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Medjugorje: anche il corpo si prepara al Triduo Pasquale

Il Triduo Pasquale è il tempo liturgico in cui ripercorriamo e meditiamo il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.

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Ma così come predisponiamo l’anima a vivere questi momenti centrali per la vita del cristiano, così siamo chiamati a preparare anche il corpo. Ecco come. 

Il digiuno e l’astinenza dalle carni il Venerdì Santo come da precetto, e pasti più leggeri e frugali il Giovedì ed il Sabato Santo. In Italia, ad ogni Regione appartiene una tradizione ben precisa legata alla cristianità. Anche se molte di esse, si stanno sempre più perdendo. A Medjugorje invece, l’usanza è ancora molto forte e il triduo si apre con un’alimentazione molto particolare.

Triduo Pasquale: cosa si usa mangiare?

Anche il corpo, insieme all’anima, si prepara a vivere il Triduo Pasquale. Un momento di preghiera forte ed intenso, ma anche un momento di riflessione sull’immenso dono che Gesù ha fatto a ciascuno di noi, quello del suo corpo e del suo sangue, morendo sulla croce.

Giovedì, Venerdì e Sabato Santo: la Chiesa vive il suo momento più “alto” dal punto di vista liturgico e dunque più forte dal punto di vista spirituale. In ogni parte del mondo, ogni cristiano vive questi giorni con assoluta intensità, sia nel corpo che nello spirito.

Non solo la preghiera, ma anche un’alimentazione fatta di pasti frugali, tenendo conto che, proprio in quei tre giorni, è quasi più necessario ricordare cosa ha subito Gesù per noi, che mangiare.

Medjugorje e il “giovedì delle erbe”

Se in Italia, la tradizione di rispettare un particolare regime alimentare non è più sentita come un tempo, a Medjugorje invece il Triduo Pasquale è vissuto in preghiera e seguendo una particolare alimentazione.Il Giovedì Santo è infatti chiamato anche “il Giovedì delle erbe”.

Secondo la tradizione, è d’uso mangiare dei piatti contenenti cibi dalle foglie verdi: da piatti cucinati con erbe spontanee di campo, facendosi aiutare, in questo caso, da chi sappia riconoscere quali sono commestibili e quali no, o anche quelli a base di lattuga, bietole, spinaci. O, perché no, anche il cavolo nero, le foglie di tarassaco, accompagnate anche da carote, cipolle o patate.

Da dove nasce questa usanza alimentare

Secondo la tradizione del posto, tramandata di generazione in generazione, il Giovedì Santo, Gesù non sarebbe tornato a casa per la cena. La Madonna gli aveva preparato una minestra fatta con verdure selvatiche, ma lui non è rincasato, perché lo avevano già catturato.

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LEGGI ANCHE: Cosa mangiava Gesù? Il cibo salutare descritto anche nei Vangeli

Una volontà di purificare anche il corpo per entrare nel Triduo Pasquale e potersi preparare al digiuno del giorno dopo, il Venerdì Santo, a pane acqua, come la Madonna ci invita nei suoi messaggi e poi ancora a quello del Sabato Santo, nell’attesa della Risurrezione di nostro Signore.

LEGGI ANCHE: Giovedì Santo: Gesù cena per l’ultima volta coi discepoli

ROSALIA GIGLIANO

Rosalia Gigliano

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Rosalia Gigliano

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