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Oggi 11 gennaio: festa del Gesù Bambino di Praga, la devozione carmelitana dai miracoli straordinari

Devozione diffusa dall’Ordine Carmelitano, la festa e la statuetta del Gesù Bambino di Praga è da secoli fonte di grandi miracoli.

Gesù Bambino di Praga – lalucedimaria.it

Il Bambino di Gesù, venerato nella statuetta custodita nella chiesa della Vergine Maria della Vittoria a Praga è un oggetto di venerazione ormai molto antico e la devozione è diffusa in tutto il mondo. Portatrice di munerosi miracoli e grazie, questa piccola statuetta ha una storia che risale al XVII secolo.

Si tratta di una scultura che fu realizzata da uno sconosciuto scultore spagnolo. È in legno, interamente ricoperta di cera e raffigura Gesù Bambino in abiti regali. All’origine della fattura di questa rappresentazione ci sarebbe stata una visione di un frate, che avrebbe appunto visto Gesù Bambino e lo volle raffigurare.

La storia di questa statuetta è articolata: non si sa bene come finì prima nelle mani di una duchessa spagnola, Maria Manrique de Lara. La donna, che era moglie di un nobile cecoslovacco portò con sé la statuetta a Praga e successivamente la donò alla propria figlia,  Polyxena von Lobkowicz, quando questa si sposò.

Oggi 11 gennaio: Gesù Bambino di Praga

La statuetta è legata all’Ordine carmelitano perché la nobildonna che la possedeva, anni dopo la regalò ai frati Carmelitani scalzi. Da quel momento il Gesù Bambino si trovò a dimorare presso la chiesa della Vergine Maria della Vittoria nel quartiere di Malá Strana della città, in cui abitavano i carmelitani.

Era il 1628 e da allora la devozione al Gesù Bambino di Praga si diffuse sempre di più. Furono proprio i frati a farla conoscere e a promuoverla. Il legame con i carmelitani non è solo perchè divennero i proprietari della statua. Si dice che la prima nobildonna ad averla l’avesse ricevuta come regalo da parte di santa Teresa d’Avila in persona.

La piccola statuetta, che misura solo 45 cm, nel corso del tempo subì anche degli attacchi. Quando ci fu la Guerra dei Trent’Anni i protestanti le tagliarono le mani. In seguito, il carmelitano lussemburghese Cirillo della Madre di Dio la restaurò. Il frate ebbe in visione Gesù Bambino che gli diceva: “Quanto più mi onorerete, tanto più vi benedirò“.

Il culto forte nel corso dei secoli

Quando nel 1784  i Carmelitani dovettero abbandonare il Santuario di Praga a causa delle leggi dell’imperatore  Giuseppe II il culto a Gesù Bambino ebbe un lungo periodo di declino in Boemia. Poi però, tra il tra il XIX e il XX secolo ci fu una ripresa della devozione.

Da allora, sempre ad opera dei frati Carmelitani e delle monache Carmelitane la statuetta e l’immagine del Gesù Bambino di Praga ebbero una diffusione sempre maggiore che si estese in tutto il mondo. Grandi sante carmelitane come santa Teresina di Lisieux e santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) ne erano molto devote.

Gesù Bambino è vestito come un re. L’usanza di realizzare degli abitini e cambiarli alla statuetta per le grandi ricorrenze liturgiche sorse in epoca barocca. Era un modo di rendergli omaggio che si mantiene vivo tuttora. Nel corso dell’anno liturgico e in occasioni speciali il Gesù Bambino di Praga cambia veste: sono oltre 60 gli abitini esistenti.

Ricami con perle e pietre preziose, intarsi realizzati meticolosamente in oro e corone di grande valore impreziosiscono gli abiti, come quella regalata appositamente da papa Benedetto XVI.  Nel 1900 il culto al Gesù Bambino di Praga arrivò ad Arenzano in Liguria, grazie a un piccolo quadro esposto dai Carmelitani nella loro chiesetta. Qualche anno dopo il quadro fu sostituito da una stuatuetta e in seguito fu costruito il Santuario diventato un grande luogo di devozione, meta di pellegrinaggio e fonte di tantissime grazie per tutti coloro che pregano.

Romana Cordova

Laureata in Lettere moderne e specializzata come docente di lingua italiana a stranieri amo scrivere e occuparmi di lifestyle con particolare riferimento all'ambito della gastronomia. Sono autrice di un libro di cucina e tradizioni cattoliche, tema che per diversi anni ho approfondito anche in una trasmissione radiofonica.

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Romana Cordova

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