Non sempre è facile, comprendere la volontà di Dio

 

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Ci sono momenti nella vita di chiunque in cui le motivazioni degli accadimenti personali e esterni ci sfuggono. In questi momenti di riflessione sorge il dubbio “Umano” sulla giustezza della vita e di conseguenza sul disegno divino, persino Cristo in croce, pervaso dalla sofferenza, ha chiesto al padre il perché di tutto ciò che gli stava capitando. Non è inconsueto, dunque, chiedersi il perché la vita altrui sembra migliore, il perché determinate sofferenze debbano capitare giusto a noi, il perché un Dio giusto e buono che predica pace ed amore permetta un male così diffuso e quotidiano.

 

Detto questo vien da chiedersi quale sia il giusto mezzo per affrontare questi momenti di dubbio, se la sola fede possa bastare a superarli, ma è proprio questo interrogativo che ci dovrebbe fare capire che la nostra fede su cui falsamente ci stiamo poggiando, in questi momenti di dubbio non è sufficiente. Per spiegare meglio questo concetto vi sottopongo la domanda di una signora al blog ‘Zenit’, questa donna fa mea culpa per la mancanza di fede e chiede com’è possibile superare questa empasse che la lascia in un atmosfera di dubbio:

 

“Certe volte mi fermo a riflettere e non riesco a  capire perché Dio ha scelto questa strada per me. Perché tanta differenza e tanto dolore… dalla perdita prematura ed improvvisa di mia madre (che era tutto per me) all’essermi trasferita dall’altra parte dell’Italia lasciando la mia famiglia… fino al non riuscire ad avere un figlio dopo sei anni di tentativi… Lo so, ho un lavoro, una casa ed un marito che mi adora, e di questo Lo ringrazio infinitamente. Ma poi c’è la solitudine di una vita sterile che mi fa sprofondare in una immensa malinconia. Forse, anzi di sicuro, la mia fede non è abbastanza forte… forse dovrei pregare di più, ma non riesco ad ascoltarLo. Non riesco a capire quali siano i Suoi progetti per me. Forse pretendo troppo, sono presuntuosa, vorrei capire, e non è un bene. Scusami se mi sfogo con te, non voglio angosciarti con i miei pensieri, ma il tuo blog è spuntato così all’improvviso nella mia vita, come un raggio di sole, e ti ringrazio per questo”.

 

Leggendo questo messaggio, seppur con problematiche diverse, è difficile non ritrovarsi empaticamente con la lettrice del blog, per questo la risposta potrebbe essere utile a molti di noi che si trovano in una condizione di dubbio simile.

 

La prima risposta a questo quesito si incentra sulla prima frase: “Certe volte mi fermo a riflettere e non riesco a capire perché Dio…”, qui si annida il primo inganno della mente, l’autore del blog le vuole far capire che tutti i suoi problemi risiedono nel voler comprendere la volontà di Dio. Si tratta di un errore frequente che commettiamo ogni qualvolta un evento complicato da accettare entra a far parte della nostra sfera personale, infatti, per argomentare l’autore del blog scrive:

 

“Capire “perché Dio…”.

 

In genere, poi, quando usiamo questa lente d’ingrandimento “mangia serenità” che scandaglia ogni minuto della nostra vita, lo facciamo perché siamo oppressi dalla tristezza.

 

Di fronte ad una bella amicizia, non ci chiediamo mai “perché?”. Ne godiamo i benefici effetti e basta. Se l’amico muore, subito ci chiediamo “Perché?”.

 

Quando guardiamo un tramonto, mai ci domandiamo: “Perché?”. Se viene un terremoto, gridiamo “Perché?”

 

Chiarito l’errore di fondo si passa alla soluzione ideale per questo genere di problema: tutti noi dobbiamo cercare di svuotare la testa dalle domande ed abbracciare il silenzio, la meditazione ci permetterà di ascoltare il nostro io profondo ed è in quel momento che possiamo cominciare a sentire Dio. Fatto questo possiamo finalmente apprezzare quanto Dio ci offre e cominciare a ringraziarlo per quanto abbiamo piuttosto che lamentarci per quello che ci manca, saper ringraziare accresce la nostra spiritualità e ci fortifica di fronte alle avversità. Con una vita spirituale forte si può arrivare al passo successivo: l’abbandono totale a Dio che ci permette di fiorire.

 

Chiaramente non è un lavoro semplice, l’abbandono a  Dio è un processo lungo e faticoso che viene spesso ostacolato dal Diavolo il quale ci porta a credere che sia un errore, che una volta in mano di Dio questo ci priva della nostra individualità, della possibilità di scelta (la parabola di Adamo ed Eva), a questo possiamo combattere con la fede rafforzata da una forte spiritualità che ci permetterà con un impegno costante di superare gli ostacoli del maligno ed abbandonarci a Dio.