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Santi

Oggi 17 aprile è Santa Kateri Tekakwitha: la prima santa tra gli indiani d’America

Con una storia di grande amore e sofferenza, la giovane santa Kateri Tekakwitha è diventata la prima santa tra gli indiani dell’America del Nord. 

Santa Kateri Tekakwitha – lalucedimaria.it

La vita di santa Kateri Tekakwitha, che si ricorda oggi 17 aprile, si colloca nel XVII secolo a Sault nel Québec in Canada. Nata nel villaggio di Ossenernon, oggi Auriesville nello Stato di New York, intorno al 1656, era figlia di padre Mohawk degli Indiani Irochesi e madre algonchina cristiana.

La madre aveva ricevuto una buona educazione cristiana fra i coloni francesi. Durante una guerra tra gli Algonquini e gli Agniers, fu catturata da questi ultimi e presa in moglie da uno di essi. Nacque Kateri e altri figli per i quali voleva il battesimo.

Tutta la sua famiglia morì in un’epidemia di vaiolo quando la santa aveva solo 4 anni. Fu affidata alle cure di uno zio uno dei capi della tribù degli Agniers o Mohawks. Insieme a loro dovette cambiare insediamento tre volte durante l’infanzia e l’adolescenza fino a trovare collocazione stabile in un accampamento nella località ove attualmente è il paese di Fonda.

Santo di oggi 17 apirle: Santa Kateri Tekakwitha

Anche Kateri aveva contratto il vaiolo da bambina, e pur essendo sopravvissuta ne riportava i segni sul viso, che era rimasto in parte sfigurato e una diminuzione della vista. Cresceva con un carattere dolce e umile, sempre di buon umore e gioviale.

Si occupava delle faccende domestiche, e si pensa che per questo le fu attribuito l’appellativo di Tekakwitha, che nella lingua del luogo significa “colei che mette le cose in ordine”. A cuasa delle sue menomazioni trascorreva molto tempo da sola nella sua capanna.

Crebbe senza poter studiare e frequentare nessuna scuola. Nel 1667 giunsero in quella zona tre missionari gesuiti, i padri René Goupil, Isaac Jogues e il fratello coadiutore Jean de La Lande. Furono accolti nella grande capanna dello zio di Tekakwitha, capo del nuovo villaggio chiamato Caughnawaga.

Kateri ebbe modo di venire a conoscenza dell’ infinito amore di Dio per l’umanità. Maturò in lei le fede, e un desiderio di consacrazione al Signore. Ancor prima aveva deciso di rimanere vergine e perciò rifiutare il matrimonio.

Il coraggio e la purezza di una ragazza

Chiese di essere battezzata e il sacramento le fu impartito il 18 aprile 1676, giorno di Pasqua. Prese il nome cattolico di Kateri, in onore di santa Caterina da Siena. La attendevano però le ostilità dei suoi parenti.

Per accrescere il benessere della famiglia le vecchie zie di Tekakwitha non vedevano l’ora di darla in sposa a qualche cacciatore. Lei però rifiutava questa sorte e aveva fatto la precisa scelta di non sposarsi. Le zie tentarono anche con l’inganno di indurla al matrimonio, scegliendo un fidanzato e stabilendo il giorno ufficiale dell’incontro in modo che lei non potesse più tirarsi indietro.

Quando però lei comprese il piano dei parenti scappò via invocando il Signore con queste parole: “Mio Dio, salvami da chi mi vorrebbe sua sposa. Prendilo Tu il candido giglio della mia verginità. È tuo, e tuo sarà per sempre”.

La persecuzione per amore di Dio

A causa della sua conversione e del suo rifiuto di sposarsi, quando tornò a casa fu costretta a vivere in una condizione di schiavitù, disprezzata, lavorando senza ricevere niente in cambio se non un posto dove dormire e qualcosa da mangiare.

Ad un certo punto lasciò quel luogo e si stabilì presso la missione cattolica di Saint-François Xavier, a Sault Saint-Louis, vicino a Montreal. Per arrivarci camminò per due mesi e percorse oltre 300 chilometri a piedi attraverso i boschi.

Lì continuò a vivere dedicandosi al lavoro e alla preghiera aiutando gli altri ed evangelizzando, e furono molte le conversioni avvenute per suo tramite. Solo 3 anni dopo morì, il 17 aprile 1680, all’età di 24 anni, in odore di santità.

Le sue spoglie non furono sepolte in una povera corteccia di albero, dentro una coperta, come era costume indiano, ma in una cassa di legno, regalata da due francesi. La sua tomba divenne meta di pellegrinaggio e cominciarono ad accorrere nativi e francesi da ogni parte, anche da Montreal e dal Québec.  Furono tanti i miracoli accaduti per sua intercessione. Fu beatificata da san Giovanni Paolo II nel 1980 e canonizzata da papa Benedetto XVI nel 2012.

Romana Cordova

Laureata in Lettere moderne e specializzata come docente di lingua italiana a stranieri amo scrivere e occuparmi di lifestyle con particolare riferimento all'ambito della gastronomia. Sono autrice di un libro di cucina e tradizioni cattoliche, tema che per diversi anni ho approfondito anche in una trasmissione radiofonica.

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Romana Cordova

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