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Oggi 3 giugno, San Carlo Lwanga e compagni | Martiri per il coraggio di non rinnegare Cristo

Martiri convertiti al Cristianesimo da alcuni missionari che sono andati nella loro terra ad evangelizzare. Da paggi e funzionari del re, vengono uccisi durante una persecuzione contro tutti quelli che si definiscono cristiani.

22 compagni che muoiono martiri anche perché si rifiutano di assecondare le richieste del re. Sono venerati in tutta l’Africa.

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3 giugno: Carlo e i suoi compagni martiri

In questo terzo giorno del mese di giugno, la chiesa venera San Carlo Lwanga e i suoi compagni. Carlo Lwanga nascee nel 1865 nel Regno di Buganda, territorio che oggi occupa la parte centrale e meridionale dell’Uganda.

Carlo si converte al cattolicesimo grazie ai Missionari d’Africa, fondati dal cardinale Charles Lavigerie. Dopo che i missionari cristiani iniziano il loro lavoro in Uganda sotto il re Mutesa I del Buganda, sono nuovamente soggetti alla repressione sotto il re Mwanga II.

La persecuzione inizia nel 1885 dopo che il re Mwanga II di Buganda, un pedofilo seriale, ordina che vengano massacrati molti missionari anglicani, tra cui il vescovo James Hannington, che è il capo della comunità anglicana. Joseph Mukasa Balikuddembe, maggiordomo cattolico di corte e catechista laico, rimprovera al re le uccisioni, contro le quali l’ha consigliato. Mwanga fa decapitare Balikuddembe e arresta tutti i suoi seguaci il 15 novembre 1885.

La persecuzione contro i cristiani convertiti

Il re ordina che Lwanga, che è il capo dei paggi a quel tempo, assuma le funzioni di Balikuddembe. Quello stesso giorno, Lwanga e altri paggi sotto la sua protezione (circa un centinaio) chiedono di essere battezzati come cattolici da Pere Giraud, un prete missionario dei Padri Bianchi. Il giovane Carlo Lwanga spesso protegge i ragazzi a lui affidati dalle avance sessuali del re. Si prodiga per proteggere i paggi dalle attenzioni morbose del re.

Dopo l’omicidio del paggio Denis Ssebuggwawo, un catechista, il re Mwanga II dichiara che tutti i membri della corte che non avessero smesso di professare la loro fede apertamente sarebbero stati uccisi.

Il 25 maggio 1886, Mwanga ordina un’assemblea generale della corte durante la quale dice: “Quelli di voi che non pregano stiano al mio fianco; gli altri dovrebbero stare di fronte al muro di canne“.

Carlo battezza i catecumeni

Carlo Lwanga e altri 15 paggi si avvicinano al muro. Poco dopo il re fa smembrare due di loro e li sacrifica agli idoli, mentre gli altri sono portati a Namugongo, dove sono legati in fasci di paglia e bruciati sul rogo. La mattina seguente, Lwanga battezza segretamente quei catecumeni che ancora non hanno ricevuto il battesimo.

Più tardi quel giorno, il re convoca un’assemblea di corte nella quale interroga tutti i presenti per vedere se qualcuno avesse abiurato al proprio credo. Guidati da Lwanga, i paggi reali dichiarano la loro fedeltà alla loro religione. Mwanga ordina che venissero condotti al luogo tradizionale dell’esecuzione per essere uccisi. Tre dei prigionieri, Pontian Ngondwe, Athanasius Bazzekuketta e Gonzaga Gonza, sono assassinati durante il tragitto.

Terminati i preparativi e giunto il giorno dell’esecuzione, il 3 giugno 1886, Lwanga è separato dagli altri dal Guardiano della Sacra Fiamma per l’esecuzione privata, secondo la consuetudine. Mentre veniva bruciato, Lwanga dice al Guardiano: “È come se mi stessi versando dell’acqua addosso. Per favore, pentiti e diventa cristiano come me.”

Dodici ragazzi e uomini cattolici e nove anglicani sono poi bruciati vivi. Un altro cattolico, Mbaga Tuzinde, è bastonato a morte per essersi rifiutato di rinunciare al cristianesimo, e il suo corpo gettato nella fornace per essere bruciato insieme a quello di Lwanga e degli altri. L’ira del re è particolarmente accesa contro i cristiani perché si rifiutano di partecipare ad incontri sessuali con lui.

Preghiera a San Carlo Lwanga

O spiriti celesti e voi tutti Santi del Paradiso, volgete pietosi lo sguardo sopra di noi, ancora peregrinanti in questa valle di dolore e di miserie.

Voi godete ora la gloria che vi siete meritata seminando nelle lacrime in questa terra di esilio. Dio è adesso il premio delle vostre fatiche, il principio, l’oggetto e il fine dei vostri godimenti. O anime beate, intercedete per noi!

Ottenete a noi tutti di seguire fedelmente le vostre orme, di seguire i vostri esempi di zelo e di amore ardente a Gesù e alle anime, di ricopiare in noi le virtù vostre, affinché diveniamo un giorno partecipi della gloria immortale.

Amen.

Rosalia Gigliano

Scritto da
Rosalia Gigliano

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