Meeting di Rimini: l’amicizia tra i popoli per andare all’incontro di chi cerca una ragione per vivere

Qualche giorno fa si è concluso il Meeting di Rimini 2017, che si è svolto sull’amicizia fra i popoli. Come sempre ormai da 38 anni, critiche e soddisfazioni si alternano e si incrociano sull’esito del meeting e sui vari interventi, ma certamente molti di questi portano comunque a riflettere su temi che il mondo o esalta fino all’inverosimile o nasconde ed evita: la pace e le difficoltà per raggiungerla e mantenerla.

Andare all’incontro con l’uomo che cerca una ragione per vivere.
Come sempre ci sono stati interventi importanti. La lettera del Cardinal Parolin, Segretario di Stato Vaticano, indirizzata al vescovo di Rimini e scritta “a nome del Santo Padre Francesco” ha fatto riflettere molti. (Qui il link per chi volesse leggerla interamente: https://it.clonline.org/news/attualit%C3%A0/2017/08/19/il-messaggio-del-papa-al-meeting-2017). Sostenendo che tutti dobbiamo “andare all’incontro con l’uomo che cerca una ragione per vivere”, il Santo Padre ha anche insistito sul fatto che “Dio non è un ricordo, ma una presenza, da accogliere sempre di nuovo, come l’amato per la persona amata.”. Ha aggiunto una frase che dovrebbe scuotere molti fedeli: “ Non ci è concesso guardare la realtà dal balcone, né possiamo rimanere comodamente seduti sul divano a vedere il mondo che passa davanti a noi in TV…”.

Testimonianze dal mondo
Ci sono state, a questo Meeting, testimonianze dal mondo intero. Da Israele, dall’Egitto, dal Venezuela, dalla Russia. Il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton ha dato una forte testimonianza, così come Mostafa El Feki di Alessandria d’Egitto. Interessante anche l’intervento del segretario generale dell’ONU, Jens Stoltenberg, che ha detto: “il mondo avrebbe veramente bisogno di una buona dose dello spirito del Meeting…”.
Molti popoli, anche di diverse religioni, hanno anche pregato insieme, come ormai accade sempre più spesso durante questi incontri.

Chi può ricostruire la persona umana ferita nel corpo e nello spirito?
La testimonianza che più ha colpito è stata quella sulla situazione in Siria, fatta sia da Joseph Fares che dal nunzio apostolico Zenari, dopo la proiezione di un documentario che mostrava la realtà dal vivo di quel paese distrutto e della sofferenza, in particolare dei cristiani.
Per colpa del conflitto in Siria abbiamo una cifra di morti e mutilati tremenda, ha dichiarato Joseph Fares. “La stima è di 500mila morti – io dico anche di più – e 1,5 milioni di mutilati”. Ha detto il direttore dell’ospedale italiano di Damasco, nel corso dell’incontro dedicato alla Siria che ha chiuso il Meeting di Rimini. Nel suo intervento, Fares ha parlato dei tre ospedali cattolici presenti in Siria, due a Damasco e uno ad Aleppo. Il suo intervento è stato seguito da quello del Cardinal Zenari, che ha parlato soprattutto della situazione della popolazione e delle persone. Ha insistito sul fatto che le ferite sulle cose (città distrutte, povertà, mezzi di sopravvivenza difficili da incontrare in molti posti nel paese) sono visibili. Poi, ha detto, ci sono le ferite invisibili, nel cuore e nello spirito delle persone… e quelle sono di difficile guarigione. Il dolore non muore. Ha definito quello che accade in Siria una vera e propria “strage di innocenti”. “Quartieri e villaggi distrutti attendono di essere ricostruiti, ma – ha chiesto il nunzio – chi può ricostruire la persona umana ferita nel corpo e nello spirito?”. Testimonianze queste ultime a chiusura del Meeting che si sono svolte in un silenzio sacro, dove i cuori battevano all’unisono e le menti di chi ascoltava accoglievano, per un po’ almeno, il dolore, le sofferenze di chi è pronto al martirio in nome di Cristo, di chi, nonostante tutto, non abbandona la fede nell’unico Dio che salva.

Una riflessione nostra
Al Meeting tutto è sembrato molto bello e le soluzioni tutte a portata di mano, eppure il mondo non si comporta così… Eppure ciascuno di noi ha anche molte inquietudini e incertezze. Molti non vedono l’unione che fa la forza per andare avanti combattendo per la pace, per i fratelli più colpiti dalla guerra, dalle sofferenze, per ridonare a questo nostro mondo più vita, Vita vera nel nome di Cristo, e cancellare gli orrori, che non sono solo le guerre, ma anche gli abusi, gli aborti, le violenze tra singoli, le infedeltà come norma di vita e tanti altri obbrobri che tolgono la pace, che scoraggiano molti. Speriamo quindi in una Chiesa forte, determinata. una Chiesa che si chieda: cosa c’è nel cuore dell’uomo? Guerra o pace? E che lo sappia curare. Una Chiesa che, sì sia misericordiosa, ma che sappia anche non indugiare sulle parole e gli insegnamenti di Gesù. Una Chiesa che dopo analizzare i problemi e proporre soluzioni – sembrano nuove ma non lo sono! -, sappia condurre il popolo di Dio al Suo amore, per avere la pace e donarla al mondo intero. Se la vera pace viene da Cristo allora è la Chiesa stessa e tutti i cristiani che devono donarla, senza buonismi, senza falsità, senza indugi, con coraggio, forza, amore e lasciandosi guidare più che mai dallo Spirito Santo.

Sandra Fei