Morta a 25 anni con eutanasia: la triste storia di Noelia, tra depressione e leggi mortifere

È morta a 25 anni con eutanasia, Noelia Castillo Ramos: una straziante vicenda in cui alla depressione si aggiunge la legge che in Spagna permette di porre fine alla vita di chi soffre.

Noelia Castillo
Noelia Castillo Ramos – lalucedimaria.it

C’è il mistero della sofferenza, la fatica di vivere, e la legge sull’eutanasia: gli elementi che hanno visto, ieri, il prevalere della cultura della morte e soprattutto, una persona che è stata uccisa per sua volontà.

La storia di Noelia Castillo Ramos sta suscitando una commozione straziante: 25 anni, spagnola, aveva alle spalle vicende molto dolorose che l’hanno fatta scivolare in una profonda depressione, tale non solo da farle desiderare la morte, ma da indurla a mettere in atto il proposito di procurarsela.

Noelia, morta con eutanasia a 25 anni per depressione: la vittoria della cultura mortifera

La storia di Noelia era costellata da tanto dolore. Si sa che in passato aveva vissuto delle violenze sessuali, prima da parte di un suo compagno, poi da parte di un gruppo di uomini. Traumi fortissimi che hanno gettato la ragazza in uno stato di profonda prostrazione sfociato in una depressione patologica.

Noelia Castillo
Noelia Castillo tra depressione e leggi mortifere – lalucedimaria.it

Ad aggravare la sua situazione c’è stato un tentativo di suicidio, nel 2022. Noelia si era buttata dal quinto piano di un palazzo, ma invece di morire, per eliminare, come era suo intento, tutta la sofferenza che provava, è rimasta tetraplegica a causa dei danni riportati.

Questa condizione di disabilità ha ulteriormente aggravato il suo stato depressivo finché nel 2023 ha avanzato la richiesta di morire con eutanasia, pratica che nel suo Paese, la Spagna, è consentita dalla legge. Così, dopo una lunga battaglia legale, perché il padre di Noelia si era opposto cercando in tutti i modi di far vivere la figlia, ieri, 26 marzo, dopo approvazione del tribunale, è stata messa in atto la procedura.

La morte come liberazione, l’inganno di moda

Nel caso di Noelia sembra si sia trattato di eutanasia e non di suicidio assistito, anche se cambia poco, solo dettagli tecnici e una distribuzione di responsabilità pressoché variabile. La ragazza, che ultimamente viveva all’interno dell’ospedale Sant Camil, una residenza per anziani di Sant Pere de Ribes, nel territorio di Barcellona, è stata uccisa con un’iniziezione letale.

Il tribunale spagnolo ha decretato che si trovasse in una condizione clinica irreversibile e che provasse uno stato di sofferenza cronica che incideva sulla sua autonomia. È stato sufficiente per stabilire che la sua richiesta di soppressione della vita fosse la scelta migliore.

Che la morte arrivi con eutanasia, ovvero morte procurata da altri, o suicidio assistito, con l’azione letale compiuta dal suicida aiutato da altri, quel che non cambia è ciò che c’è alla base di questi atti: la volontà di porre fine volontariamente alla vita, che non è più ritenuta degna di essere vissuta.

Ammantata di falsa compassione o accecata dall’idolatria dell’autodeterminazione, è l’inganno di moda dei nostri tempi. La morte come liberazione dal dolore può essere anche auspicabile in certi casi, ma metterla in atto volontariamente è un atto contro Dio.

Solo in Dio il senso e la forza di vivere

Inevitabilmente il tema del cosiddetto “fine vita” non si può meditare senza ricondurlo a Dio. Riflettere sulla vita stessa porta a Dio. Senza un orizzonte di fede, ma anche senza il riconoscimento della propria creaturalità, dell’indisponibilità di un’esistenza che non ci si è autoprodotti, la morte non può che esser considerata come una via d’uscita dalla sofferenza, quando questa si fa davvero troppo forte.

Noelia Castillo
Il senso della vita per vivere anche nel dolore – lalucedimaria.it

Mantenere su un piano esclusivamente laico il dibattito non trova risposte adeguate e tantomeno convincenti. Perché soffrire? Non bastano concetti motivazionali, non basta nemmeno l’attaccamento agli affetti. Quel che è necessario è trovare il senso del vivere.

E questo può venire solo da una relazione con il Creatore, e ancor prima anche solo un riconoscimento razionale dell’esistenza di un Dio. Ma soprattutto, è l’amore che salva e che infonde la forza per continuare a stare in questo mondo. Quell’amore che viene dal rapporto con Dio, che è Amore, e che arriva dalle persone come suo riflesso.

C’è poi un mistero insondabile che riguarda l’anima e il suo Creatore. Davanti a certi casi si può solo pregare e fare silenzio. Bisogna però considerare che le leggi mortifere che consentono che eutanasia e suicidio assistito stiano entrando nella cultura della società occidentale sono la conseguenza del rifiuto di Dio che domina la stessa.

Con san Giovanni Paolo II, che affermava con forza la necessità di una cultura della vita contro quella della morte è imprescindibile annunciarla, e quindi annunciare il Vangelo, far conoscere, in questa società ormai neopagana, Gesù che è Via, Verità e Vita.