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Monsignor Negri: “I risultati delle elezioni mostrano l’assenza di un’educazione cattolica”

(Websource/Archivio)

Le elezioni politiche 2018 hanno mostrato dei risultati non dissimili da quelli emersi in questi anni dai social, gli italiani sono stanchi dei politici e delle formazioni politiche tradizionali: il PD ha depauperato il consenso degli italiani nel corso di questi cinque anni di governi tecnici e Forza Italia, per un ventennio il primo partito per consensi in Italia, è destinato a finire nel dimenticatoio. I vincitori delle elezioni sono coloro che promuovo sia dal punto di vista comunicativo che da quello dell’immagine l’innovazione e che fanno leva su ciò che l’opinione pubblica ritiene i problemi della società ovvero l’immigrazione e l’ingresso nell’Unione Europea. La tornata elettorale ha infine evidenziato la scomparsa di una rappresentanza politica di stampo cattolico che l’Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, Monsignor Luigi Negri, ritiene dovuta ad una mancanza di cultura cattolica: “Se la Chiesa non educa, il popolo è abbandonato a se stesso”.

L’alto prelato, sulle pagine di ‘La Nuova Bussola Quotidiana‘, ha rilasciato una riflessione sul momento politico italiano (e socio culturale in genere), incentrandosi proprio sulla carente educazione cristiana nell’Italia di oggi. A suo modo di vedere, infatti, l’affermazione nel Meridione (da sempre roccaforte della DC) dei cinque stelle sta ad indicare che non esistono più le basi della cultura cattolica: “La grande affermazione dei 5 stelle al Sud ci dice anzitutto che anche lì è risultata inesistente, inconsistente e inespressa quella tradizione popolare cattolica che normalmente era presente nelle vicende culturali e politiche del Mezzogiorno. Oggi il Mezzogiorno è azzerato nella sua tradizione e gli viene imposta dal centro ancora una volta una versione della vita e della società assolutamente estranea alla tradizione del Meridione italiano”.

La perdita della tradizione culturale che identificava il popolo italiano fino a qualche decennio fa si traduce nell’assenza di una rappresentanza politica che possa portare avanti gli ideali che da essa scaturivano: “E qui è necessario parlare della grande assente di questa competizione politica, che è poi la grande assente dalla vita della società italiana. Vale a dire una presenza cristiana autentica. Una presenza cristiana che è rimasta ai margini della vita sociale anche quando si compivano delitti contro la coscienza del popolo, contro la coscienza della persona”. Una tendenza che a detta dell’Arcivescovo era già palese nel momento in cui il precedente governo approvava le leggi sulle unioni civili ed i cattolici opponevano una vana quanto inconsistente resistenza.

In seguito a questi accadimenti, per Monsignor Luigi Negri, non si può che arrivare alla conclusione che la Chiesa di oggi non ha alcuna voce in capitolo sull’evoluzione politica e dunque sociale dell’Italia: “Appare che questa realtà cattolica italiana – che pure ha avuto una parte rilevante nella tradizione politica, sociale, democratica del nostro paese, oltre ad aver prima avuto una sostanziale capacità di resistenza al regime – sembra votata all’inincidenza. E, per inciso, val la pena ricordare che l’inincidenza è un aspetto dell’inesistenza”. Secondo questa chiave di lettura, ecco che la situazione attuale si presenta come un’ultima spiaggia per la Chiesa che ha il dovere di riprendere il suo ruolo educativo e formativo: “Se la Chiesa non educa, il popolo è abbandonato a se stesso. Ovviamente non perché la Chiesa sia l’unica agenzia educativa; ma perché la Chiesa nella misura in cui è fedele alla propria identità, immette in tutta la società valori grandi a fondazione della vita, valori grandi in quelle che sono espressioni della vita, che non viene banalizzata nell’ambito dei propri piccoli interessi materiali, personali o parentali”.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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