I Miracoli legati alla Sacra Corona di Spine

 

Dopo la passione e la successiva morte di Gesù Cristo si ha ragione di credere che insieme alla sacra sindone furono conservate nella sua cripta anche i chiodi e la corona di spine che ne decretarono la morte. A quel tempo, infatti, era un usanza ebraica conservare tutti gli oggetti legati al martirio ed alla morte dei condannati e non c’è ragione di credere che per Gesù venne attuato un protocollo funerario diverso.

E’ anche probabile che dopo la resurrezione del messia questi oggetti vennero trasportati fuori dalla cripta e tenuti in un luogo sicuro ove i primi cristiani li potessero venerare. Le prime notizie certe della presenza di questi oggetti sacri a Gerusalemme risalgono al IV secolo e si trovano in una lettera di San Paolino, Vescovo di Nola, destinata a Macario, potente patrizio romano. In questa lettera viene raccontato il miracoloso approdo a Nola di un commerciante di grano che, abbandonato dalla sua ciurma e sballottato dalla tempesta prima a Roma, poi in Campania, ancora sulle coste dell’Africa e da qui a quelle della Sicilia, riusci alla fine a giungere in Abruzzo, dove confessò al vescovo di essere stato aiutato proprio da Gesù.

Nel prosieguo si fa riferimento alla corona di Spine come analogia tra le vicessitudini del marinaio e i racconti dei Santi della Palestina che hanno tratto benefici dalla venerazione dei luoghi sacri e da quella degli oggetti della passione: “Si va a Gerusalemme per vedere e toccare i luoghi nei quali fu corporalmente presente Cristo, e ove si ammirano i ricordi della sua Passione; ebbene, se è motivo di consolazione e di frutto spirituale il solo vedere quei luoghi, il riportarne un po’ di polvere o una scheggia minuta del legno della croce, che grazia maggiore e più abbondante non è quella di vedere quell’uomo [Valgio] a cui il Salvatore ha parlato, che ha riscaldato col suo seno, adagiato sulle sue ginocchia, di carezzare colui che Cristo ha toccato con le sue mani?”, scriveva il vescovo esaltando la narrazione del commerciante.

Vi è dunque conferma che la corona venne conservata a Gerusalemme, si apprende anche che alcuni nobili andavano a fare visita alla reliquie portandone indietro un frammento. La residenza a Gerusalemme della corona è terminata dopo l’anno mille, ci sono, infatti numerose testimonianze che la collocano nella capitale dell’Impero Romano D’oriente (o bizantino) a Costantinopoli. Si suppone che il trasporto della corona nella capitale (all’epoca Gerusalemme faceva parte dell’Impero bizantino) venne fatto per questioni di sicurezza, sembra infatti che molti avessero voglia di trafugare l’oggetto sacro.

Nel 1228 Baldovino venne eletto imperatore di Costantinopoli dopo la quarta crociata, 10 anni più tardi questo fece visita al re di Francia, il Santo Luigi IX, chiedendogli di acquistate la corona per tenerla al sicuro in Francia, il governo bizantino era in crisi economica e stava trattando con Venezia la cessione della reliquia. Luigi IX su insistenza della cattolicissima madre accettò di comprare la corona e dopo una lunga trattativa, nel 1248 riusci a portarla in Francia, dove fu poi custodita nella Cappella che fu poi intitolata Cappella della Santa Corona di Spine.

Per oltre 500 anni la corona rimase nella cappella, ma nel 1791 re Luigi XVI la portò al sicuro nella cappella di Saint Denis (all’epoca era in atto la rivoluzione). Ciò nonostante i rivoluzionari riuscirono ad ottenerla e la divisero in tre pezzi per poi conservarla nella Biblioteca Nazionale di Parigi dove rimase fino al 1804. Infine, nel 1806, la corona giunse a Notre Dame, dov’è tutt’ora conservata in un ricco reliquario.