Mons. Menichelli condanna il gender: l’ira dell’Arcigay e la tolleranza?

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“La nostra società sta andando verso l’azzeramento dell’identità dei due sessi. […] Un rischio verso il quale stiamo andando incontro grazie anche alla teoria del gender , fortemente diseducativa, e dalla quale dobbiamo difenderci per preservare il nostro essere uomo e il nostro essere donna”.

Si è espresso così, in maniera chiara e senza mezzi termini, l’Arcivescovo di Ancona-Osimo Edoardo Menichelli, invitato a presiedere la frequentatissima celebrazione della Santa Messa che ogni 5 agosto si svolge a Rovereto (TN) per ricordare il voto fatto nel 1703 alla patrona della città della Quercia, Maria Ausiliatrice.

Prendendo spunto dalla figura di Maria, l’Arcivescovo ha posto l’accento su tre titoli “popolari, umani e teologici” sotto i quali essa è onorata: donna, sposa e madre.

Nel parlare di Maria come donna Menichelli ha chiarito che la Madonna aveva ben chiara la propria identità femminile, che è innanzitutto determinata dal dato biologico, cui si sommano poi altri fattori.

Maria era quindi sposa. Nella temperie attuale questo termine è pressoché scomparso, in favore di termini meno forti, quale ‘compagna’ o ‘convivente’. Eppure l’essere sposa porta con sé un valore umano e sociale che non ha eguali, perché è sull’unione stabile e feconda tra un uomo e una donna che poggiano le fondamenta del nostro vivere sociale.

Infine, Maria come madre. Una madre che aveva ben chiaro che un figlio non è un possesso dei genitori, né un diritto, bensì un dono da accogliere. E, in linea con questo, il cardinale ha rimarcato come la vita sia un valore ‘non negoziabile’ e come i figli non possano diventare oggetti di desiderio e frutti di scambi economici, come invece oggigiorno avviene tramite la pratica dell’utero in affitto e della fecondazione artificiale.

Questa coraggiosa e pertinente omelia dell’Arcivescovo di Ancona-Osimo ha suscitato moltissime polemiche, ma anche tanti applausi. 

Da un lato vi è infatti chi – come l’Arcigay capeggiato da Paolo Zanella – ha ritenuto opportuno affermare che “[…] le parole del cardinale Menichelli hanno avuto il preciso intento di seminare paure sul tema dell’educazione al rispetto delle differenze. Questa ideologia non esiste, è soltanto un pretesto per istigare un’isteria collettiva che impedisce di affrontare con serenità quei temi che una parte della Chiesa avversa in ogni modo: le coppie omosessuali, le famiglie omogenitoriali, la parità tra uomo e donna, l’emancipazione femminile”.

Dall’altra parte vi sono state moltissime persone comuni che, sentendo un Pastore parlare in maniera precisa, senza allarmismi ma con una chiara cognizione dello stato delle cose, si sono sentite finalmente confortate e meno sole. Perché è purtroppo oggi evento raro trovare qualcuno che abbia il coraggio di dire che il vero rispetto umano non si raggiunge con il livellamento e l’indifferenziazione, bensì riconoscendo la specificità e la ricchezza di ogni uomo e di ogni donna (tertium non datur).

Tutto sta adesso nel capire quale posizione deciderà di assumere la Curia di Trento: se la linea proposta ufficialmente dalla Chiesa nella città della Quercia per bocca di un neocardinale nominato da papa Francesco, con una netta condanna della teoria del gender, oppure se quella annacquata portata avanti da certi esponenti ecclesiali, ma non conforme alla Verità.

Redazione

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