Milly Gualteroni: “La fede mi ha salvato dall’abisso della depressione”

La vita di Milly Gualteroni è stata talmente intensa, intricata e complessa da poter essere affiancata a quella di uno scrittore romantico. Nata in una famiglia della “Milano Bene” ha fatto un percorso di studi prestigioso e ricco di successi che l’ha portata diventare ciò che sempre aveva desiderato, una giornalista di moda e spettacolo sulle riviste patinate.

Entrata a far parte dei giri che contano, la giornalista ha raggiunto il successo professionale e si è imposta come donna in carriera. Presto, però, è giunto un periodo buio, inaugurato dalla morte del padre e da quella del fratello, entrambi suicidatisi per una forte depressione. Questi eventi drammatici le hanno fatto pensare che sulla sua famiglia gravasse una sorta di maledizione, questo pensiero ossessivo ha portato anche lei ad entrare in un loop depressivo che l’ha indotta a provare il suicidio per ben tre volte.

L’abisso in cui Milly è sprofondata sembrava senza via d’uscita e la giornalista medita nuovamente il suicidio, ma poi qualcosa la frena dall’andare fino in fondo e continuare la sequenza di suicidi che ha minato la stabilità della sua famiglia. D’un tratto una forza l’aiuta a riemergere ed oggi Milly Gualteroni è una donna nuova che vive quel passato burrascoso con distacco al punto da volerlo raccontare in un libro intitolato ‘Strappata dall’abisso. Dagli psicofarmaci alla fede’.

Come suggerisce il titolo quella forza che l’ha strappata dall’abisso è la fede in Dio, ma come ha trovato la via? In quale momento ha percepito che Dio la stava chiamando a se? La stessa domanda l’ha posta alla scrittrice una redattrice di ‘Aleteia’ a cui Milly ha spiegato: “La chiamata non è la depressione, ma nella depressione si può percepire la chiamata: una pro-vocazione con cui Dio chiama. Ed è quello che è successo a me. Ho compreso in tutti questi anni che la sofferenza è una componente della vita che ha un senso e una funzione. Il mondo contemporaneo non accetta la sofferenza, non accetta che anche il dolore come la vita sia sacro. Ciò che io ho sperimentato è che il dolore ci inchioda al tempo, mentre l’accettazione del dolore se ci affidiamo a Dio ci trasporta nell’eternità. La depressione è una ‘circostanza’ dolorosa e devastante come ogni altra malattia, ma chi ha consapevolezza che ‘ogni capello del capo è contato’ non può non prendere atto che è un occasione donata il cui significato molto spesso è imperscrutabile, e qui entriamo nel mistero della croce, il grande paradosso della croce”.

Milly Gualteroni spiega come il passo più difficile da compiere sia stato quello di accettare la sofferenza, di imparare ad essere umile e vedere quello che le stava accadendo come parte di un piano imperscrutabile disegnato per lei da Dio. Una volta giunta a questa consapevolezza anche la sofferenza legata alla sospensione degli psicofarmaci è stata più semplice da sopportare. Proprio alla luce della sua esperienza, Milly ha compreso che la medicina più forte contro la depressione è proprio la fede ed a chi si trova in questa situazione dice: “Quando avevo 20 anni e mi consideravo un agnostica, pensavo che l’unico modo per affrontare l’abisso della depressione fossero gli psicofarmaci. Poi ho scoperto che siamo molto di più di un cervello fatto di sinapsi e meccanismi che s’inceppano. Noi siamo un corpo e un’anima spirituale: un’anima che oggi stenta, schiacciata e rattrappita dalle logiche di una vita vissuta solo nella dimensione orizzontale. Un’anima, che quando riprende a respirare in Cristo ritrova la relazione con la vita autentica! Ritorna a vivere nel rapporto col nostro Dio misericordioso, sempre pronto ad afferrare la nostra mano per tirarci fuori dagli abissi, anche quelli piccoli, quotidiani; a patto che questa mano, noi, gliela tendiamo”.