Il miracolo del Sacro Cuore, avvenuto a Canosa di Puglia, risale al 14 Aprile del 1912.
Erano mesi e mesi che non si scorgeva una nuvola che preannunciasse la pioggia e le campagne pugliesi erano ormai disseccate: “La storica carenza di acqua e la mancanza assoluta della pioggia stavano arrecando danni irreparabili alle colture.
L’anno da poco trascorso aveva affidato alla coda dell’inverno e all’incalzante primavera, le speranze di una ripresa della piovosità. Ma così non fu: le piante inaridite sembravano sorbire, esauste, il terreno secco e increspato divenuto sempre più duro e compatto. L’aria, intanto, impuzziva i già sordidi vicoli dell’antico quartiere e focolai di malaria e di tifo cominciavano a manifestarsi”.
Questo accadeva in quei mesi del 1912, secondo le parole dello storico Pasquale Ieva.
Molte famiglie del posto rischiavano, dunque, la miseria, nonché di contrarre malattie gravi e infettive, quali la malaria e il tifo, se non avesse piovuto a breve.
La sera di quel 14 Aprile, tantissimi fedeli erano raccolti nella Cattedrale, piangevano e pregavano, disperandosi per la loro situazione.
Intanto, il loro sacerdote stava ponendo il SS. Sacramento sull’altare, per l’Adorazione eucaristica. Mentre si muoveva nella chiesa, dovette passare davanti alla nicchia, che custodiva la statua del Sacro Cuore di Gesù.
Fu allora che: “s’ode un grido echeggiare tra le volte del vetusto tempio di San Sabino, un grido formidabile che, qual rombo di tuono, scuote tutti i presenti, e rapidamente si ripercuote per le vie della città: Miracolo! Miracolo!”.
Non solo stava cominciando a piovere, ma quel Sacro Cuore di Gesù, aveva mosso gli occhi, prima verso il cielo e poi verso i fedeli. Quel giorno, quel pridigio, accadde più di una volta, sotto gli sguardi increduli e festanti dei devoti.
Papa Pio X inviò, allora, una somma di denaro, perché venisse costruita una cappella, dove custodire la statua del miracolo.
Antonella Sanicanti
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