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Messe, tornano i cori e via a distanze tra familiari. Le “concessioni” del Cts

Finalmente l’annuncio della Cei. Tornano i cori all’interno della Messa, e non ci sarà più bisogno delle distanza fra i familiari.

Una notizia che molti fedeli aspettavano ormai da settimane. L’atteso incontro domenicale con il Signore sarà, d’ora in poi. Sperando che la situazione non ritorni al punto di partenza, più sereno e con meno imposizioni.

La Santa Messa è incontro con Gesù Eucarestia

La Santa Messa è infatti il culmine della vita cristiana. Il momento in cui il fedele incontra il Signore. Rendere tutto questo un atto meccanico con lunghe file di doveri sanitari a cui attingere per molti ha provocato uno snaturamento della celebrazione.

Durante la Messa, infatti, ogni minimo gesto è funzionale all’incontro con Gesù Risorto e presente nell’Eucarestia. Se la ritualità del culto cristiano si mescola con una pseudo-ritualità di obblighi sanitari imposti dalle autorità governative, purtroppo molto spesso in maniera troppo arbitraria, la celebrazione perde molto del suo valore originario.

(Getty Images)

Cade il vincolo di distanza nella Messa, e torna il coro

Per cui il ritorno al coro durante le celebrazioni e l’addio al distanziamento obbligatorio fra i familiari nelle panche della chiesa non possono che essere accolti come una liberazione, un ritorno alla normalità. In un’ambiente, come quello della chiesa, che con tutta evidenza ha poco a che fare con casi come le discoteche, i pub, i locali, le gelaterie e ogni esercizio di questo tipo.

In chiesa ogni passo è controllato dalla volontà della persona perché ogni movimento è destinato ad essere ringraziamento al Signore. La chiesa è la casa del Signore. Luogo sacro in cui il popolo di Dio diventa un’unico corpo, in attesa che Gesù Eucarestia diventi parte della vita di ognuno.

Le disposizioni rese note alla vigilia dell’Assunta

Le nuove disposizioni sono state pubblicate alla vigilia della solennità dell’Assunta. Si è trattato perciò di due, seppure lievi, attenuazioni delle misure di protezione. Che vanno ad aggiungersi alla terza, quella del limite dei duecento posti nelle chiese, indipendentemente dalla loro capienza, già applicata in maniera concreta in alcune aree del Paese.

La questione, ad alcuni un poco più indigesta, è che la decisione nasce dal parere del Comitato tecnico scientifico e in seguito comunicate all’episcopato italiano dal ministero dell’Interno. La segreteria della Cei è infatti da fine giugno che tenta di sollecitare il governo per raggiungere questo risultato. Caldeggiando in particolare con una lettere “l’urgenza di ritornare all’esercizio della prassi pastorale”.

Lo strano caso della “concessione” da parte dei tecnici

Alla domanda dei vescovi italiani, in cui si chiedeva la possibilità per i familiari che vivono sotto lo stesso tetto di partecipare alle celebrazioni senza distanziamento, i tecnici nominati dal premier Conte hanno risposto il 10 agosto con parere positivo. Nella risposta era compresa anche la possibilità “di tornare ad ammettere la figura dei cantori”.

Seppure soltanto mantenendo la “distanza interpersonale laterale di almeno un metro e almeno due metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti”. Per molti è un atteggiamento più che insolito quello in cui il governo decide in quali modalità si possano svolgere le celebrazioni all’interno delle chiese italiane.

La risposta alla richiesta di “superare il limite dei 200 partecipanti alle celebrazioni” era arrivata già a metà luglio, quando il Comitato tecnico scientifico ha demandato alle Regioni la possibilità di derogare al vincolo.

Giovanni Bernardi

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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