Nel bene e nel male Facebook due facce della stessa medaglia

 

 

 

 

 

 

CONTAGIATI DAL VIRUS

 

 

 

Quando si dice che un evento è virale, si intende che si contagia e passa rapidamente da persona a persona. Comincia a toccare tutti, ad essere conosciuto da chiunque, si propaga alla velocità del 3G o del 4G, del Wifi e di una qualunque altra modalità di connessione in rete.

Così, nel tempo di qualche colpo di tosse, fa il giro del mondo/web, condiviso di sito in sito, di social in social (privati e non) e può davvero arrivare in qualunque angolo della terra, come farebbe realmente un virus letale, lungi dall’esser bloccato dalle condizioni climatiche differenziate e senza distinzione di cultura, religione e/o razza.

E’ quello che potrebbe accadere anche a questo messaggio, che certamente verrà pubblicato su un blog. A pensarci bene è una cosa straordinaria, che pochi decenni fa non avremmo nemmeno immaginato: un vero miracolo realizzato dalla tecnologia, potremmo dire.

Si comprende allora quanto sia importante rendersi conto della risonanza che può avere ciò che si scrive o si documenta con video e foto, tanto più che Facebook, Instagram, YouTube e Twitter ora offrono agli utenti anche la possibilità di realizzare delle dirette, che permettono di condividere quello che accade in tempo reale.

Questo richiama subito alla memoria alcune notizie tragiche, date di recente, e il seguito (spesso l’emulazione) che hanno suscitato. E’ di poche settimane fa infatti la vicenda di Steve Stephens che uccise in diretta Facebook il 74enne Robert Goodwin; è di qualche giorno fa quella del 24enne Arjun Bhardwaj che ha filmato il proprio suicidio, buttandosi dal diciannovesimo piano di un hotel, realizzando un terribile tutorial sui passi da compiere per togliersi la vita; è di qualche mese fa la storia di una 12enne che ha fatto la stessa fine, documentandolo su Facebook, mentre molti le scrivevano (nei commenti al video) di fermarsi, di ripensarci, e chiamavano la polizia che è arrivata troppo tardi.

E, come accade solitamente, le buone notizie non fanno tanto rumore, ma sui social si trovano anche messaggi di spiritualità e umanità; molte sono le news riguardanti situazioni andate a buon fine o che hanno cambiato la vita di tanta gente; tantissime le info utili a cui tutti possono attingere, velocemente e quasi a costo zero, come annunci di lavoro e indirizzi specifici per molteplici necessità o siti per ricerche in ambito scolastico, lavorativo … casalingo; un buon uso di questi mezzi permette di comunicare con chiunque, in qualunque parte del mondo, di aprire i propri orizzonti culturali, di rimanere al passo coi tempi, pur vivendo in realtà molti sacrificate.

Questo stesso blog ha come primo scopo quello di raggiungere più persone possibili, dando voce a comunicati di fede e speranza, di testimonianze di conversione, del senso evangelico e mariano dell’esistenza e non è certo l’unico; sui social si moltiplicano i siti e le pagine dedicate alle raccolte fondi, alle iniziative benefiche, alle propagande solidali e ai racconti di persone con handicap o altre problematiche che hanno trovato la forza e l’opportunità di parlare del proprio disagio e di trarre benefici dalla condivisione (di esperienze, più che di post); sui social tanti familiari si ricongiungono dopo anni di separazione; tanta gente fa nuove e vere amicizie e inizia addirittura una storia d’amore …

La potenza del mezzo/social fa intendere allora le due facce di una stessa medaglia, strettamente collegate all’impronta che si sceglie di dare al contenuto che si trasmette, ed è a questo che tutti dovremmo essere educati, mai dimenticando che, qualunque atto si compia in internet, rimane indelebile, più di quanto accada per le azioni impresse nella nostra coscienza.

Ecco che i social, di cui tutti facciamo uso oramai, diventano un modo per cambiare il mondo, le menti o le credenze, e ognuno di noi, mai come ora, ha la possibilità di contribuire. Cerchiamo solo di farlo nel modo giusto.