Molte volte le parola di Dio viene strumentalizzata

Non bisogna essere femministe per reputare certe notizie di bassissima lega; non bisogna essere donne per denunciare il maschilismo, apertamente dichiarato da certe civiltà occidentali e da alcune categorie di persone, che pur si dicono ben pensanti e moderne.

“L’adulterio commesso da una donna è un attacco molto grave all’onore e alla dignità di un uomo.”.

Non c’è dubbio che non si debba commettere, ma queste parole si riferiscono a ben altro e sono servite a giustificare un crimine violento, avvenuto nei confronti di una donna.

Sono parole di due eminentissimi giudici portoghesi, della Corte di Appello di Porto, e si riferiscono alla negazione di pene più severe per due uomini che hanno sequestrato e picchiato una donna, per l’appunto.

Questa brutta storia comincia nel 2015. La donna tradisce il marito e, dopo circa due mesi, decide di non vedere più l’amante. A quel punto l’amante contatta il marito e i due uomini si mettono d’accordo per aggredire la donna: insieme e complici l’hanno malmenata brutalmente, lasciata a terra piena di lividi e tagli; una vergognosa azione congiunta da due uomini, feriti nel loro orgoglio maschile, perché entrambi rifiutati dalla vittima.

Ma i giudici non la pensano così e, per dimostrarlo, hanno scomodato la Bibbia e una legge risalente al 1886, non più in vigore.

I signori Joaquim Neto de Moura e Maria Luisa Arantes (i giudici in questione) hanno, infatti, scritto: “In alcune società, la donna adultera è condannata alla lapidazione e nella Bibbia (Antico Testamento) si può leggere che la donna adultera è punita con la morte.”.

“Questi riferimenti hanno lo scopo di sottolineare che la società ha sempre fortemente condannato l’adulterio da parte di una donna e che la violenza commessa da un uomo tradito e umiliato è vista con una certa comprensione.”.

Quello dei giudici è stato un salto indietro nel tempo di qualche centinaio di anni, lo dice anche la Conferenza Episcopale Portoghese, dichiarando che nessuno può “giustificare alcun tipo di violenza, in questo caso la violenza domestica, anche in caso di adulterio”.

L’ex marito della donna e l’ex amante sono stati condannati a soli 15 mesi di carcere, poi sospesi, e a pagare 2 mila euro di danni, per i reati di sequestro di persona, premeditazione e detenzione di armi vietate.

Secondo i giudici a quelli non spetterebbe una condanna più grave, mentre nessuno sembra domandarsi le motivazioni del tradimento della donna e dell’abbandono conseguente di quegli uomini.

La sentenza ultima, resa nota pochi giorni fa, ha destato l’attenzione di diverse organizzazioni per i diritti umani e contro la violenza alle donne: “L’adulterio sta diventando una scusa per la pena di morte e accusa le donne per la violenza che ricevono.” e questo non lo si può proprio permettere!

Purtroppo, non è la prima volta che i giudici, su citati, hanno propagato affermazioni del genere, con un messaggio consequenziale dannoso, anche per noi cristiani, poiché, nelle Sacre Scritture e nel Nuovo Testamento soprattutto, le cose sono spiegate diversamente e mai ci sogneremo di giustificare una violenza.

Si ricordi il passo del Vangelo che descrive Gesù come difensore della donna adultera (e non suo giudice), da lui salvata dall’essere lapidata: “Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore.”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più.”.

E’ cosi che parlano i cristiani!