Movimento 5 Stelle e la modifica della 194, obbiettori a rischio?

Movimento 5 Stelle e la modifica della 194, obbiettori a rischio?
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Basandosi sul presupposto che lo stato italiano è per costituzione laico, nel 2013, alcuni senatori del Movimento 5 Stelle (31 per l’esattezza), spinti dagli onorevoli Maurizio Romani e Alessandra Bencini, hanno firmato un disegno di legge che avrebbe modificato la legge quadro 194/78 sull’aborto: la modifica riguarderebbe sostanzialmente l’obbligo di assumere personale medico che sia per il 70% eticamente favorevole all’aborto o semplicemente non obbiettore di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali.

La proposta dei cinque stelle si basava sui dati statistici rilevati dalla relazione del ministro della Salute risalente al 9 ottobre del 2012 nella quale viene evidenziato come negli ospedali italiani ci sia un numero record di obiettori di coscienza tra staff medico e staff infermieristico. Tale evidenza comporta una difficoltà non ipotetica nell’applicazione della stessa legge sull’aborto, rendendo difficile per le ragazze (specie le minorenni) che hanno deciso di abortire di trovare un medico disposto ad effettuare una cessazione di gravidanza legale. A questo si aggiungeva la consapevolezza che assicurare almeno un medico che non si celi dietro l’obbiezione di coscienza è dovere di ogni ospedale: nella legge del 1978, infatti, viene sancito che il diritto all’obiezione di coscienza non è valido nel caso in cui portare avanti una gravidanza è rischioso per la madre del nascituro.

Nel corso di questi 5 anni, il disegno di legge non è mai stato approvato, ma nel caso di un governo di larghe intese tra M5S ed il PD non è detto che la proposta non venga ripresentata (anche se sul programma elettorale non ne viene fatta menzione) con qualche piccola variazione così com’è successo nel caso del trattamento di fine vita. Uno dei maggiori sostenitori rimane a tutt’oggi Maurizio Romani (medico di professione) ex senatore 5stelle entrato nel gruppo misto Idv che sulla questione dice: “Oggi purtroppo ci sono regioni o strutture in cui la percentuale supera il 90 per cento. In uno stato laico questo è una sconfitta perché significa che la legge non viene tutelata. Chi non vuole fare interruzioni di gravidanza, non dovrebbe fare il ginecologo, i legislatori invece hanno il compito di fare leggi e farle applicare”.

L’obbligo proposto dal senatore assicurerebbe, infatti, che le ragazze intenzionate ad abortire abbiano una possibilità di farlo in qualsiasi ospedale e che, di conseguenza, non vengano costrette ad abortire clandestinamente con i conseguenti rischi per la propria salute. Se da un punto di vista esclusivamente razionale la proposta del senatore può essere comprensibile (se aborto dev’essere che almeno venga fatto in strutture sanitarie sicure), da un punto di vista etico la faccenda è ben diversa: sebbene lo stato sia laico, la popolazione è per la maggioranza cattolica e per questo motivo non è possibile obbligare i professionisti ad andare contro la propria fede o convinzione morale.

Luca Scapatello