I miracoli sono la prova che la nostra esistenza non si esaurisce nell’Immanente

 

 

 

 

 

 

 

NON È NECESSARIO SCEGLIERE TRA DIO E SCIENZA, SI POSSONO AVERE ENTRAMBI

La scienza allontana, la scienza avvicina.
Bisognerebbe forse sfatare un mito, quello che vede gli scienziati come una schiera di scettici, come la categoria di chi nega l’esistenza di un Dio cristiano, perché impegnati a indagare le regole della natura e a giustificarle matematicamente.
Il più noto e attuale fisico italiano, Antonio Zichichi, professore emerito di Fisica all’Università di Bologna e divulgatore scientifico, in quanto autore di molti saggi (vincitore del premio Fermi, ex presidente dell’European Physical Society e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), crede in Dio!
Zichichi critica da sempre la teoria dell’evoluzione di Darwin, fondata -secondo lui- più sulla non fede in dio che su prove oggettive e dimostrabili.
Il fisico italiano ha una diversa visione della ricerca scientifica, come ha scritto nel suo libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, e pensa che ci siano prove dell’evoluzione delle specie, ma che non si debbano ridurre a processi biologici.
“Le scoperte scientifiche sono la prova che non siamo figli del caos, ma di una logica rigorosa. Se c’è una Logica ci deve essere un Autore.”. La scienza non può indagare i miracoli e “illudersi di potere scoprire l’esistenza scientifica di Dio.”. “Se fosse la Scienza a scoprirlo, Dio non potrebbe essere fatto che di Scienza e basta. Se fosse la Matematica ad arrivare al “Teorema di Dio”, il Creatore del Mondo non potrebbe che essere fatto di Matematica e basta. Sarebbe poca cosa. Noi credenti vogliamo che Dio sia tutto: non soltanto una parte del tutto.”.
“Nata con un atto di Fede nel Creato, la scienza non ha mai tradito il Suo Padre. Essa ha scoperto -nell’Immanente- nuove leggi, nuovi fenomeni, inaspettate regolarità, senza però mai scalfire, anche in minima parte, il Trascendente.”.
Zichichi ha sempre parlato di due aspetti dell’esistenza: quello trascendentale, indagato dai teologi, quello immanentistico, studiato dalla scienza. “E’ un errore pretendere che la sfera trascendentale debba essere come quella che noi studiamo nei nostri laboratori. Se le due logiche fossero identiche non potrebbero esistere i miracoli, ma solo, e soltanto, le scoperte scientifiche. Se così fosse le due sfere dell’Immanente e del Trascendente sarebbero la stessa cosa. E’ quello che pretendono coloro che negano l’esistenza del Trascendente, come fa la cultura atea. Non è un dettaglio da poco. . Ma c’è di più.”. “Ecco perché le grandi scoperte sono tutte venute, non migliorando i calcoli e le misure, ma dal “totalmente inatteso.”.
Una gran parte della comunità scientifica non sembra essere d’accordo su questi concetti, ma Zichichi non è certo il primo celeberrimo scienziato a parlare della sua fede. E’ in buona compagnia dal momento che Albert Einstein e il premio Nobel Carlo Rubbia sono giunti a considerazioni molto simili, affascinati proprio dalla maestosità dell’universo e dall’ordine armonioso che imprime nelle sue leggi.