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Oggi 5 aprile: San Vincenzo Ferrer. Grande trascinatore di folle, lotta per riportare l’unità nella Chiesa

Predicatore di incredibile ardore e grande trascinatore di folle, cercherà di riportare la pace nella Chiesa e nella società in un tempo di grande smarrimento.

San Vincenzo Ferrer vivrà appieno il dramma dello scisma d’Occidente. Ma lui, anche se ingannato, cercherà sempre e soltanto Dio. E alla fine la sua buona fede sarà riconosciuta.

San Vincenzo Ferrer (5 aprile) – photo web source

I suoi contemporanei lo chiamarono «l’angelo dell’Apocalisse» tanta era la veemenza con cui pronunciava le sue prediche, dove spesso minacciava sciagure e castighi di ogni tipo.  Ma nel tempo in cui viveva Vincenzo Ferrer l’avvento dell’Apocalisse pareva davvero imminente, con la Chiesa smembrata da uno scisma dalle conseguenze imprevedibili.

A Roma risiedeva infatti il legittimo papa, mentre ad Avignone ce n’era un altro, scismatico. Difficile per i cristiani di allora discernere da che parte stesse la verità, in mezzo a beghe e controversie di ogni genere che avvenivano sopra le loro teste. Difficoltà in cui versava non soltanto il popolo dei semplici. Anche menti di grande e profonda illuminazione faticarono a capire. E non pochi scelsero – in totale buona fede – la parte sbagliata. Tra loro anche un santo predicatore come appunto Vincenzo Ferrer.

Nascita di un focoso predicatore

Vincenzo nasce nel 1350 a Valencia, in Spagna. È molto giovane quando fa il suo ingresso nel convento domenicano della sua città. Vi esce nel 1378 dopo essere diventato sacerdote e aver acquisito una formidabile cultura teologica e filosofica. Viene cooptato nel collegio dei professori della locale università e quasi subito si trova a dover scegliere da quale parte stare tra i due papi che proprio in quell’anno si contendevano la Chiesa. Sceglierà il papa avignonese Clemente VII, convinto in buona fede che si trattasse del legittimo successore di Pietro.

A farlo deviare, spingendolo a prendere la direzione sbagliata, era stato in gran parte il cardinale aragonese Pietro de Luna, che aveva intuito nelle straordinarie nelle capacità oratorie di Vincenzo Ferrer la possibilità di farne un trascinatore di folle. Per spostare il popolo di Dio dalla parte che stava a cuore a lui. Il focoso predicatore non deluderà le attese, predicando nelle piazze spagnole con ardore e convinzione tali da riuscire a spingere quasi tutta la Spagna nelle braccia del papa illegittimo.

Il tentativo di riportare la pace nella Chiesa

Quando proprio il cardinale Pietro de Luna viene eletto come successore dell’antipapa Clemente VII, Vincenzo lo segue ad Avignone. Mi ci rimarrà ben poco, ritraendosi velocemente dopo essere rimasto deluso dal comportamento del suo antico protettore. Si consacra allora interamente alla predicazione, assumendo un tono severo e drammatico dando corpo alla tormentata situazione della Chiesa e al senso di smarrimento – anche personale – che serpeggiava in quel momento storico.

Così non perde occasione, nelle chiese e nelle piazza, per fustigare i costumi e richiamare il popolo alla necessità di fare penitenza di fronte a sciagure e flagelli imminenti. Intanto i confessionali si riempivano e lui percorrerà l’Europa per predicare.

Vincenzo non invita soltanto alla penitenza e al pentimento. Si adopera energicamente per mettere fine allo scisma. Invita i contendenti ad accantonare le ambizioni personali per ripristinare l’unità ecclesiale andata in frantumi. Unità che, grazie anche alla sua opera, si ricompone finalmente in occasione del Concilio di Costanza, quando la cristianità ritornerà a unirsi sotto papa Martino V, solo e unico successore dell’apostolo Pietro.

L’ultima missione di un grande predicatore

San Vincenzo Ferrer (5 aprile) – photo web source

Il grande predicatore domenicano, grato per la pacificazione della Chiesa, ricomincia a predicare fino nel nord della Francia, dove contribuisce a ricomporre un’altra frattura: quella che aveva scatenato la Guerra dei cent’anni. Muore nel 1419 a Varenne, in Bretagna, nel pieno di questa complicata missione.

Nel 1455 papa Callisto III, riconoscendo la perfetta buona fede del predicatore domenicano e le sue virtù eroiche virtù, ne dichiara la santità. San Vincenzo Ferrer non aveva fatto altro che cercare Dio e lavorare per lui, nel generale smarrimento di quel periodo angoscioso. Così come altro non aveva fatto che sollecitare i fedeli, con tutta la forza e l’energia di cui disponeva, a onorare Dio senza ottenere alcun favore dai potenti.

Emiliano Fumaneri

Veronese di nascita, ho vissuto molti anni in Trentino-Alto Adige (Merano, Trento, Rovereto). Vivere in una regione di confine così ricca di storia e di strazi ha suscitato in me la passione per le lingue straniere e la curiosità per culture e costumi differenti. Mi appassionano anche la geopolitica e le tematiche ambientali.

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