Medjugorje e Benedetto XVI: le ultime rivelazioni di Messori

Il giornalista Vittorio Messori, in una lunga intervista sulla sua vita, racconta la sua conversione al cattolicesimo e fa una personale  rivelazione su Medjugorje.

Medjugorje Ratzinger
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Messori è di certo uno degli scrittori cattolici più conosciuti in Italia e nel mondo, in particolare grazie al suo primo libro, Ipotesi su Gesù, tradotto in 22 lingue. In Italia, questo libro frutto della conversione personale del giornalista diventato apologeta, il libro è uno dei più venduti di sempre, aprendo così la strada a una prolifica produzione letteraria.

La conversazione del giornalista su vita, morte e fede

Conversando con un giornalista del Corriere della Sera, testata per cui ha scritto per tanti anni, Messori ha passato in rassegna un po’ tutta la sua vita, partendo però dalla morte. La stessa di cui non ha paura, ma per la quale vorrebbe, una richiesta per quando sarà, “farsi trovare vivo”. 

Gli anni come allievo dei maestri del pensiero laico italiano, tra cui Norberto Bobbio, quelli con la sua prima moglie diventata Testimone di Geova (le nozze furono giudicate nulle), la convivenza in castità per oltre trent’anni con l’attuale sposa, il dialogo con i Pontefici, unico ad avere scritto un saggio sia con Giovanni Paolo II che con Benedetto XVI.

Il suo rapporto personale con Medjugorje e quel primo incontro

Poi il suo giudizio personale sull’attuale condizione della Chiesa, su Papa Francesco, sulle frange che si pongono in maniera critica verso l’attuale Pontefice, e infine il Giudizio non suo ma del Signore: l’inferno, il purgatorio, il Paradiso. Come sarà? Cosa ci è dato sapere? Nella conoscenza di tutto ciò, un ruolo importante lo giocano, oltre alla fede, le manifestazioni del Divino in questa terra.

Quindi, i fatti di Medjugorje. Messori racconta di esserci stato “dopo le prime apparizioni”. “Lavoravo per Jesus. La polizia mi fece spogliare, dovetti togliermi persino le mutande”. Le conclusioni che Messori trasse su quei luoghi erano più che chiare, ma prudenti. “Il codice di diritto canonico stabilisce che solo i vescovi locali possano giudicare questi eventi“, spiega. Ricordando che “il Vaticano non si è mai espresso né su Lourdes né su Medjugorje”, e che “il presule di Mostar era scettico, ostile”.

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Medjugorje? “Gesù insegna che dai frutti si riconosce l’albero”

Tuttavia, continua Messori, “Gesù insegna che dai frutti si riconosce l’albero. Ebbene il paradosso è che l’albero di Medjugorje lascerà magari a desiderare, ma i frutti sono eccellenti: i pellegrini tornano da là tutti migliori”. Il giornalista, a quel punto, si interroga sul perché “la Madonna appare ovunque e Gesù mai”.

“Gesù è anche Dio. Maria è solo donna, fa parte dell’umanità. È il trait d’union fra la terra e il cielo”, risponde Messori. Purtroppo però per alcuni di questi temi, per il giornalista, la Chiesa rischia di dimenticarsene amaramente. “La Chiesa oggi è una succursale dell’Onu, non ne parla”, è il suo pensiero secco. “Questa è riduzione al mondo. Ma Vangelo significa buona notizia, in greco. Gesù non si occupò di politica, nella sua predicazione non condannò neppure la schiavitù. Venne a schiuderci le porte del paradiso. Prima lo sheol per gli ebrei era il regno dei morti, del buio”.

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Vittorio Messori
Vittorio Messori – photo web source

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Gli incontri con Ratzinger e la volta in cui rivelò fatti da prima pagina

In tutto ciò, resta la fede incrollabile dello scrittore, che passa anche per il suo rapporto di amicizia con Benedetto XVI. I due, spiega, in comune hanno la data di nascita del 16 aprile. Messori quest’anno compirà ottant’anni e Ratzinger 94. “Abbiamo in comune il dies natalis di santa Bernadette Soubirous, il giorno della sua nascita al cielo”, spiega.

I due si sono incontrati a lungo negli anni e nei decenni passati, eventi da cui sono scaturiti diverse pagine e libri. Oggi questi incontri si sono sicuramente diradati. “Non oserei mai disturbarlo”, spiega Messori. “Un giorno mi telefonò il suo segretario Georg Gänswein: “Sua Santità la rivedrebbe volentieri, ma lei dovrà dimenticarsi di essere un giornalista”. Peccato, perché fece commenti sulla situazione della Chiesa che erano da prima pagina”.

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Giovanni Bernardi

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