Come dice il Vangelo, non si può servire Dio e Mammona. Questo passo spiega, infatti, che non è opportuno avere due padroni a cui dar conto o sostenere due idee completamente contrastanti tra di loro.
Purtroppo è un tranello in cui facilmente cadiamo, forse per quieto vivere, ogni volta che non siamo disposti a prendere una posizione chiara e ci defiliamo, anziché proclamare a gran voce che esiste solo una verità indiscussa e non è certo di natura umana.
Accade, ad esempio, quando qualcuno afferma di essere contrario all’aborto con tutto se stesso, che non lo si praticherebbe mai e poi mai, ma dice, nel contempo, di comprendere la scelta altrui di praticarlo.
“L’aborto è una cosa “brutta”, “sbagliata”, ma ognuno deve essere libero di fare i propri sbagli.”.
Se lo sbaglio consiste nel togliere la vita ad un bambino, è meglio che non si compia.
L’aborto infatti è una pericolosa decisione che obbliga ad un omicidio; non è giusto (soprattutto per la vittima) che non se ne abbia coscienza.
Potremmo dirlo noi come cristiani, ma lo sostengono anche molti atei, molte persone di scienza che sanno benissimo che la vita è vita, dalla prima cellula in poi. L’incontro tra i gameti, maschili e femminili, genera una nuova esistenza, non un grumo di cellule senza scopo, come qualcuno vorrebbe farci pensare in malafede.
L’aborto, quindi, è una questione di coscienza e non una scelta da poter fare in libertà.
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