il dito sulle differenze, come difficoltà insormontabili.
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