Oggi 29 agosto, martirio di San Giovanni Battista: il profeta che gridò la verità

San Giovanni Battista affronta il potere di Erode senza tacere davanti all’ingiustizia: la sua morte diventa il segno di una fede capace di rimanere fedele alla verità fino all’estremo sacrificio.

martirio san giovanni battista

Oggi, 29 agosto, ricorre la memoria liturgica del Martirio di San Giovanni Battista. Come ci ricorda il Martirologio Romano, se ne celebra la passione, rammentando che quanto accadde quando «il re Erode Antipa tenne in carcere nella fortezza di Macheronte nell’odierna Giordania e nel giorno del suo compleanno, su richiesta della figlia Erodiade, ordinò di decapitare».

Aggiunge che «per questo, il Precursore del Signore, come lampada che arde e risplende, rese sia in vita sia in morte» testimonianza alla verità.

San Giovanni Battista, il martire della verità

La testimonianza della verità, difesa fino alla morte, fa del martirio di San Giovanni Battista una sorta di prefigurazione della Passione di Gesù. In questo modo il Battista compie fino in fondo la sua missione di Precursore del Signore, colui che ha preparato la strada a Cristo non solo con la predicazione, ma anche con la fedeltà alla Parola fino all’estremo sacrificio.

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lalucedimaria.it (photo: chiesa di milano)

Così come della vita di Giovanni Battista si ricorda la nascita, il 24 giugno, la Chiesa fa memoria anche della sua morte da martire. La sua uccisione viene collocata in un periodo intorno al 31 o al 32. Nel V secolo, sul luogo che la tradizione indicava come quello della sua sepoltura, a Sebaste di Samaria, fu edificata una piccola basilica.

Secondo la tradizione, in seguito al ritrovamento del suo cranio, papa Innocenzo II ne dispose la traslazione nella chiesa di San Silvestro in Capite, a Roma. La memoria liturgica del Martirio del Battista, tuttavia, risale a un’epoca ancora precedente.

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Al centro della vicenda c’è anche Erodiade, moglie di Erode Antipa ed ex moglie del fratello di lui. Giovanni aveva denunciato pubblicamente l’illiceità di quella relazione e per questo era stato arrestato. La sua voce, però, non si era piegata davanti al potere: aveva continuato a proclamare ciò che riteneva vero, anche quando quella verità aveva provocato l’odio di chi la rifiutava.

Erodiade, l’odio contro la voce della verità

La tragica conclusione arrivò durante la festa per il compleanno di Erode, alla quale partecipò anche Salomè, la figlia di Erodiade. La ragazza danzò davanti al re e ai suoi invitati, conquistando a tal punto il favore di Erode che egli le promise di esaudire qualunque sua richiesta, arrivando persino a offrirle metà del suo regno.

Salomè si rivolse allora alla madre per sapere cosa chiedere. Erodiade non desiderava né ricchezze né potere: voleva vendicarsi di Giovanni Battista, colpevole ai suoi occhi di aver denunciato la sua condotta. La richiesta fu terribile: la testa di Giovanni Battista su un vassoio.

Erode rimase profondamente turbato. Sapeva che Giovanni era un uomo giusto e santo e, secondo il Vangelo, lo ascoltava volentieri. Avrebbe dunque voluto evitare quella condanna, ma il giuramento pronunciato davanti ai suoi ospiti e il timore di perdere la propria autorità lo spinsero a cedere. Ordinò così che il Battista fosse decapitato.

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La tradizione ha tramandato anche il racconto di un ulteriore atto di crudeltà compiuto sul capo del santo: la lingua di Giovanni sarebbe stata trafitta con una spilla per capelli. Si tratta di un particolare appartenente alla tradizione e non al racconto evangelico, ma il suo significato simbolico è molto forte: colpire proprio la lingua del profeta avrebbe rappresentato l’odio verso quella voce che non aveva smesso di proclamare la verità.

Quella “voce che grida nel deserto”, che aveva preparato la strada a Cristo, venne così brutalmente messa a tacere. Ma il martirio non riuscì a cancellarne il messaggio: Giovanni rimase fedele fino alla fine e proprio per questo la sua testimonianza continua ancora oggi a parlare.