Nicola di Flue (1417-1487, Svizzera) era un fervente cristiano, ma ebbe una chiamata particolarissima, all’età di 50 anni circa.
A 50 anni, Nicola di Flue era sposato da 20 anni e padre amorevole di ben 10 figli. Si racconta che, un giorno, ebbe un’apparizione che gli chiarì cosa avrebbe dovuto fare del resto della sua vita. Mentre stava pregando, sentì una voce uscire da una nuvola.
Quella voce gli disse di abbandonarsi a Dio completamente, ma Nicola, prima di lasciare la famiglia e il suo lavoro, aveva bisogno di comprendere, fino in fondo, come ciò potesse essere possibile.
Chiese, dunque, a Dio di poter ottenere il consenso della moglie Dorotea e dei figli (allora, il più grande aveva 20 anni, il minore solo 13 settimane) e partì.
Chiese a Dio anche di permettergli di resistere alla tentazione di tornare a casa e di vivere senza bere e senza mangiare.
Dio lo aiutò ad ottenere ogni cosa e Nicola, il 16 Ottobre del 1467, lasciò tutto. Si stava allontanando da ogni suo affetto, ma “vennero dal cielo una luce e un raggio che gli trafissero le viscere, come se un coltello lo avesse colpito”, dunque, percependo ciò come un segno, si stabilì non lontano da casa, ma in solitudine. Rimase nel suo eremo per 20 anni.
Si nutriva solo dell’Eucarestia e la fama della sua santità cominciò a diffondersi.
“Sforzatevi di essere ubbidienti gli uni verso gli altri. Custodite nel vostro cuore il ricordo della Passione del Signore”. “È buona qualunque via tu voglia scegliere. Dio sa rendere la preghiera così dolce per l’uomo, che questi vi si immerge come se andasse a ballare. Ma Dio sa anche far si che essa sia per lui come una lotta”.
Nicola di Flue morì in solitudine il 21 Marzo del 1487. Oggi, è Patrono della Svizzera che lo ricorda il 25 Settembre.
Antonella Sanicanti
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