Il mistero dell’immortalità di Maria

Il mistero dell'immortalità di Maria
Maria madre di Gesù

Il mistero dell’immortalità di Maria. Tutta la vita di Maria si snoda sotto l’azione dello Spirito Santo, di cui Ella è la sposa (Lc 1,35). “L’Immacolata Concezione, l’Annunciazione, la Divina Maternità e l’Assunzione sono tappe fondamentali, intimamente connesse tra loro, con cui la Chiesa esalta e canta il glorioso destino della Madre di Dio, ma nelle quali possiamo leggere anche la nostra storia. Il mistero della concezione di Maria richiama la prima pagina della vicenda umana, indicandoci che, nel disegno divino della creazione, l’uomo avrebbe dovuto avere la purezza e la bellezza dell’Immacolata. Quel disegno compromesso, ma non distrutto dal peccato, attraverso l’Incarnazione del Figlio di Dio, annunciata e realizzata in Maria, è stato ricomposto e restituito alla libera accettazione dell’uomo nella fede. Nell’Assunzione di Maria, contempliamo ciò che siamo chiamati a raggiungere nella sequela di Cristo Signore e nell’obbedienza alla sua Parola, al termine del nostro cammino sulla terra. La tappa ultima del pellegrinaggio terreno della Madre di Dio ci invita a guardare al modo in cui Ella ha percorso il suo cammino verso la meta dell’eternità gloriosa” (Papa Benedetto XVI, omelia della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, 15 agosto 2009).

La Chiesa Cattolica da sempre ha creduto nell’Assunzione della Beata Vergine Maria, e ha sempre sostenuto che la Madre di Dio, a conclusione della sua vita terrena, fosse salita in Cielo in corpo ed anima. Il suo corpo è stato mutato e reso simile al glorioso corpo del suo Divin Figlio. Il Signore ha concesso a sua Madre questo immenso privilegio. Le ha concesso di non subire la corruzione del sepolcro. Infatti, il Concilio Vaticano II ribadisce che la Vergine Madre al termine del corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria con il suo corpo e la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell’universo, perché fosse pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti (Ap 19,16), il vincitore del peccato e della morte (Lumen Gentium 59).

Nel Nuovo Testamento non c’è alcuna traccia circa la morte e il transito della Vergine Maria, ma l’ultimo cenno sulla sua vita lo ritroviamo negli Atti degli Apostoli 1,14 nel momento in cui Ella si raduna nel cenacolo con i discepoli di Gesù nel giorno di Pentecoste.

Alcuni Padri della Chiesa affermano che la Vergine Maria non fosse mai deceduta, ma che avesse goduto dell’immortalità, meglio nota come Transitus Mariae Virginis (Transito della Vergine Maria), oppure Dormitio Virginis (Dormizione di Maria). Lei cadde in uno stato di sonno profondo che la fece passare dalla vita terrena a quella celeste, considerando che l’Assunzione di Maria fosse avvenuta mentre era ancora in vita, quindi molto tempo prima che papa Pio XII proclamasse il dogma mariano nel 1950. Pertanto, un apocrifo testimonia che tale transito di Maria Vergine fosse avvenuto due anni dopo l’Ascensione di Gesù al cielo (C. Augias, M. Vannini, Inchiesta su Maria. La storia vera della fanciulla che divenne mito, Collana Saggi italiani, Rizzoli Editore, 2013).

I Vangeli apocrifi (trattasi di Vangeli risalenti al periodo dei Padri della Chiesa, che pur non rientrando nel canone della Sacra Bibbia, sono comunque consentiti dalla Chiesa stessa) tracciano la vicenda della Dormizione di Maria nel seguente modo: “Giunta la domenica, all’ora terza, come lo Spirito Santo discese sopra gli apostoli in una nube, discese anche Cristo con una moltitudine di angeli e accolse l’anima della sua diletta madre. E fu tanto lo splendore di luce e il soave profumo mentre gli angeli cantavano il Cantico dei Cantici al punto in cui il Signore dice Come un giglio tra le spine, tale è la mia amata fra le fanciulle, che tutti quelli che erano là presenti caddero sulle loro facce come caddero gli apostoli quando Cristo si trasfigurò alla loro presenza sul monte Tabor, e per un’intera ora e mezza nessuno fu in grado di rialzarsi. Poi la luce si allontanò e insieme con essa fu assunta in cielo l’anima della Beata Vergine Maria in un coro di salmi, inni e cantici dei cantici. E mentre la nube si elevava, tutta la terra tremò e in un solo istante tutti i Gerosolimitani videro chiaramente la morte della santa Maria. In quel momento Satana istigò gli abitanti di Gerusalemme che presero le armi e si diressero contro gli apostoli per ucciderli e impadronirsi del corpo della Vergine che volevano bruciare. Ma una cecità improvvisa impedì loro di attuare il proposito e finirono per sbattere contro le pareti. Gli apostoli fuggirono con il corpo della Madonna trasportandolo fino alla valle di Giosafat dove lo deposero in un sepolcro: in quell’istante li avvolse una luce dal cielo e, mentre cadevano a terra, il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli” (Vangeli Apocrifi: edizione integrale, rif. xi, xii, xiii, xiv).

