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Oggi 1° agosto, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori | Apostolo dell’Amore di Dio

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, di nobili origini, fu un teologo e predicatore eccelso, sublime cantore della calda misericordia di Dio. Si dedicò soprattutto all’elevazione degli strati più poveri e umili della popolazione.

Agosto si apre con la memoria di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, un grandissimo personaggio nella storia della pietà religiosa. L’esempio e l’insegnamento di Sant’Alfonso hanno lasciato una traccia profonda, non solo nella spiritualità della sua epoca, ma anche nella storia del pensiero cattolico e della pastorale ecclesiale.

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È l’autore del celebre e commovente «Tu scendi dalle stelle», cantato la notte di Natale. Nato il 27 settembre 1696 da una nobile famiglia napoletana, quella dei Liguori, Alfonso («combattivo», dal tedesco) si rivela un bimbo prodigio dimostrando, fin da giovanetto, un eccezionale talento in ogni disciplina. Riesce infatti a eccellere in greco, nella matematica, nelle scienze e nella poesia, anche nella pittura e nella musica.

A. diciassette anni si laurea in diritto civile e diritto canonico. È il più giovane avvocato della città partenopea, capace di perorare le cause con la sua profonda conoscenza della dottrina giuridica e la sua straordinaria eloquenza.

Uno “scacco” inaspettato che cambia le carte in tavola

Tutto sembra proiettarlo verso una brillante carriera forense. Ma un inaspettato “scacco giudiziario” cambia le carte in tavola. Un documento esibito all’ultimo riesce a dimostrare che la sua difesa di un imputato, da lui condotta in perfetta buona fede presso il tribunale, è in realtà un “falso”.

Alfonso è molto colpito da questo incidente. Si ritira in casa a meditare lungamente sull’incertezza della giustizia umana e sulla giustizia divina, la sola a non deludere e a non sbagliare. Decide allora di abbandonare la toga dell’avvocato per abbracciare la talare del sacerdote.

Predicatore tra i più poveri e i dimenticati da tutti

La prima attività è ovviamente quella del predicatore, agevolata dalla sua oratoria trascinante che gli avrebbe assicurato il successo tra le classi colte della Napoli settecentesca. Ma Alfonso, fattosi prete, si getta in un mondo a lui finora sconosciuto: quello dei poveri, dei «lazzaroni» che vivevano di espedienti nei bassifondi napoletani e dei «cafoni» che vivevano dispersi nelle campagne più povere e desolate. In sostanza, il popolino disprezzato dei «pezzenti», lasciato nell’ignoranza e nella superstizione, abbandonato da tutti, non solo dalla Corte e dai nobili, ma anche dal clero.

Alfonso pensa a una congregazione che si dedichi al soccorso e all’educazione degli strati più umili della società. In mente ha missionari capaci di portare la luce della fede e il fuoco della carità nei bassifondi cittadini e nelle campagne rurali. Assieme a un gruppo di laici fonda così la congregazione del «SS. Redentore», la cui regola viene approvata nel 1749 da papa Benedetto XIV e i membri della quale saranno chiamati «redentoristi».

Eccezionale studioso di teologia morale

Il suo impegno missionario nei riguardi dei poveri non gli impedisce di continuare ad approfondire gli studi di teologia morale. Fanno ancora testo le sue opere di meditazione, di ascetica e di teologia. Su tutte va ricordata la sua Theologia moralis, testo fondamentale, nel quale Sant’Alfonso, in reazione al rigorismo dei Giansenisti, esalta non la rigidità e la severità, ma la misericordia e la compassione. Un’altra sua preziosissima opera ascetica è Apparecchio alla morte, dove il santo mette in risalto l’importanza di istruire i fedeli sui Novissimi (morte, giudizio, Inferno, Paradiso), per aiutare l’anima a vivere e a morire nella grazia di Dio

La predicazione di Sant’Alfonso approfondisce i temi dell’amore divino, della passione di Cristo e del mistero della morte e risurrezione. Numerose anche le sue meditazioni sulla Vergine Maria, raccolte nel testo Le glorie di Maria.

La nomina a vescovo

Nel 1762 viene nominato vescovo della diocesi di Sant’Agata dei Goti, retta per dodici anni, finché, ammalato di una grave artrosi, quasi cieco e quasi sordo, preferisce ritirarsi a Nocera de’ Pagani nella casa dei suoi confratelli. Lì vive i suoi ultimi anni, in ritiro e in preghiera. Conclude il suo cammino terreno il primo agosto 1787, a 91 anni.

Papa Gregorio XVI lo proclama santo nel 1839, mentre nel 1871, a meno di un secolo dalla morte, Alfonso viene dichiarato dottore della chiesa da Pio IX. Nel 1950 papa Pio XII gli conferisce il titolo di protettore dei confessori e moralisti.

L’urna contenente il corpo del santo nella basilica pontificia di Pagani a lui intitolata – photo web source

Preghiera a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

O Dio, che per mezzo del tuo beato confessore e vescovo Alfonso Maria, acceso dello zelo delle anime, dotasti la tua Chiesa di una nuova famiglia religiosa, ti preghiamo che ammaestrati dai suoi salutari insegnamenti e corroborati dai suoi esempi possiamo giungere felicemente a te.

Emiliano Fumaneri

Veronese di nascita, ho vissuto molti anni in Trentino-Alto Adige (Merano, Trento, Rovereto). Vivere in una regione di confine così ricca di storia e di strazi ha suscitato in me la passione per le lingue straniere e la curiosità per culture e costumi differenti. Mi appassionano anche la geopolitica e le tematiche ambientali.

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Emiliano Fumaneri

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