Oggi salvare vite umane è diventato un crimine, dove siamo arrivati?

MEDICI, OBIETTORI DI COSCIENZA A FOLIGNO

“La Cgil dell’Umbria ha denunciato questa situazione che “va contro le leggi dello Stato” e allo stesso tempo ha puntato il dito contro l’Usl 2 Umbria che non è intervenuto in tempo per sanare questo disservizio: “Il fatto è ancora più grave visto che le dimissioni del medico in questione erano previste da tempo e, quindi, la direzione generale della USL Umbria 2 avrebbe dovuto bandire un concorso per ginecologi non obiettori (quindi i medici obiettori sono discriminati?) o ricercare professionisti che abbiano questa caratteristica. È inaccettabile il mancato rispetto di una legge dello Stato, è inaccettabile che non si pensi alla salute delle donne e alla loro volontà di autodeterminazione.”.

Non posso proprio trattenermi dal fare un paio di riflessioni e di sottolineare qualcuno dei termini espressi da questo stralcio, ricavato da una lettera di protesta nei confronti di medici che scelgono di essere obiettori di coscienza e di non praticare l’aborto, salvando vite sante dall’abuso di diritto (secondo lo Stato) di mamme (non tanto mamme), che rivendicano la gestione della gravidanza e quindi anche la sua interruzione.

Si parla di andare contro le leggi dello Stato perché in molti ospedali (finalmente) i medici prendono coscienza che la vita è vita, sin dalla prima cellula, dal momento in cui un ovulo e uno spermatozoo si incontrano. E mi chiedo, da quanto in qua, andare contro la legge vuol dire non uccidere?

Si parla di disservizio e di poca attenzione alle donne che sono costrette a rivolgersi altrove, per liberarsi del peso scomodo del bimbo che portano in grembo.

Assurdo! La mia indignazione rasenta il limite dell’umana comprensione. E mi chiedo con parole semplici e chiare: se sappiamo che il rapporto sessuale porta solitamente a rimanere incinte, perché continuiamo a parlarne come di una modalità di divertimento e appagamento sensoriale, considerando la gravidanza un effetto collaterale che si deve curare, come la bronchite dopo un’influenza?

Non è necessario essere cristiani o obiettori di coscienza per valutare la situazione, basta aver avuto la sufficienza in scienze in quanta elementare.

Mi pare che tutto dipenda dal concetto diffusissimo che ci si possa facilmente sganciare dalle conseguenze delle nostre azioni. C’è sempre una scappatoia, nella nostra realtà del “tutto e subito”, dalle responsabilità. Cosi si divorzia perché si perde la voglia di dedicarsi alla famiglia, si maltratta il dipendente al lavoro perché si ha l’autorità per farlo, si tradisce perché un amante vale come una moglie o un marito, si fa sesso per scaricare lo stress …

Io spero che le donne e gli uomini del futuro diventino consapevoli del valore della vita, della loro come di quella degli altri, e facciano scelte dignitose che non pongano mai, nelle fragili teste, rimorsi o rimpianti per ciò che di buono si poteva fare e non si è fatto.

Smettiamo, lo possiamo, di servire l’amor proprio e di immolarci al dio del divertimento del sabato sera.

 

 

Bernard Nathanson, un medico americano, ha promulgato un documento dal titolo “The silent scream” (“Il grido silenzioso”), che tutti dovremmo leggere. Il dottore è responsabile di aver praticato, con le sue mani, 75.000 aborti (uno era di suo figlio) ed è stato promotore dell’aborto legale negli Stati Uniti, finché un giorno, utilizzando la tecnica degli ultrasuoni durante un aborto, si fermò: si accorse che stava per uccidere un bambino, un essere senza difese e senza voce alcuna. Fu così che la sua vita cambiò direzione. Oggi è un prolife, fa parte quindi di organizzazioni che si oppongono all’aborto, tramite attività sociali, politiche e di opinione, nazionali e internazionali. L’aborto è omicidio, gente, null’altro che questo!