L’esponente dell’estrema destra danese ha sottolineato come secondo lei le regole imposte dalla pratica religiosa non sono conciliabili con il mondo moderno: “Mi chiedo se un obbligo religioso risalente a 1.400 anni fa può essere conciliato con il sistema sociale e il mercato del lavoro che abbiamo in Danimarca oggi nel 2018”. Insomma la Stojberg ritiene che a causa del digiuno i musulmani possano mettere a rischio la vita degli altri e rendere meno sul posto di lavoro.
La posizione è stata duramente criticata dalle associazioni in difesa dei diritti dei musulmani che hanno risposto ironicamente al ministro dicendole che la ringraziano per la sua preoccupazione ma sono perfettamente in grado di svolgere il proprio lavoro anche in periodo di Ramadam. E’ chiaro che non si tratta di un digiuno totale che dura 30 giorni, ma solo dell’astensione dall’assumere cibo, alcolici e praticare rapporti sessuali nelle ore diurne, dal tramonto all’alba ad ogni musulmano praticante è concesso nutrirsi e reidratarsi.
Luca Scapatello
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