Papa Pio XII sostiene che l’Immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo (Costituzione apostolica Munificentissimus Deus, 1 Novembre 1950).

Inoltre, valgono per Lei le parole di San Paolo apostolo ai Tessalonicesi: “Noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore” (1Ts 4,17). Maria Santissima generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (1 Tm 1,17) (Costituzione apostolica Munificentissimus Deus, 1 Novembre 1950).

Pertanto, Ella stessa sarà sollevata con l’Assunzione, giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne (San Giovanni Paolo II,  lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, 16 ottobre 2002).

Maria ha condiviso interamente la sua vita terrena a fianco a suo figlio Gesù Cristo, dalla nascita sino alla sua morte atroce sul monte Golgota, e assistito alla sua sepoltura, quindi era legittimata a condividere la glorificazione del Figlio, infatti, Egli appena salì in cielo e si assise alla destra del Padre celeste, al termine della vita terrena di Maria venne glorificato anche il suo corpo.

La Madonna delle Tre Fontane, meglio nota come la “Vergine della Rivelazione”, apparendo a Roma il 12 aprile 1947 a Bruno Cornacchiola, riferì testuali parole: “Il mio corpo non poteva marcire e non marcì. Mio Figlio e gli angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso” (Saverio Gaeta, Il Veggente. Il Segreto delle Tre Fontane, Salani Editore, 2016).

Infatti, il suo corpo non poteva decomporsi e putrefarsi, perché Ella è nata immacolata (priva del peccato originale) e ha conservato la Sua illibatezza sino alla morte.

Santa Maria Faustina Kowalska, religiosa polacca appartenente alle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, venerata come Apostola della Divina Misericordia, attraverso il suo celeberrimo diario svela le sue visioni mistiche e colloqui intrattenuti con Gesù Cristo, ma anche con Maria Vergine, delineando l’Assunzione della Madonna nel seguente modo: “Vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste chiara. Pregava con le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e dal Suo Cuore uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso il cielo, mentre gli altri coprivano la nostra terra” (Diario, 33).

“Col mistero dell’assunzione al Cielo, si sono definitivamente attuati in Maria tutti gli effetti dell’unica mediazione di Cristo Redentore del mondo e Signore risorto Tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo (1Cor 15,22). Nel mistero dell’assunzione si esprime la fede della Chiesa, secondo la quale Maria è unita da uno stretto e indissolubile vincolo a Cristo, perché, se madre-vergine era a lui singolarmente unita nella sua prima venuta, per la sua continuata cooperazione con lui lo sarà anche in attesa della seconda, redenta in modo più sublime in vista dei meriti del Figlio suo Ella ha anche quel ruolo, proprio della madre, di mediatrice di clemenza nella venuta definitiva, quando tutti coloro che sono di Cristo saranno vivificati, e l’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte (1Cor 15,26) A tale esaltazione dell’eccelsa figlia di Sion mediante l’assunzione al Cielo, è connesso il mistero della sua eterna gloria. La Madre di Cristo è, infatti, glorificata quale Regina dell’universo … Così nella Sua assunzione al Cielo, Maria è come avvolta da tutta la realtà della comunione dei santi, e la stessa sua unione col Figlio nella gloria è tutta protesa verso la definitiva pienezza del Regno, quando «Dio sarà tutto in tutti». Anche in questa fase la mediazione materna di Maria non cessa di essere subordinata a colui che è l’unico Mediatore, fino alla definitiva attuazione della «pienezza del tempo», cioè fino a «ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Ef 1,10)” (San Giovanni Paolo II,  lettera enciclica Redemptoris Mater, 25 marzo 1987).                                                                              Stefano Didio